“Mi si nota di più se non vado o se vado e me ne sto in disparte?” Il dilemma morettiano potrebbe calzare a pennello a Critterz, pellicola che sarebbe dovuta arrivare al Festival di Cannes la scorsa settimana e far parlare di sé per essere il primo film realizzato da un algoritmo. Invece, calato il sipario sulla platinata kermesse della riviera francese, dell’opera nemmeno l’ombra. E si parla dunque della sua assenza.
TUTTA COLPA DI OPENAI?
Critterz era stato annunciato con un unico obiettivo: dimostrare che l’AI possa essere messa alla prova persino con l’arte e sia capace di realizzare qualcosa che, nelle intenzioni di OpenAi (la software house di Sam Altman nota per ChatGpt), avrebbe dovuto rivaleggiare con le note e amate pellicole della Pixar.
Un vero e proprio assalto alla dirigenza hollywoodiana capace di lasciare sulla graticola grafici, programmatori, direttori della fotografia, coloristi, tecnici del suono e persino registi così preoccupati per il loro futuro da essere scesi più volte in piazza per ottenere rassicurazioni dalle major. Del resto la tenuta occupazionale nell’industria del cinema non è mai stata così a rischio da quando le intelligenze artificiali hanno iniziato a muoversi pure tra spartiti e copioni.
E Critterz avrebbe dovuto testimoniare proprio questo, ovvero che è possibile realizzare uno Shrek, un Coco o un Cattivissimo Me spendendo cifre irrisorie se ci si avvale non di professionisti in carne e ossa ma di infaticabili algoritmi pronti a scopiazzare qua e là dallo scibile umano pur di dare corpo al prompt che viene chiesto di trasformare in progetto cinematografico.
CRITTERZ NON SI VEDE E PER IL CINEMA È UNA BUONA NOTIZIA
Il fatto che Critterz non si sia visto a Cannes permette insomma ai professionisti che animano il comparto di tirare il proverbiale sospiro di sollievo. Purtroppo però la sua assenza non è frutto di un ravvedimento in zona Cesarini di OpenAi, quanto piuttosto della decisione di Altman, giunta improvvisa, di chiudere Sora, il modello per la creazione di video che la software house aveva iniziato a sviluppare sacrificato per concentrare risorse umane ed economiche negli agenti AI ed evitare il sorpasso della connazionale Anthropic.
La fine di Sora ha impattato notevolmente sulla realizzazione del cortometraggio, che nei piani sarebbe già dovuto essere ultimato. Un’altra opera simile, più modesta, era stata realizzata dal team utilizzando Dall-E, sempre di OpenAI, ma limitato alle foto. Sora dunque avrebbe dovuto permettere lavori notevolmente più complessi. La fine di Sora ha anche avuto ripercussioni su Disney che, è noto, aveva stretto una partnership con la software house di Sam Altman investendovi un miliardo.
E ORA?
I produttori Chad Nelson, che lavora anche come creative strategist per OpenAi, e James Richardson hanno dichiarato a Bloomberg di essere rimasti a piedi, alla ricerca di un nuovo partner tecnologico per completare il film nella speranza di distribuirlo nel primo trimestre del prossimo anno. Parallelamente, avendo perso ogni interesse in merito, la software house di Sam Altman non produrrà né finanzierà il progetto che proseguirà dunque come pellicola indipendente.
Richardson continua a voler perseguire il proprio obiettivo, ovvero dimostrare che un film simile che, normalmente, richiederebbe l’impiego di 200 – 300 professionisti per quattro anni di lavoro possa grazie all’Ai essere girato in nove mesi da appena 15 persone. Pare la sinossi di un’opera di fantascienza, invece potrebbe essere il bruttissimo futuro che attende le maestranze del mondo del cinema, destinate a finire in mezzo alla strada proprio come i dipendenti di Microsoft, Meta, Oracle Amazon, Salesforce, Pinterest e altre Big Tech per lo più statunitensi che nell’ultimo periodo stanno licenziando a tutto spiano per fare posto agli algoritmi.







