Innovazione

Taxi, Ncc e Uber, tutti i tamponamenti regolamentari da Milano a Roma

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Dopo la batosta del Consiglio di Stato, Uber dovrà fare i conti con i progetti del comune di Milano, che intende rilasciare 450 nuove licenze per taxi

 

Il destino della Uber tradizionale, in Italia, è segnato. La cosa è chiara oramai da tempo, ma negli ultimi giorni sulla società con sede a San Francisco si sono abbattute nuove pronunce e nuove disposizioni.

Da una parte il Consiglio di Stato ha rigettato la richiesta di sospensione delle disposizioni che obbligano gli Ncc ad iniziare e terminare il servizio presso la propria rimessa, dall’altra il Comune di Milano sceglie di non aprire a nuove tecnologie e nuovi servizi, ma di puntare sui taxi tradizionali (Regione permettendo) per far fronte alle richieste di spostamenti in crescita. Andiamo per gradi.

LA DECISIONE DEL CONSIGLIO DI STATO

Partiamo da quanto successo la scorsa settimana e di cui abbiamo già parlato su Start Magazine. Il Consiglio di Stato ha deciso che restano in vigore le disposizioni che obbligano gli Ncc ad iniziare e terminare il servizio presso la propria rimessa, ovvero il Comune di rilascio della licenza, e a compilare sempre il foglio di servizio anche dopo le prenotazioni on line.

A chiedere la sospensione della direttiva del ministero dell’Interno sul ritorno alla rimessa è stato, tra gli altri, proprio Uber.

LA REAZIONE DI UBER

Nonostante la pronuncia contro Uber, la società di San Francisco sembra reagire bene e sperare nel futuro. “Siamo soddisfatti dell’ordinanza del Consiglio di Stato perché accettando la nostra richiesta, ha sollecitato un intervento sul merito da parte del TAR. Si tratta di un ulteriore segnale che l’Italia ha bisogno di una riforma organica della mobilità. Continueremo a cercare un dialogo costruttivo con le istituzioni e gli operatori per costruire città più sostenibili per tutti”, ha affermato un portavoce di Uber Italia.

L’ODISSEA DI UBER

Che il Tar si pronunci a favore di Uber e dia avvio ad una svolta di settore? Difficile dirlo, per Uber, in Italia, non è mai stato facile. Dall’arrivo, nel 2013, Uber ha dovuto fare i conti con enormi difficoltà burocratiche e con l’ostilità dei tassisti, come era immaginabile. Nel 2015, così, con una sentenza del Tribunale di Milano è stato bloccato il servizio UberPop, un servizio che permette a chi ha la patente di offrire passaggi a prezzi bassi, tramite prenotazione su app (una specie di servizio taxi senza licenza, per capirci).

UBER COME NCC (AD ALTO COSTO)

La sentenza è valida ancora oggi e Uber, in Italia, offre esclusivamente il (costoso) servizio UberBlack, che consente il noleggio tramite app di una berlina nera con conducente professionista. UberBlack deve rispettare le rigide norme che regolano il settore Ncc.

MILANO PUNTA SUI TAXI

E intanto, proprio da Milano, arriva un’altra batosta per la multinazionale americana. Il Comune, alle prese con l’aumento della richiesta di trasporti ha pensato di concedere 450 nuove licenze per i taxi. Dunque, il capoluogo Lombardo continua a preferire la strada tradizionale a quella delle nuove tecnologie.

IL VAGLIO DELLA REGIONE LOMBARDIA

Il piano del Comune di Milano, però, dovrà passare sotto la lente di ingrandimento della Regione Lombardia, come scrive Il Giorno. Il Consiglio regionale, con 38 voti favorevoli (centrodestra) e 17 contrari ( Pd e Lombardi Civici Europeisti) e 3 astenuti, ha approvato la mozione presentata da Gianluca Comazzi, capogruppo di Forza Italia, in cui si chiede alla Giunta lombarda di passare al vaglio, con appositi studi ed approfondimenti, il progetto di Palazzo Marino.

INCONTRI CON LE PARTI IN CAUSA

“La mozione trova il favore della Giunta perché non si schiera né contro né a favore di una parte ma invita invece ad una valutazione complessiva. L’obiettivo non è quello di fare il lavoro che dovrebbe fare il Comune di Milano né di procrastinare le decisioni, ma formare una valutazione per arrivare ad una decisione basata su dati concreti. Per questo voglio sentire tutte le parti, sia le organizzazioni dei tassisti sia il Comune. Stiamo calendarizzando una serie di audizioni in commissione. Vogliamo capire se i numeri indicati dal Comune sono rigidi o no e approfondire le altre misure previste dal piano”, ha detto Claudia Terzi, assessore regionale ad Infrastrutture e Trasporti.

LA RISPOSTA DELL’ASSESSORE ALLA MOBILITA’ DI MILANO

La mozione non piace, invece, a Marco Granelli, assessore alla Mobilità del Comune di Milano che su Facebook spiega la scelta delle nuove licenze: “Il Consiglio regionale vuole bloccare di nuovo la crescita di Milano. Lunedì abbiamo approvato l’accordo con Areu per fornire i taxi per trasportare i dializzati all’ospedale Niguarda, con le risorse del sistema sanitario. Un servizio in più al cittadino, lavoro in più per i taxi, la prima azione delle 5 del piano di potenziamento dei taxi proposto da Milano. Ma intanto la Regione mette i bastoni fra le ruote: per questo vogliamo l’autonomia. Vogliamo che a Milano i taxi siano più numerosi perché la città sta crescendo. La popolazione è aumentata dell’8% in 10 anni, i turisti del 100% in 15 anni, i passeggeri del trasporto pubblico del 12% in 7 anni, le auto circolanti sono diminuite del 12% in 15 anni e i taxi… sono sempre gli stessi: 5.398. Le nostre 5 azioni sono ampie e complementari: migliore gestione dei turni, doppie guide a partire da quelle dei famigliari dei taxisti, taxi-sharing, taxi per trasporti inerenti i servizi sanitari e sociali, 450 nuove licenze, meno del 10% in più. La Regione chiede uno studio? I dati li abbiamo mandati all’assessore Terzi il 2 agosto, e siamo disponibili ad illustrarli a chiunque ce lo chieda. E poi è proprio la Regione che ogni anno fa un’analisi del servizio, l’ultima l’ha presentata a luglio 2019, ma ora vuole ancora studiare: basta che non diventi un modo per prendere tempo, accaparrarsi qualche voto e bloccare Milano solo perché non è governata da Lega e centrodestra”, scrive Granelli.

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