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Vaccini Sars-Cov-2 sperimentati su poliziotti e militari?

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La possibilità di sperimentare i vaccini anti Sars-Cov-2 tra le forze dell’ordine evocata dalla società Irbm scatena proteste e polemiche

Serve accelerare per trovare un vaccino contro Sars-CoV-2. Tra le aziende che messo la quinta per trovare l’antitodo a Covid-19 c’è anche l’italiana Advent-Irbm, che potrebbe già a settembre vaccinare personale sanitario e Forze dell’ordine in modalità di uso compassionevole, secondo quanto dichiarato dal ceo Pietro Di Lorenzo.

Dichiarazione, però, che ha scatenato non pochi dubbi e polemiche. Tutti i dettagli.

LE PAROLE DEL CEO DI ADVENT

Partiamo da quanto ha detto Pietro Di Lorenzo, Ceo di Advent: “In virtù dei dati acquisiti nelle ultime settimane, il primo lotto del vaccino partirà da Pomezia per l’Inghilterra, dove inizieranno i test accelerati su 550 volontari sani. Si è deciso di passare direttamente alla fase di sperimentazione clinica sull’uomo, in quanto abbiamo ritenuto sufficientemente testata la non tossicità e l’efficacia del vaccino sulla base dei risultati di laboratorio, che sono stati particolarmente efficaci”, ha dichiarato Di Lorenzo.

Se la sperimentazione clinica di fase 1 non dovesse rilevare problemi, “si prevede di rendere utilizzabile il vaccino già a settembre, per vaccinare personale sanitario e Forze dell’ordine in modalità di uso compassionevole”, ha aggiunto Di Lorenzo.

L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DELLA CUNIAL

In realtà, già prima delle dichiarazioni del Ceo di Avent, a qualcuno, ovvero alla parlamentare del gruppo Misto Sara Cunial, era venuto il dubbio che i candidati ideali per sperimentare il vaccino, almeno in Italia, fossero i militari. Il dubbio nasceva dopo la lettura di un articolo specialistico pubblicato sul The Journal of Infectious Diseases in cui si sostiene che “i soggetti volontari rischiano di subire una grave malattia e possibilmente anche il decesso, a seguito dei test”.

Dal dubbio nasce l’interrogazione parlamentare della Cunial, presentata il 9 aprile (precedentemente alle dichiarazioni di Di Lorenzo). “Alla luce di quanto sopra, i militari italiani, secondo l’interrogante, rappresentano il profilo più idoneo, in quanto sottopopolazione più sana tra la popolazione media giovane presente nel Paese, poiché subiscono un rigido processo di selezione, e sono quella più pronta ad accettare il rischio di morire, considerata l’accettazione dei rischi al momento dell’arruolamento, anche da un punto di vista sanitario e della profilassi vaccinale”, si legge nell’interrogazione parlamentare. “E’ forte – prosegue la Cunial – la preoccupazione dell’interrogante circa il fatto che il Governo possa ipotizzare di utilizzare le coorti di militari per testare il vaccino contro il Sars-Cov-2”.

“Il regolamento (UE) n. 536 del 2014, all’articolo 34, prevede ulteriori tutele per soggetti che si trovano in posizione di debolezza rispetto al possibile rilascio di un consenso alla sperimentazione, ivi comprendendo anche il caso dei militari”, aggiunge Sara Cunial.

I SINDACATI DEI MILITARI NON CI STANNO

Intenzioni, dubbi e ipotesi a parte, i militari italiani sono in fibrillazione. “Quando si affrontano argomenti seri come la salute non possiamo riporre la nostra incondizionata fiducia e quella dei nostri iscritti nelle azioni dei vertici militari. Per questa ragione impediremo a chiunque di fare “sperimentazioni compassionevoli” sul personale delle Forze dell’Ordine e sui militari affinché non ci siano mai più casi di morti bianche tra i servitori dello Stato”, si legge in una nota pubblicata dal Sindacato di settore.

ANCHE LA POLIZIA CHIEDE SPIEGAZIONI

E’ intervenuto sulla questione anche il Sindacato della Polizia di Stato, con una lettera indirizzata al Capo della Polizia, a cui chiede delucidazioni.

“Sig. Capo, in ragione dell’elevata delicatezza della questione, che coinvolge l’apparto sicurezza tutto, facendo apparire pubblicamente i nostri colleghi come una sorta di “cavia da laboratorio”, riteniamo doveroso avere chiarezza e contezza sul profilo significato, onde evitare anche effetti destabilizzanti sul benessere psico-fisico degli operatori delle forze di polizia, già sottoposti in questo periodo ad immense fonti di stress ed impegni di carattere straordinario”, si legge nella lettera.

“È infatti chiaro – spiegano i sindacati nelle righe precedenti – che una siffatta proposta sarebbe semmai dovuta provenire direttamente dal Governo ed in ogni caso avremmo avuto seri dubbi sulla sua liceità. Invece, all’esito di quanto si è appreso da notizie di livello nazionale, non è dato comprendere in virtù di quale disposizione un’azienda privata può esternare pubblicamente una siffatta iniziativa nei confronti del personale delle forze dell’ordine senza alcuna intermediazione da parte del Ministero dell’Interno e senza che la notizia sia stata mai smentita”.

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