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Perché Tim, Vodafone, Wind e Iliad bussano a denari con il governo sul 5G

5g

Entro il 30 settembre gli operatori dovranno versare allo Stato circa 4,8 miliardi come contropartita dell’asta con cui si sono aggiudicate le frequenze per il 5G nel 2018. La richiesta di Asstel: rateizzare il pagamento

 

In arrivo per Tim, Vodafone, Iliad e Wind Tre il conto da pagare per l’asta stellare delle frequenze per il 5G. Ovvero l’ultima rata del maxi-debito per le licenze pari a 4,8 miliardi di euro.

E se le casse dello Stato si preparano a ridere, quelle degli operatori non proprio.

Proprio per questo le telco “sono in attesa, incrociando le dita nella speranza che possa arrivare una rimodulazione, con rateizzazione, di quello che altrimenti sarebbe un salasso. È vero che questo pagamento era previsto ab origine: da quel 2018 in cui si è chiusa l’asta. È altrettanto innegabile però che sia figlio di un processo iniziato e concluso in un pre-Covid che appare lontano un’era geologica” scrive il Sole 24 Ore.

Da qui l’intervento di Asstel. L’associazione di categoria presieduta da Massimo Sarmi ha chiesto infatti al Mef e all’Agcom di rateizzare il maxi-debito per le licenze in scadenza a settembre 2022, allineando i pagamenti ai tempi di effettiva realizzazione delle reti. Senza dimenticare che, nel frattempo, c’è stata la crisi Covid.

“Passata la legge di bilancio, la speranza delle compagnie telefoniche è tutta riposta sul decreto Milleproroghe” sottolinea il quotidiano confindustriale.

Tutti i dettagli.

L’ASSEGNAZIONE DELL’ASTA PER IL 5G

Dobbiamo tornare quindi indietro nel tempo al 2 ottobre 2018, quando alle 17.30 si è chiusa la procedura per l’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze per il 5G avviata il 13 settembre. L’incasso  record che lo Stato si è portato a casa è di 6,5 milioni di euro.

Si tratta di una cifra di gran lunga superiore a quanto auspicato dallo Stato inizialmente, che si attendeva 4 miliardi di introito minimo (come previsto nella Legge di Bilancio). L’ammontare finale ha superato del 164% il valore delle offerte iniziali e del 130,5% la base d’asta.

QUANTO AVEVANO SBORSATO TIM, VODAFONE, WIND TRE E ILIAD PER IL 5G

Scendendo nei particolari, a riscuotere maggior successo, come si legge sul sito del Mise, furono: i lotti per la banda 700 MHz FDD hanno raggiunto la quota di 2.039.909.188,00 euro; i lotti per la banda 3700 MHz hanno raggiunto quota pari a 4.346.820.000,00 euro; i lotti per la banda 26 GHz hanno raggiunto la quota di 163.693.070,00 euro.

Nello specifico, Tim e Vodafone avevano speso 2,4 miliardi, Iliad 1,2 miliardi mentre Wind Tre e Fastweb rispettivamente 516,5 milioni e 32,6 milioni di euro.

COME PAGARE?

“Se quanto pagare è disceso dalla procedura competitiva, — ha ricordato il Sole 24 Ore — come pagare era già stato previsto dalla legge di bilancio per il 2018 (l’ultima di Gentiloni) che ha concesso di spalmare gli esborsi nel tempo: «1.250 milioni di euro per l’anno 2018, 50 milioni di euro per l’anno 2019, 300 milioni di euro per l’anno 2020, 150 milioni di euro per l’anno 2021 e la restante quota» nel 2022″.

“Eccola la maxirata in arrivo, leggibile anche nei numeri dei bilanci delle telco consultati dal Sole 24 Ore. Perché se Fastweb ha già pagato, Tim conteggia fra le passività correnti 1,738 miliardi entro settembre 2022 (dopo i 19 milioni entro settembre 2019, 110 milioni per l’anno successivo e 55 milioni per il 2020). Riguardo a Vodafone Italia nel consolidato chiuso il 31 marzo 2021 si legge di 1,663 miliardi di euro; per Wind Tre l’esborso previsto è di 334 milioni e per Iliad si legge di «euro 27.366 e 985.886 migliaia circa rispettivamente nel 2021 e 2022»” rileva il quotidiano confindustriale.

LA RICHIESTA DI ASSTEL

Ma gli operatori avevano già chiesto al governo di rivedere le scadenze dei pagamenti delle licenze.

“Già nel 2020 e nel 2021 avevano chiesto di posticipare il pagamento delle rate. Adesso però, il problema non solo è diventato stringente, ma anche di dimensioni ragguardevoli. A settembre del prossimo anno andrà a scadenza l’ultimo pagamento, una maxi-rata da 4,8 miliardi di euro per tutti gli operatori. Un peso enorme per i conti già provati” scriveva Il Messaggero il mese scorso.

Pertanto, come scritto in apertura, il presidente di Asstel, Massimo Sarmi, ha rivolto al titolare del Tesoro Daniele Franco e all’Agcom la richiesta di considerare l’opzione di rimodulazione delle scadenze di pagamento degli oneri per le frequenze 5G.

“E la stessa Agcom nella precedente consiliatura, cui Asstel si era rivolta, aveva segnalato a metà luglio 2020 la questione ai ministri Gualtieri e Patuanelli, allora titolari dei dicasteri di Economia e Sviluppo economico” ha aggiunto il Sole 24 Ore.

“Per adesso, però, nella legge di Bilancio non è arrivato nessun “salvagente” per le società di tlc. Del resto, trovare una “copertura” di quelle dimensioni non è semplice. La manovra di quest’anno vale 30 miliardi di euro. E sono già tutti impegnati dal fisco alle pensioni. Al Parlamento è stata riservata una dote di soli 600 milioni per gli emendamenti. Non solo sarebbero insufficienti, ma difficilmente potrebbero coprire un’unica voce di spesa. Il sentiero, insomma, è stretto. Una soluzione tecnica, che il ministro Franco pure avrebbe preso in considerazione, potrebbe essere lasciare i 4,8 miliardi sul 2022 per «competenza», permettendo invece una rateizzazione solo «per cassa» nei tre anni successivi” sottolinea Il Messaggero.

“Da fonti governative si apprende che una decisione non è stata ancora presa e le valutazioni sono in corso. Di sicuro il Milleproroghe potrebbe essere l’eventuale veicolo, con un emendamento governativo” conclude il quotidiano confindustriale.

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