Innovazione

ClubHouse, chi lo imita e chi vorrebbe comprarlo

di

ClubHouse
I founder di ClubHouse

Tutto (o quasi) su ClubHouse

Tutti vogliono ClubHouse (qui abbiamo approfondito cosa sia, come funzioni e quanto valga), il social dei podcast che, già in versione beta, ha fatto impazzire il mercato e l’utenza. Da un lato ci sono i comuni mortali che farebbero carte false per entrare nella cerchia esclusiva delle personalità che hanno accesso alla piattaforma (si entra su invito e chi è dentro ha un numero limitato di inviti che aumentano solo usando il social) e così è già scoppiato il mercato nero dei biglietti di ingresso venduti a carissimo prezzo, dall’altro ci sono i colossi del Web, che hanno da tempo messo l’ultimo arrivato nel mirino. C’è chi lo imita e chi invece vorrebbe farlo suo.

TWITTER VOLEVA CLUBHOUSE, MA SI ACCONTENTERÀ DI SPACES

Twitter, social network in crisi perenne, ha pensato bene di fare entrambe le cose: prima ha provato a rilanciarsi lanciando Space, poi è passata al contrattacco provando ad acquisire ClubHouse. O forse l’ordine è inverso. Fatto sta che da alcuni giorni il social dell’uccellino azzurro ha lanciato Spaces, ovvero una serie di “spazi” virtuali in cui si parla, formato podcast.

 

Nella nuova feature ciascuno è libero di aprire il proprio Spazio cliccando sulla nuova icona che comparirà dopo aver fatto l’aggiornamento dell’App accanto al simbolo del retweet e del cuoricino, quindi si sceglie chi invitare nella stanza, se aprirla a tutti, solo a chi seguiamo o a determinati contatti. Saremo anche in grado di scegliere sia chi può parlare sia chi può solo ascoltare e invitare fino a 10 persone a parlare nel nostro Spazio tematico, contrassegnato da un tema di dibattito specifico. Al momento ClubHouse stravince su Spaces anche in “casa”: l’account Twitter di ClubHouse raccoglie infatti circa 390mila followers contro i 160mila scarsi dell’estensione azzurra.

Ma la notizia più importante, delle ultime ore, è l’indiscrezione pubblicata da Bloomberg, secondo cui Twitter provò a lungo ad acquisire ClubHouse: le trattative si sarebbero tenute nei mesi scorsi per poi chiudersi con un nulla di fatto, nonostante sul piatto fossero stati messi 4 miliardi di dollari. Una cifra che secondo Techcrunch non corrisponderebbe al valore di mercato della nuova azienda, ma di certo l’avvantaggerà proprio ora che i due founder, Paul Davison, con esperienze in Pinterest e in Google e Rohan Seth, hanno iniziato a cercare nuovi fondi.

DA FACEBOOK A LINKEDIN: LA GUERRA DEI CLONI

Non sono rimasti fermi nemmeno gli altri social. Non sappiamo se anche Mark Zuckerberg abbia provato a fare di ClubHouse un pacchetto, ma di certo Facebook è stata tra i primi a copiare il nuovo social.

 

Dopo Facebook Dating fatto sulla scia di Tinder, Menlo Park insomma si appresta a ispirarsi a una nuova app rivale, con veri e propri podcast da offrire al proprio pubblico di amici virtuali. Ma pure LinkedIn non rimarrà a lungo a guardare. Secondo alcune indiscrezioni di stampa, c’è l’idea di consentire all’utenza (ben 740 milioni) di interagire tra loro sfruttando anche l’audio, tenendo conto però soprattutto delle skills e delle attitudini, quindi preservando la declinazione dell’ottica lavorativa e della possibilità di tessere nuove relazioni professionali.

ORA ARRIVANO PURE LE STARTUP

Alla competizione si è recentemente aggiunta Angle Audio, una startup elvetica giovanissima, fondata nel 2020 a Zurigo da Matthias D. Strodtkoetter, Valerius Huonder e Matthias Karg che si è subito posta nel solco della comunicazione orale tra gli iscritti. Insomma, non c’è social che non si stia preparando per partecipare alla guerra dei vocali: dopo il boom di Instagram, che con foto e brevi video ha mandato in soffitta il messaggio testuale, i punti di ritrovo online di domani potrebbero essere stanze in cui ci sarà un vociare di continuo, simile a quello degli anziani che sgranano il rosario. E chissà allora che i social non siano destinati a diventare davvero un posto deputato al solo pettegolezzo, replicando quelle consuetudini di paese che pensavamo perdute proprio per via dell’individualismo portato dalla tecnologia.

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