Commentando l’operazione in Venezuela, il presidente Trump ha fatto riferimento a una specifica capacità degli Stati Uniti di “spegnere le luci” di Caracas. Il capo degli Stati maggiori riuniti Dan Caine, intervenendo nella stessa occasione, ha fornito maggiori dettagli sui vari attori istituzionali coinvolti, tra cui Space Command e CyberCommand.
Come notato da Politico, questo approccio di aperta rivendicazione si discosta da un modo di pensare le operazioni cibernetiche offensive come segreti da custodire e da non ammettere, anche quando la loro origine è quasi certa.
Rispetto a un’idea per cui le operazioni cyber vanno lasciate in un velo di riservatezza di ambiguità, avanza un’idea di trasparenza: i decisori politici e i vertici burocratici si sentono a proprio agio nel riconoscere questi attacchi come strumenti espliciti di potere statale.
Questa nuova postura non è solo un esercizio di forza militare, ma si inserisce in un orizzonte culturale in cui la tecnologia per la difesa sta diventando “pop”, e abbraccia negli Stati Uniti uno stile comunicativo più diretto. Ciò ha soprattutto una doppia funzione: il monito per le altre potenze, come Cina e Russia, e l’attrazione del talento.
Quest’evoluzione è alimentata dallo stile e dalla filosofia di una nuova generazione di leader del “nuovo complesso militare industriale”, come i fondatori di Anduril e Palantir. Alex Karp, ceo di Palantir, incarna questo spirito, sostenendo apertamente e platealmente che l’Occidente (l’America e i suoi satelliti) debba vincere sul campo di battaglia, attraverso capacità militari e tecnologiche che devono incutere timore e terrore. Tali capacità vanno rivendicate e anche esagerate, se occorre, con un linguaggio il più possibile aggressivo e spettacolare.
Allo stesso modo, Anduril, co-fondata da figure come Trae Stephens e Palmer Luckey, punta sulla deterrenza attraverso la forza, promuovendo l’idea che un vantaggio tecnologico soverchiante sia l’unico modo per garantire una pace duratura. Stephens sottolinea come i fondatori delle aziende tecnologiche, comprese le startup della difesa, vadano celebrati come proprie rock star, e sono in effetti figure carismatiche che generali e membri del Congresso desiderano incontrare per la loro capacità di innovare al di fuori degli schemi. Nessuno come Palmer Luckey, con le sue camicie hawaiiane legate alla sua storia di “sogno americano”, con la sua passione per i videogiochi e per i manga, incarna questo stesso spirito. Allo stesso tempo, Luckey insiste apposta sul recupero di una tradizione originaria dei primi contractor della difesa, in cui il fondatore-inventore-ingegnere non è imprigionato in un circolo di burocrazia, finanza e lobbismo. Rivendica di essere l’erede di questa tradizione, la persona ideale per raccontarla. In seguito, è possibile le aziende del “nuovo complesso militare industriale” sponsorizzino anche serie televisive, documentari e podcast per padroneggiare questo racconto.
Questa trasformazione della difesa non è solo una strategia di marketing politico, ma è diventata essenziale per la gestione e l’attrazione del talento, tema cruciale della competizione tecnologica. Questa visibilità della difesa è una strada simile a quella percorsa da Elon Musk, il quale “deve” rimarcare di essere un campione di videogiochi perché deve veicolare e amplificare un messaggio ai giovani che potranno decidere di lavorare per le sue aziende o per i suoi concorrenti.
Uno dei servizi più interessanti del 2025, in questo contesto, è stato quello di Jasmine Sun per The San Francisco Standard. Secondo la scrittrice, oggi costruire strumenti militari per il governo statunitense è diventato un obiettivo ambito e prestigioso negli hub universitari. Gli studenti di Stanford che un tempo sognavano solo Google o Meta ora si affrettano a frequentare corsi come “Spies, Lies, and Algorithms” di Amy Zegart o “Hacking for Defense”, attratti dall’approccio “missionario” della sicurezza nazionale rispetto alla percezione di vacuità del software di consumo. Jasmine Sun racconta per esempio la storia di Divya Ganesan, co-fondatrice nel gruppo Stanford Women in National Security. Il declino delle opportunità occupazionali in alcune aziende tecnologiche, d’altra parte, ha accelerato questo processo.
Questa prospettiva culturale sta già ridefinendo il panorama degli Stati Uniti. Vedremo se si diffonderà anche altrove.




