Innovazione

Che cosa c’è per l’università e la ricerca nella legge di bilancio. Il post del viceministro Fioramonti

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Università digitale

Il post di Lorenzo Fioramonti, economista, vice ministro al ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca nel governo Conte, su che cosa contiene la legge di bilancio 2019 su università e ricerca

 

Con la legge di bilancio 2019, nonostante le limitazioni imposte dai vincoli europei legati al debito pregresso, il Governo fa passi avanti su università, formazione e ricerca. Le aspettative del settore erano tante, dopo decenni di tagli, e quindi si può comprendere la frustrazione di alcuni. Tutti speravamo di ottenere di più. Ma non si può negare che si sia cominciato ad invertire un trend.

In che modo? Tanto per cominciare, con la manovra di bilancio triennale il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), che finanzia le università italiane, salirà a 7.450 milioni di euro nel 2019, 7.617 milioni nel 2020 e 7.678 milioni nel 2021 (decisamente superiore all’ultimo decennio). Il FOE, Fondo per gli Enti di ricerca, salirà a 1.803 milioni nel 2019 (nel 2018 era di 1.697 milioni). Quello per Borse di Studio 2019 toccherà quota 246 milioni a fronte dei 236 del 2018: sono le cifre più alte mai raggiunte dagli stanziamenti specifici.

A differenza di quanto letto su alcuni giornali e blog, preme evidenziare come il Governo abbia varato un piano straordinario di reclutamento per i ricercatori di ‘tipo B’ (con 20 milioni di euro per il 2019 e di 58,63 milioni annui a decorrere dall’anno 2020), il quale ovviamente non viene toccato dal blocco assunzioni per la pubblica amministrazione, come vi ho già ricordato nel post precedente.

Inoltre ci sono ulteriori incentivi, in termini di deroga ai limiti assunzionali, sia per altri posti da RTDb (speriamo di arrivare ad un totale di 1500 entro l’anno) , sia per il passaggio dei ricercatori a tempo indeterminato con abilitazione al ruolo di professore associato, cui contiamo di dare ancora di più con una legge ordinaria a breve.

Sempre poi riguardo al reclutamento e alla progressione di carriera, è stata approvata una norma grazie alla quale le università che presentano un indicatore spese personale inferiore al 75% e un indicatore di sostenibilità economico-finanziaria superiore a 1,10 (la stragrande maggioranza, distribuite in tutta Italia) avranno una maggiorazione dei punti organico fino a un valore di 25 milioni per il 2019 e di ulteriori 25 milioni per il 2020. La distribuzione dei punti organico sarà effettuata con uno specifico decreto ministeriale.

Tali misure non risolvono certo la drammatica questione del sottofinanziamento di università e ricerca in Italia, nonché del precariato di cui si è abusato nel quindicennio precedente, ma pongono le basi perché si cambi direzione realmente, così da poter affrontare seriamente questa problematica all’interno del quinquennio di legislatura.

Abbiamo anche inserito dei provvedimenti per cominciare a risolvere le asimmetrie accademiche che hanno lasciato indietro parte del Mezzogiorno. Per questo abbiamo creato un fondo per i poli universitari tecnico-scientifici del Sud Italia, che si occuperà del finanziamento delle università di Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia, in cui sia presente almeno un dipartimento in discipline tecnico-scientifiche e sociologiche. Ma avremo anche la storica costituzione d’una scuola di studi superiori a Napoli finanziata con 8 milioni per il solo 2019 (50 milioni nel triennio). A Taranto abbiamo invece fortemente voluto il Tecnopolo del Mediterraneo, destinato a diventare un centro di eccellenza nell’ambito delle tecnologie verdi e dell’economia circolare per il quale vengono stanziati 9 milioni di euro dal solo Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, a cui si aggiungeranno altri finanziamenti mirati da parte di altri dicasteri.

La ricerca di base viene supportata anche dai 30 mln di euro in più all’anno per il CNR, che si aggiungono all’aumento di 10 mln del FOE, oltre ai 68 milioni già vincolati nei mesi scorsi da questo governo per assicurare l’assunzione di oltre 2000 precari della ricerca in tutta Italia. E poi c’è lo stanziamento per proseguire la ricerca sul cervello da parte dell’Istituto Levi-Montalcini.

Riguardo al blocco delle assunzioni nella PA, deve essere chiaro come ne siano esplicitamente esclusi gli RTD-B che divengono professori associati ed i concorsi in atto (oltre a tutti i reclutamenti a tempo determinato in generale e quelli a tempo indeterminato che siano fatti su punti organico precedenti al 2019). Per le altre categorie, considerando i normali tempi delle procedure, si tratterà di un ritardo di pochi mesi rispetto alla normalità.

La manovra include inoltre anche l’accantonamento di una piccola parte delle risorse a “garanzia” di ogni Ministero, ma è importante spiegare che il rischio che questo si trasformi in “tagli” è davvero minimo. Anche in questo caso, la richiesta è arrivata da Bruxelles, per un accantonamento complessivo di 2 miliardi, che incide sulla spesa del MIUR per 100 milioni. Questi fondi, che sono comunque in aggiunta a quanto stanziato dai governi precedenti e sono già disponibili, verranno definitivamente liberati dopo la revisione contabile di luglio e quindi in tempo per la decretazione ministeriale di spesa.

La strada per mettere formazione, università e ricerca al centro della vita del Paese è ancora lunga. Ma questo primo passo, nonostante la difficile situazione economica, va nella direzione giusta. Continuerò a confrontarmi quotidianamente con studenti, ricercatori, docenti e rettori, affinché la nuova vita dell’intero sistema sia decisa collegialmente, e l’Italia punti sulla ricerca quale principale fattore di sviluppo negli anni a venire.

(post pubblicato sul profilo Facebook di Fioramonti)

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