Innovazione

Tutti i piani M5S per finanziare ricerca e università

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Che cosa ha proposto il viceministro Lorenzo Fioramonti (M5S) per finanziare ricerca e università senza fondi statali

 

In tempi in cui occorre reperire 23 miliardi per disinnescare le clausole di salvaguardia sull’aumento dell’Iva e l’alleato di governo, la Lega, insiste per apparecchiare la Flat Tax, si potrebbe molto presto tornare a parlare di “spending review”. Uno dei ministeri tradizionalmente obiettivo delle sforbiciate assestate da via XX settembre è il MIUR (leggi anche: Che cosa c’è per l’università e la ricerca nella legge di bilancio). Forse anche per questo, da alcune settimane, il viceministro Lorenzo Fioramonti (M5S) ha parlato più volte della possibilità di finanziare ricerca e università senza pesare di un solo euro sul bilancio dello Stato. Già, ma come?

IL DECALOGO M5S DI FIORAMONTI

Per la precisione, l’economista e viceministro Fioramonti lo ha fatto prima tramite il proprio account Facebook, dove ha pubblicato un vero e proprio decalogo e poi attraverso le frequenze di Radio Radicale. Dieci punti che vanno dalla lotta al precariato aumentando le tutele delle persone che cominciano un percorso accademico alle modalità di governance dei singoli atenei.

FINANZIARE LA RICERCA CON ALCOL, FUMO E ZUCCHERO

Ma il punto più interessante era senza alcun dubbio il numero 7: aggiungere 1 miliardo di euro al finanziamento di università e ricerca. «L’obiettivo», scriveva qualche settimana fa il viceministro, «concordato anche con le diverse parti sociali, è che la prossima Legge di Bilancio porti un incremento di finanziamento davvero significativo per il comparto università, il quale consenta innanzitutto di assumere un gran numero di nuovi ricercatori. Si tratta di un intervento aggiuntivo valutato almeno intorno a 1 miliardo di euro per stipendi, strutture, borse di studio e ricerca di base. A questo scopo abbiamo proposto più volte, e continueremo a farlo, l’introduzione di una serie di tasse di scopo su consumi dannosi alla salute (dalle bevande zuccherine ai superalcolici e alle sigarette)».

NON SOLO: ANCHE TASSA SUL LUSSO E SULL’INQUINAMENTO

L’esponente di M5S ha ribadito il medesimo concetto qualche giorno fa a Radio Radicale. Il viceministro, dopo aver ricordato che: «siamo tra i Paesi europei con il minor numero di laureati» e che investiamo appena l’1,2% del Pil in università e ricerca, ha annunciato che sta affinando la sua proposta di legge sul finanziamento degli atenei. «Occorre trovare – ha dichiarato Fioramonti – delle risorse da dedicare al sistema di ricerca e delle università pubbliche di alta formazione di questo Paese. L’ho detto già più volte: serve almeno un miliardo di euro da destinare alla ricerca l’università pubblica».

“PROVVEDIMENTI CHE NON INCIDANO SUL DEBITO PUBBLICO”

In quest’ultima occasione il viceministro M5S è andato un po’ più nel dettaglio: «La proposta di finanziamento che sto condividendo con gli altri colleghi di governo affinché si avvii un dibattito in preparazione per la prossima legge di bilancio consiste nel trovare delle risorse che non incidano sul debito pubblico che non incidono sul deficit. Insomma, provvedimenti fiscali che possono generare delle risorse che abbiano un doppio ruolo: da un lato creare l’opportunità di finanziamenti per la ricerca e l’alta formazione e dall’altro andare a scoraggiare consumi che oggi costituiscono comunque un costo per lo Stato, dal punto di vista della salute pubblica, dell’ambiente o della crescita delle disuguaglianze». «Stiamo parlando – ha concluso Fioramonti – di provvedimenti fiscali mirati nel contesto del lusso, delle scommesse, dei superalcolici, delle sigarette, delle bevande zuccherate, ma anche con una leggera tassa sui biglietti ieri che possano aiutare a rifinanziare in maniera dignitosa l’università e la ricerca la formazione pubblica in questo Paese».

QUALCHE NUMERO

Il Viceministro ha anche dato corpo alle ipotesi di tassazione, prevedendo numeri e relativi importi. Per quanto riguarda la “sugar tax” si parla di «dieci, quindici centesimi al litro indipendentemente dalla quantità di zuccheri o dolcificanti. Si potrebbero ottenere tra i duecentosettanta e quattrocentocinquanta milioni di euro. Poi – ha aggiunto -, se passassimo dallo zero e cinquanta a un massimo di un euro i voli nazionali e oscillando tra un euro e un euro e mezzo quelli internazionali per passeggero potremmo ottenere un totale che va dai centoquaranta ai duecento milioni di euro di incassi aggiuntivi l’anno, in pratica una mina imposta. Con l’aumento delle accise del trenta per cento inclusivo delle effetto dell’aumento dell’Iva sui superalcolici ma escludendo settori strategici come il vino e la birra si potrebbero ottenere altri venti milioni di euro».

SIGARETTE PIU’ CARE DI 10 CENTESIMI AL PACCHETTO

Quindi le lotterie: «aumentando soltanto dello zero virgola cinque per cento recupereremmo altri trecentottantacinque milioni di euro da dedicare alla ricerca d’alta formazione in Italia. Infine, con un aumento del prezzo al consumo di dieci centesimi al pacchetto di sigarette si potrebbe incrementare l’introito fiscale di circa trecentosessanta milioni tenendo conto di una possibile riduzione dei consumi di tabacchi per l’aumento del prezzo. La somma di tutte queste proposte potrebbe aiutarci a recuperare un totale che oscilla tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro l’anno. Queste risorse, come ho detto, andrebbero destinate quasi interamente se non interamente alla ricerca, all’università e All’alta formazione restituendo negli anni un dividendo in termini di sviluppo alla nostra generazione ma anche soprattutto alle generazioni future che altrimenti rischiano di trovarsi a vivere in un Paese costantemente strutturalmente in declino». Resta da chiedersi se un governo in campagna elettorale permanente e che sta per ultimare il piano di salvataggio della compagnia di bandiera con una parziale nazionalizzazione voglia davvero aumentare le tasse e scoraggiare gli spostamenti aerei.

 

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