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Orca

Tutto su “Orca”, il nuovo drone subacqueo della US Navy

La caratteristica più interessante dell'Orca è rappresentata dalla configurazione modulare. A fronte infatti di una lunghezza totale che raggiunge i 26 metri, nella sezione centrale di questa piattaforma sarà inserita una "baia" lunga 10 metri e della capacità di carico di 8 tonnellate; quest'ultima potrà così essere riconfigurata per lo svolgimento di missioni diverse.

Se parlare di momento storico può anche apparire eccessivo, non c’è dubbio che il passaggio in questione sia comunque importante. Nei giorni scorsi infatti, Boeing ha annunciato la consegna del primo esemplare di XLUUV (eXtra Large Unmanned Underwater Vehicle) alla US Navy. Designato Orca dalla stessa Marina Americana, tale particolare drone subacqueo di grandi dimensioni rappresenta una tappa significativa di questa nuova fase; quella cioè in cui tutte le maggiori Marine Militari guardano con una crescente attenzione da una parte a tutto quello che succede sotto la superficie del mare e, dall’altra, alla innovazione rappresentata dai sistemi cosiddetti “unmanned”.

PERCHÉ I SOTTOMARINI E PERCHÉ “UNMANNED”

Per quanto riguarda il primo aspetto, sono diversi gli elementi di forte attenzione verso ciò che sta diventando una sorta di dominio operativo a sé ovvero la “Undersea Warfare”. In particolare, sono da evidenziare quello più propriamente militare; con le flotte di sottomarini in tutto il mondo che stanno crescendo in maniera esponenziale, grazie al fatto che le tecnologie si sono molto evolute e, al tempo stesso, sono diventate relativamente più accessibili a molti più Paesi. Così come quello legato a un concetto di sicurezza più ampio. L’attentato del 22 settembre 2022 al gasdotto Nord Stream ha infatti messo in risalto sia l’importanza di molte infrastrutture che corrono lunghi i fondali di mari e oceani di tutto il mondo, sia la loro vulnerabilità. Da qui, una accelerazione in termini di attenzione verso l’ambito ancora più specifico della “seabed warfare”.

Per quanto riguarda poi l’aspetto legato alla evoluzione e conseguente crescente diffusione dei sistemi “unmanned”, la spiegazione è intuitiva; poter disporre di un numero crescente di piattaforme di vario tipo, che possano integrare le flotte dei sottomarini “tradizionali” svolgendo compiti tanto routinari quanto rischiosi (diminuendo così fatica e rischi per l’uomo) e aumentando al tempo stesso la presenza sott’acqua, si trasforma in un vantaggio operativo importante. Soprattutto quando queste piattaforme sono di grandi dimensioni e con caratteristiche/capacità significative.

Ed è questo il caso dell’Orca che nell’ambito della classificazione adottata dalla US Navy si pone così al vertice di sistemi che fanno o faranno parte del suo arsenale, dopo quelli “small”, “medium” e “large” in crescente ordine di grandezza. Dimensioni dunque ragguardevoli, che poi consentiranno a questa piattaforma di svolgere (potenzialmente) diversi tipi di missioni.

LA STORIA DEL PROGRAMMA (E LE SUE DIFFICOLTÀ)

Nel dettaglio, la genesi di questo programma può essere fatta risalire alla seconda metà del decennio scorso, quando la US Navy avvia una competizione destinata proprio a introdurre in servizio un nuovo XLUUV; alla competizione partecipano 2 dei più importanti gruppi della Difesa Americani e cioè Boeing (che ben presto si allea con i cantieri Huntington Ingalls Industries, HII) e Lockheed Martin. Nel 2019 arriva quindi la scelta da parte della Marina Americana, che assegna un contratto alla Boeing per la costruzione di 5 Orca, al  quale si è aggiunto in seguito un sesto battello per soli scopi sperimentali e non nella configurazione definitiva.

Prima di passare alla descrizione tecnica di questa piattaforma, qualche cenno alle (notevoli) difficoltà incontrate durante il suo sviluppo. Nonostante infatti l’Orca sia basato su un mezzo già esistente (l’Echo Voyager della stessa Boeing), alla fine il suo ingresso in servizio ha finito con l’accumulare ritardi e aumenti  di costo significativi. Per quanto riguarda i primi, il ritardo nella consegna alla US Navy del primo esemplare (proprio quello “sperimentale”) è stato di 3 anni; questo mentre i rimanenti 5 (che saranno invece nella configurazione definitiva) alla fine ne avranno accumulato uno di circa 2 anni. Ancora più impressionante poi l’aumento dei costi; dai 379 milioni di $ inizialmente previsti si è infatti passati a (ben) 621 milioni.

LA CARATTERISTICHE TECNICHE DEL BATTELLO

Da un punto di vista tecnico, la caratteristica più interessante dell’Orca è rappresentata dalla configurazione modulare. A fronte infatti di una lunghezza totale che raggiunge i 26 metri, nella sezione centrale di questa piattaforma sarà inserita una “baia” lunga 10 metri e della capacità di carico di 8 tonnellate; quest’ultima potrà così essere riconfigurata per lo svolgimento di missioni diverse. Quella prevista inizialmente sarà di posa delle mine ma in futuro si ipotizzano già dei carichi destinati ad assolvere altre missioni ancora; in ambito ISR (Intelligence, Sureveillance and Reconnaissance) per la raccolta di informazioni, in ambito ASW (Anti Submarine Warfare) per la scoperta e il contrasto di sottomarini con eventuali siluri imbarcati, per lo “strike” di obiettivi quali navi di superficie e/o di bersagli a terra con missili, di ricerca oceanografica/mappatura dei fondali marini e, infine, ricerca (nonché potenziale distruzione) di mine.

Come detto, la lunghezza totale dell’Orca sarà di 26 metri, per un’altezza e una larghezza (la forma infatti è sostanzialmente scatolare) di 2,6 metri; il tutto per un dislocamento di circa 80 tonnellate. Molto interessante anche la configurazione dell’apparato propulsivo; contenuto nella sezione posta a poppa della “baia”, esso presenta un classico schema diesel-elettrico, composto da un generatore diesel che attraverso le batterie di bordo alimenta un motore elettrico di propulsione. Accanto però a questo aspetto più tradizionale, troviamo infatti le novità rappresentate dalle avanzate batterie agli ioni di litio e da una particolare elica intubata che esalta le caratteristiche di silenziosità dell’Orca.

Tutto questo ha un effetto pratico; nel senso che, grazie anche un albero retrattile che funzionerà sia da “snorkel” per introdurre l’aria necessaria al funzionamento del motore diesel sia da antenna per effettuare lo scambio di informazioni/dati con la stazione di controllo del battello, si stima che l’autonomia possa raggiungere le 6.500 miglia alla velocità economica di 3 nodi (con quella massima possibile che sarà comunque superiore, intorno agli 8 nodi). Di più, non avendo alcuna particolare esigenza legata alla presenza umana a bordo, l’Orca potrebbe restare in immersione per mesi, magari rimanendo fermo in una posizione predeterminata al fine di raccogliere informazioni in modo totalmente silenzioso o per lanciare un attacco a sorpresa; tutto ciò potendo contare anche sulla sua capacità di immergersi profondità elevate (si ipotizzano 3.000 metri).

Detto della sezione posteriore dell’Orca, non rimane che descrivere quella anteriore e destinata nello specifico a ospitare i vari sistemi di bordo. Quelli cioè di navigazione (con annessi sistemi di posizionamento), di comunicazione e scambio dei dati (questi ultimi da intendere sia in arrivo al sottomarino, sia in uscita sotto forma di informazioni eventualmente raccolte) nonché i sensori destinati a coadiuvare la navigazione stessa; ivi compresa la scoperta di ostacoli immersi e/o sul fondo del mare.

COME OPERERÀ L’ORCA

Un ultimo aspetto di  particolare rilevanza è costituito dalle modalità operative. Viste le dimensioni infatti, l’Orca è previsto che operi soprattutto a partire da basi navali o comunque da banchine attrezzate allo scopo. Non è tuttavia da escludere che alcune grandi unità della Marina Americana (tra quelle dedicate a compiti speciali) possano essere in grado di dispiegarlo in maniera autonoma. Questione non banale, perché una simile prospettiva garantirebbe maggiore flessibilità a una piattaforma che già oggi promette di averne molta. Fermo restando che se anche così non fosse, l’Orca (o eventuali sistemi successivi) sarà in ogni caso un importante assetto a disposizione della US Navy stessa, con la promessa di cambiare in maniera significativa le operazioni in ambiente sottomarino.

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