Innovazione

Vi racconto il fallimento di Oms e governo sui tamponi

di

Organizzazione mondiale della Sanità oms

Tutte le contraddizioni di Oms e governo sui tamponi secondo Pier Paolo Rivello, ex procuratore generale militare presso la Corte di cassazione.

Pier Paolo Rivello, ex procuratore generale militare presso la Corte di cassazione, protagonista di numerose inchieste sui crimini di guerra commessi dai nazisti fra il 1943 e il 1945, professore di procedura penale presso l’università di Torino, tra i fondatori di Lettera 150, l’associazione di scienziati e giuristi che per prima si è mossa per l’uscita dal lockdown e ha declinato un piano per la Fase 2 a colpi di tamponi e test diffusi, ha appena finito di leggere un’ordinanza del Tar Sicilia. Ordinanza che ha respinto la richiesta di sospendere il provvedimento con cui un’azienda sanitaria ha vietato di eseguire test di accertamento della positività al Coronavirus a soggetti asintomatici che ne avessero fatto richiesta.

Perché è stata vietato il tampone volontario con costo a carico del richiedente?

Il Tar, con l’ordinanza n. 384 del 27 aprile scorso, ha respinto la richiesta basandosi su una circolare del ministero della salute, la n. 9774 del 20 marzo 2020.

E cosa dice?

La circolare del ministero è basata sul «Documento relativo ai criteri per sottoporre soggetti clinicamente asintomatici alla ricerca del Covid 19 attraverso tampone rino faringeo», messo a punto dal Gruppo di Lavoro permanente costituito nell’ambito del Consiglio superiore della Sanità. In questo documento si afferma che «prendendo come modello l’infezione da Sars e Mers, il rischio di trasmissione in fase asintomatica o prodromica sembra essere basso o molto basso … Il contributo apportato da potenziali casi asintomatici nella diffusione epidemica appare limitata». In conclusione, il gruppo di lavoro, e vorrei citare di nuovo il virgolettato del Documento, «ritiene appropriate e condivisibili le indicazioni emanate dal Ministero della Salute e ribadite nella circolare del 22/02/2020, raccomandando che l’esecuzione dei tamponi sia riservata ai soli casi sintomatici … In assenza di sintomi, pertanto, il test non appare al momento sostenuto da un razionale scientifico, in quanto non fornisce un’informazione indicativa ai fini clinici e potrebbe essere addirittura fuorviante».

Il virologo Andrea Crisanti, oggi acclamato da tutti (o quasi), proprio estendendo i tamponi anche a chi era asintomatico ma era venuto a contatto con malati, è riuscito a isolare l’epidemia a Vo’ Euganeo. E in generale a conseguire ottimi risultati in tutto il Veneto.

Ma lo ha fatto rischiando anche personalmente un’azione giudiziaria per danno erariale. Del resto anche il primo caso di Covid è stato individuato solo per la cocciutaggine di un medico che ha contravvenuto alle indicazioni dei protocolli.

Di chi stiamo parlando?

Il 20 gennaio una dottoressa, medico anestesista all’Ospedale di Codogno, ha intuito che un paziente poteva essere affetto da Coronavirus e ha chiesto che fosse somministrato il tampone. I protocolli medici non lo giustificavano, e le era stato risposto che il test sarebbe stato eseguito sotto la sua responsabilità. Teoricamente, se il tampone fosse risultato negativo la dottoressa avrebbe dovuto risarcire l’Azienda sanitaria. E così il “paziente 1” è stato scoperto solo perché sono state forzate le regole.

Perché sui tamponi c’è stata così tanta resistenza?

Perché le indicazioni iniziali dell’Oms erano di senso opposto all’uso diffuso dei tamponi e così i conseguenti protocolli sanitari. Ricordo come il professor Walter Ricciardi, membro del Consiglio esecutivo dell’Organizzazione mondiale della sanità, abbia dichiarato che è «un errore fare i tamponi agli asintomatici» e che «chi ha dato l’indicazione di fare i tamponi anche alle persone senza sintomi, agli asintomatici, ha sbagliato. La strategia del Veneto non è stata corretta perché ha derogato all’evidenza scientifica». Del resto anche il presidente del Consiglio Conte aveva affermato che la prova tampone non andava fatta diffusamente e che lo screening diffuso «drammatizzava» l’emergenza sanitaria. Poi la percezione è cambiata.

(breve estratto di una intervista pubblicata su Italia Oggi; qui la versione integrale)

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