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Bufera Usa su Google Translate?

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Google Translate

Gli uffici per l’immigrazione degli Stati Uniti utilizzano Google Translate per controllare i post dei rifugiati. ProPublica riporta che secondo gli esperti linguistici si tratta di un approccio imperfetto: il servizio di Google non è in grado di riconoscere il gergo 

Se hai usato Google Translate almeno una volta nella vita saprai anche che non puoi fidarti al 100% sul risultato della traduzione. Google stesso avvisa gli utenti che il suo servizio di traduzione automatica non “intende sostituire i traduttori umani”. Eppure lo Us Citizenship and Immigration Service (Uscis), l’agenzia federale incaricata all’ammissione degli immigrati negli Stati Uniti, è autorizzata a fare affidamento su Google Translate e servizi simili per analizzare i post sui social network degli immigrati. Da queste verifiche dipende l’autorizzazione o meno a entrare nel Paese.

E’ l’allarme lanciato da ProPublica. Ecco i dettagli.

L’ALLARME LANCIATO DA PROPUBLICA

Come ha riportato ProPublica, organizzazione non profit con sede a New York, un manuale interno dell’Uscis consiglia ai dipendenti di utilizzare “uno dei tanti servizi gratuiti di traduzione in lingua online forniti da Google, Yahoo, Bing e altri motori di ricerca”, al fine di tradurre i post in lingua straniera. Nello specifico, il manuale include istruzioni dettagliate per Google Translate.

Fonte: ProPublica

L’associazione International Refugee Assistance Project (Irap) ha ottenuto copia del manuale attraverso una richiesta di registri pubblici e lo ha condiviso con ProPublica.

“Siamo molto preoccupati che il governo istruisca i funzionari a utilizzare software inadeguati durante la procedura di verifica, che determina se un rifugiato può raggiungere una zona sicura e riunirsi con la propria famiglia”, ha dichiarato a ProPublica Betsy Fisher, direttore della strategia dell’Irap.

IL MONITO DEGLI ESPERTI

Gli esperti linguistici contattati da ProPublica hanno spiegato che fare affidamento su traduttori automatici per i post dei social media potrebbe comportare errori dal momento che non sono in grado di riconoscere il gergo o le sfumature.  Senza una buona conoscenza delle lingue straniere, un ufficiale non può sapere se una traduzione necessiti di un’ulteriore revisione.  In particolare, gli esperti linguisti ritengono che la satira sia la principale problematica nei post.

UN ESEMPIO

Come ha ricordato il sito Cnet, lo scorso mese un ufficiale della dogana ha negato l’ingresso negli Stati Uniti a Ismail Ajjawi, uno studente di Harvard. Il motivo? I suoi amici avevano pubblicato sui social media “punti di vista politici che si oppongono agli Stati Uniti”. Costretto a tornare in Libano, Ajjawi è tornato ad Harvard solo una volta chiarita la situazione.

LA REPLICA DELL’UFFICIO PER LA CITTADINANZA E L’IMMIGRAZIONE

Tuttavia, l’Uscis ha dichiarato a ProPublica che controllare i post sui social media costituisce una “misura di buon senso”. Ma l’agenzia ha anche precisato che “le informazioni raccolte dai social media, da sole, non costituiranno una base per negare il reinsediamento dei rifugiati”.

FATTORE SOCIAL

Secondo l’organizzazione, l’amministrazione Trump ha intensificato il ruolo che i social media svolgono nel processo di screening per chiunque voglia entrare negli Stati Uniti. Quasi tutti i richiedenti il ​​visto sono tenuti a presentare ai controlli i profili sui social media, i precedenti indirizzi e-mail e i numeri di telefono.

Nell’anno fiscale precedente, l’Uscis ha analizzato 11.740 account social.

GOOGLE TRANSLATE NON PUÒ SOSTITUIRSI AGLI UMANI

Negli ultimi anni Google ha promosso miglioramenti nel suo strumento di traduzione, in particolare il suo uso della “traduzione automatica neurale”, che ha gradualmente implementato per più lingue. Tuttavia alcuni ricercatori nei Paesi Bassi hanno scoperto che mentre il metodo di traduzione automatica neurale migliora la qualità, fa ancora fatica a tradurre con precisione i modi di dire.

Ecco perché molti esperti e — Google stesso —  mettono in guardia dal fare affidamento su Google Translate per compiti complessi. Come lo screening di richieste di asilo o cittadinanza.

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