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Ecco gli inghippi in Italia sul Green Pass

Green Pass

Perché ci sono problemi e questioni irrisolte sul Green Pass in Italia

 

Le riaperture e il ritorno a una pseudo normalità si stanno trasformando in una corsa in salita e i Green pass sta diventato una chimera. E non solo per le preoccupazioni di medici e di virologi su una possibile quarta ondata favorita dalla nuova variante indiana.

Ecco tutte le ultime novità-

Green pass nel decreto Riaperture 

Il governo, con il decreto Riaperture, ha permesso agli italiani di tornare a una vita quasi normale, seppur contingentata dal coprifuoco. Il decreto introduce uno strumento, il Green Pass (Certificato verde o Passaporto vaccinale), che consente gli spostamenti tra regioni di colore diverso anche senza una delle motivazioni previste dalle autocertificazioni (salute, lavoro o urgenza). Il “green passdovrebbe essere in formato cartaceo o digitale e avere una durata di sei mesi per i vaccinati e i guariti dal Covid e di 48 ore per chi si sottoporrà a test antigenico o molecolare con esito negativo. 

Green Pass: a chi chiederlo?

Il condizionale è d’obbligo perché è difficile capire a chi si dovrebbe chiedere il rilascio del Green Pass. Per le persone guarite, il certificato dovrebbe essere rilasciato dalla struttura presso la quale è avvenuto il ricovero del paziente o, per i non ricoverati, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta. Chi si sottoporrà a tampone antigenico rapido o molecolare con esito negativo dovrebbe avere una certificazione rilasciata dalla struttura che ha effettuato il tampone. Per i vaccinati la certificazione dovrebbe essere compilata dalla struttura presso la quale è stato effettuato il vaccino. Addirittura il documento dovrebbe confluire nel fascicolo sanitario elettronico. Come scrive Repubblica sono pochissime le Regioni che, sulle piattaforme dedicate al Covid, hanno già previsto il rilascio del documento di avvenuta somministrazione di entrambe le dosi. La Regione Lazio ne ha caricati 500 mila e in 250 mila lo hanno già scaricato. Ma chi ha terminato il ciclo vaccinale, o chi si è ammalato ed è guarito prima dell’entrata in vigore del Green Pass a chi può chiederlo? In molti si sono rivolti ai medici di base ricevendo, però, risposta negativa. 

Garante della Privacy: “Gravi criticità per i pass vaccinali”

Lo scorso 23 aprile il Garante della Privacy ha espresso tutti i suoi dubbi sulla legittimità del rilascio di un pass vaccinale. “La norma appena approvata per la creazione e la gestione delle “certificazioni verdi”, i cosiddetti pass vaccinali, presenta criticità tali da inficiare, se non opportunamente modificata, la validità e il funzionamento del sistema previsto per la riapertura degli spostamenti durante la pandemia – si legge sul sito dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali -. È quindi necessario un intervento urgente a tutela dei diritti e delle libertà delle persone”. Questa è l’indicazione del Garante per la protezione dei dati personali contenuta in un avvertimento formale e trasmesso al Presidente del Consiglio dei ministri e a tutti i Ministeri e agli altri soggetti coinvolti nella formulazione del pass vaccinale. Il Decreto Riaperture, quindi, non garantisce “una base normativa idonea per l’introduzione e l’utilizzo dei certificati verdi su scala nazionale, ed è gravemente incompleto in materia di protezione dei dati, privo di una valutazione dei possibili rischi su larga scala per i diritti e le libertà personali”.

FIMMG: “Folle chiedere ai medici di rilasciare certificazioni che non esistono 

A questo punto i Medici di Medicina Generale, che già in passato hanno protestato per la considerazione del loro ruolo all’interno della gestione della pandemia e della campagna vaccinale, hanno alzato le barricate. “Il Garante della privacy ha fatto dei rilievi precisi al decreto giudicando illegittimo un certificato di questo genere – spiega Renzo Le Pera, vicesegretario nazionale della Fimmg a Repubblica -. E, d’altra parte. non vedo perché dovremmo essere noi a prenderci responsabilità che non ci competono. Io posso rilasciare un certificato di avvenuta vaccinazione se io somministro il vaccino, ma se lo fa una struttura pubblica è lì che viene rilasciata la documentazione che attesta data, dose e tipo di vaccino. Così, per chi ha avuto il Covid: tocca al Dipartimento di salute pubblica rilasciare al paziente la comunicazione di uscita dall’isolamento dopo la guarigione. E quello fa fede. Trovo folle chiedere a noi medici di famiglia di rilasciare certificazioni che non esistono”. 

SNAMI: “No a un aggravio di lavoro”

Se il sindacato FIMMG si è avvalso del parere del Garante della privacy per motivare il suo rifiuto i medici dello SNAMI sono stati più diretti. Come si legge sul sito del sindacato dei medici il rilascio dei certificati “comporterà una serie di richieste nei nostri confronti – dice Angelo Testa, presidente nazionale Snami -, con ulteriore aggravio burocratico, seppur in regime libero professionale, alla nostra giornata lavorativa in impegno cresciuto all’ennesima potenza”. La preoccupazione, dunque, è quella di essere sommersi di richieste alle quali si teme di non poter far fronte. “Qualcuno probabilmente pensa che il medico di medicina generale abbia poco da lavorare per cui possa farsi carico di qualsiasi ulteriore incombenza – commenta Roberto Carlo Rossi, presidente regionale Snami Lombardia e Presidente dell’Ordine dei Medici di Milano -.  In realtà siamo in prima linea nella battaglia contro la pandemia da Covid-19 per cui siamo stati i primi a pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane. I medici di famiglia sono diventati quasi sempre l’unico punto di riferimento sanitario e assistenziale per centinaia di migliaia di pazienti. In una giornata lavorativa si è aggiunto un tempo infinito per rispondere a mail, messaggi, telefonate e cercare di fronteggiare le carenze evidenti del sistema al fine di non lasciare sole le persone colpite da CoViD19 e tutti gli altri fragili”. 

Federbalneari: “Green Pass ci restituirà competitività”

Dal lato opposto della barricata ci sono gli albergatori che arrivano da un inverno economicamente disastroso. “Avere la maggior parte delle regioni in giallo e potere andare da una all’altra ci consente di immaginare una ripartenza – dice all’Ansa il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca -. Almeno per il turismo interno, ma non è affatto così per quello straniero”. Federbalneari, registra un boom delle prenotazioni negli alberghi di mare, e chiede al ministro Massimo Garavaglia di accelerare l’iter per il rilascio del green pass, che potrà salvare l’estate degli stranieri in vacanza in Italia, un settore che vale 11,2 miliardi per il sistema turistico nazionale. “Il Green pass – dice il presidente Mauro Maurelli all’Ansa – ci consentirà di essere competitivi a livello europeo, soprattutto nei confronti di questi paesi che si stanno già muovendo in questa direzione: in primis la Grecia, vera e propria promotrice dell’iniziativa, ma anche come Spagna, Croazia, Austria, Polonia, Danimarca, Estonia e Finlandia”.

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