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Che fine ha fatto il Fascicolo elettronico sanitario?

Digitale Covid

Il Fascicolo elettronico sanitario resta al palo. Storia di un scandalo. L’approfondimento di Maria Scopece

 

Il caso Aria, la società di Regione Lombardia che ha avuto gravi difficoltà nella gestione della campagna vaccinale e i cui vertici sono stati azzerati, ha fatto emergere tutte le difficoltà della sanità italiana nel necessario percorso di digitalizzazione. 

La digitalizzazione della sanità nel PNRR

Il Piano nazionale di resistenza e resilienza (Pnrr) il documento che definisce le linee e le modalità di intervento in merito ai fondi comunitari di Next generation Eu, prevede lo stanziamento di 21,2 miliardi di euro per il settore della sanità, questi 350 milioni all’anno saranno destinati alla digitalizzazione di 177 strutture ospedaliere di primo livello e al rafforzamento di infrastrutture e gestione dei dati a livello regionale e centrale.

Cos’è il Fascicolo Sanitario Elettronico 

Uno degli aspetti più importanti della digitalizzazione della sanità italiana riguarda il Fascicolo sanitario elettronico (FSE). Il Fascicolo sanitario elettronico (FSE) è uno strumento digitale che registra e archivia la storia della vita sanitaria dei cittadini, dunque gli esami svolti con i relativi referti, i farmaci acquistati, le malattie, gli infortuni, le eventuali allergie ai farmaci e le terapie sostenute. Tali dati sono condivisi con i professionisti sanitari al fine di garantire un servizio efficiente. Le Regioni ricevono e gestiscono i dati dei fascicoli dei propri cittadini. Il FSE è stato istituito con il DL Crescita 2.0 nel 2012 dal Governo Monti quando al Mise c’era Corrado Passera.

La diffusione del FSE per Regione 

In Italia la diffusione e l’utilizzo da parte dei medici non è pienamente soddisfacente e, come spesso accade, varia molto da Regione a Regione.

Stando ai dati del Governo vi sono regioni più virtuose come Toscana, Friuli Venezia Giulia e Veneto ed altre molto indietro come Campania, Basilicata e Abruzzo.

In 10 regioni è attivato da meno della metà dei cittadini, in 6 regioni è inchiodato all’1% e quindi non è neppure partito e solo in 4 regioni più della metà dei cittadini lo usano.

L’intervento del ministro Speranza: al via la transizione sanitaria

Il ministro della salute Roberto Speranza, nel suo intervento in Parlamento nel quale ha riferito circa le linee programmatiche del suo dicastero, ha parlato della necessità di affiancare alla transizione ecologica la transizione sanitaria. “Far entrare l’assistenza sanitaria nel futuro digitale – ha spiegato il ministro – può consentire risparmi sul fronte dei costi pubblici e aiutarci ad affrontare l’invecchiamento della popolazione”. L’obiettivo indicato dal ministro è ammodernare il sistema sanitario nazionale e l’assistenza, potenziando il digitale e della Telemedicina oltre che dei servizi sul territorio. 

In Italia 32 milioni di fascicoli sanitari elettronici 

Un aspetto cruciale, ha detto il ministro, sarà implementare l’utilizzo del fascicolo sanitario elettronico. Un anno e mezzo fa il numero di fascicoli attivati era di poco superiore ai 12 milioni, rileva Speranza, ma oggi siamo a 32 milioni. “Ciò che ora serve sempre di più – ha aggiunto il ministro Speranza – è una centrale di calcolo in grado di elaborare la grande quantità di dati che abbiamo per ricavarne informazioni esaustive e puntuali destinate a supportare una governance più efficace del Ssn, e soprattutto la costruzione di analisi e scenari. Questi mesi ci hanno insegnato che i modelli predittivi sono indispensabili per prendere decisioni da cui dipende la vita di tutti”.

Cosa dice il Pnrr sul FSE 

Il Pnrr propone un programma a tappe. Prima di tutto il rafforzamento e l’evoluzione di piattaforme regionali per il trattamento e l’archiviazione dei dati del FSE. Si svilupperanno piattaforme di telemedicina per tappe e di quattro nuovi flussi. Saranno potenziate le infrastrutture tecnologiche centrali del ministero e ci sarà una parte dedicata alla gestione dei Big Data e dell’intelligenza artificiale. Per questo investimento si prevede 1 miliardo di euro, di cui 520 milioni già disponibili e 430 milioni di risorse nuove.

Le critiche di Confindustria digitale 

Critica Confindustria digitale in merito all’impulso del Pnrr per la digitalizzazione della sanità italiana. “Purtroppo la versione ora in esame evidenzia una carenza di approfondimento tecnico proprio sulla parte di che riguarda la sanità digitale, inserita nell’ambito di Missione 6 – Salute, in cui l’Ana e l’Fse non vengono neanche citati – dice Cesare Avenia, presidente di Confindustria digitale, in un’intervista su Affari & Finanza -. Il problema è che la digitalizzazione della sanità non è un tema sanitario ma chiede competenze tecniche e manageriali. Per questo sarebbe molto più opportuno se venisse inserito nella Missione 1, quella relativa alla trasformazione digitale del paese”.  Un altro punto debole che rileva il presidente di Confindustria Digitale è quello sulla centrale di calcolo, argomento citato anche dal ministro della Salute. “È una dichiarazione quanto meno tardiva che non coglie a mio avviso il cuore del problema – continua Avenia -. Fondamentale, infatti, non è istituire un nuovo centro di calcolo che si andrebbe ad aggiungere alle migliaia già presenti nella PA, ma dare finalmente concretezza al disegno generale espresso dall’Agenda Digitale. Oggi abbiamo Regioni e ASL che sono assolutamente best practice in materia di sanità digitale accanto a situazioni locali di grande arretratezza”.  

Le critiche di Pillon (ISS)

Sono arrivate critiche ai contenuti del Pnrr in materia di digitalizzazione della sanità anche da Sergio Pillon, membro del gruppo di lavoro Tecnologie innovative per il contrasto al Coronavirus dell’Istituto superiore di sanità e fra gli estensori delle linee di indirizzo nazionali sulla telemedicina. “Il primo punto debole è che digitalizzazione e telemedicina sono presenti quasi solo nei titoli del Pnrr: noi dobbiamo puntare a un Ssn finalmente digitale e senza carta, invece usiamo ancora i fax, e ne usiamo montagne – dice Pillon in un’intervista a Fortune Italia -. Per avere un sistema sanitario paper-less occorrono sistemi di archiviazione e gestione dei dati. Il fascicolo sanitario elettronico deve decollare, e doveva essere il centro del Pnrr. Invece lo è soltanto a parole”. Le priorità, secondo Pillon,  non sono quelle elencate nel Pnrr. “Poi si parla di acquistare 2000 nuove grandi apparecchiature per sostituire quelle vecchie di 5 anni, ma io una Tac di 6 anni la terrei – continua l’esperto -. Piuttosto, rinnoverei tutti i pc degli ospedali, che vi garantisco sono ‘a pedali’. Le reti digitali ospedaliere sono obsolete. E anche la digitalizzazione dei Dipartimenti di emergenza (Dea) è un falso problema. Il punto è non farci arrivare i pazienti, potenziando il territorio grazie al digital. Nel piano, poi, non si parla di supporto all’intelligenza artificiale”. 

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