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Vi racconto la mia disobbedienza civile pro test anti Coronavirus. Parla Leone (Focus)

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Raffaele Leone, direttore della rivista scientifica Focus, racconta in un’intervista al Corriere della Sera la sua “fuga” da Milano a Robbio, in provincia di Pavia, per sottoporsi al test sul coronavirus

“Oggi ho disobbedito. Ho preso l’auto, ho fatto 81 chilometri per sottopormi a un test che la Regione non vuole si faccia. Sono stato costretto dopo aver chiesto inutilmente alla stessa Regione di verificare la mia contagiosità”.

Parla il direttore della rivista scientifica Focus, Raffaele Leone, racconta in un’intervista al Corriere della Sera la sua ‘fuga’ da Milano a Robbio, in provincia di Pavia, per sottoporsi al test sul coronavirus.

Dopo tosse, febbre, perdita di gusto e nessun tampone nonostante le sue richieste, Leone è rimasto due settimane a casa, come da protocollo, ma con il dubbio di essere ancora positivo e di potere infettare qualcuno. “Sono un presunto malato e un presunto guarito di Coronavirus”, anche se “il mio medico era sicuro si trattasse di Covid”.

Leone ha fatto tutta la trafila chiamando i numeri verdi, senza risultato. Una volta passata la febbre ha anche scritto una lettera alla Regione chiedendo il tampone per “certificare la mia guarigione e non contagiare nessuno. Nella lettera scrivo anche che li riterrò responsabili nel caso dovessi contagiare qualcuno”.

Il direttore di Focus spiega di non avere avuto “risposta alla mia lettera e oggi (ieri per chi legge, ndr), al diciottesimo giorno, ho preso la mia decisione e ho disobbedito alle autorità regionali”, andando a Robbio dove “c’è un sindaco e un medico che hanno deciso di fare gli esami sierologici a chi vuole. Uno si prenota, si pagano 45 euro, ci si mette in fila davanti al palazzetto dello Sport, si fa il prelievo e dopo un paio di giorni arrivano i risultati per capire se effettivamente hai fatto la malattia”. Test non ancora validato dalla Regione, anche se “il sindaco mi ha spiegato che la Regione non li ha vietati, ma ha solo detto di non farli. Lui li ha fatti fare lo stesso.

La Regione ha vietato però di refertare le analisi sul territorio lombardo e così il sindaco manda le provette in Liguria: 300 fiale ogni giorno. A fare la fila ci sono anche tanti uomini delle forze dell’ordine e tanti medici di famiglia che arrivano dal resto della Lombardia. È un pellegrinaggio continuo”. E conclude: “Qui in gioco c’è una cosa fondamentale: cercare di prevenire in ogni modo il diffondersi della malattia”.

Resta il fatto che il test, a differenza del tampone, non certifica la positività: “Mi rimarrà sempre il dubbio, ma almeno tra un paio di giorni saprò se mi sono preso l’infezione o no. È già qualcosa, perché se non l’ho avuta dovrò stare ancora più attento. In ogni caso è preferibile disobbedire piuttosto che sentirsi dire stai a casa oppure esci. Qui in gioco c’è una cosa fondamentale: cercare di prevenire in ogni modo il diffondersi della malattia”.

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