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The Sandbox, perché c’è chi spende soldi (veri) per una zolla virtuale?

The Sandbox

The Sandbox. Il nome, soprattutto in ottica di un investimento immobiliare, non è dei migliori. “Scatolone di sabbia” rimanda, anzi, ad alcune delle pagine meno gloriose della nostra storia. Ma ha un suo perché: nel mondo videoludico, difatti, i sandbox sono quei videogame che permettono al giocatore di sperimentare e costruire da sé il proprio gioco e il proprio universo virtuale. Proprio come quelle vasche piene di sabbia che gli americani talvolta mettono in giardino per far divertire i bimbi come se fossero al mare, liberi di scavare piste per biglie e costruire castelli.

LA NUOVA FRONTIERA DELL’INVESTIMENTO IMMOBILIARE?

Intendiamoci, i sandbox non li hanno inventati ieri e fin qui non ci sarebbe alcuna notizia di rilievo. Ma i creatori di The Sandbox mirano a costruire una comunità che investa soldi veri (criptovalute) in proprietà fittizie. O meglio, virtuali. Con tanto di blockchain (immancabile) a garantire che un blackout dei server non possa far sparire tutto, azzerando il catasto videoludico e bruciandovi il sudatissimo atto di compravendita, firmato coi soldi del vostro stipendio.

COME FUNZIONA THE SANDBOX

Per mettersi alla prova, spiegano gli autori, è sufficiente iscriversi su gamemaker.sandbox.game e scaricare il software Game Maker, già reso disponibile in versione Alpha: una volta entrati ci si potrà sbizzarrire nella realizzazione di un gioco utilizzando come unità di misura della propria creatività i voxel, pixel volumetrici (o se si preferisce piccoli cubi) che permettono di creare mondi e personaggi.

L’USO DELLE CRIPTOVALUTE

Per utilizzare Game Maker è necessario disporre di un wallet Ethereum, un portafogli virtuale legato alla blockchain (un registro pubblico digitale a prova di manomissione), tecnologia attraverso cui sarà garantita la proprietà di ogni oggetto, personaggio, costruzione o videogame, tanto quanto la compravendita ad altri utenti o ad aziende, che avverrà utilizzando la valuta digitale di The Sandbox chiamata $SAND.

NON VORRESTE UNA VILLETTA CON VISTA SUPER MARIO?

The Sandbox vende gli appezzamenti di terra del metaverse, definiti LAND (ciascun lotto corrisponde a uno spazio di 96x96x128 metri, vale a dire 3072x3072x4096 voxel). La compravendita è stata avviata lo scorso anno: a quanto pare, mentre l’umanità era chiusa in casa per la pandemia, gli affari immobiliari sono proseguiti online, sul piano virtuale. Nel vero senso della parola. In totale gli appezzamenti sono 166mila e, sebbene teoricamente sarebbero infiniti, ovviamente chi tiene le redini del progetto non ha interesse ad aumentarli, per evitare il crollo dei prezzi. I prezzi, anzi, continuano a salire: appezzamenti virtuali che ieri valevano 40 dollari oggi sono venduti a mille. Globalmente questa compravendita di zolle virtuali ha già generato un valore superiore a 20 milioni di dollari.

PERCHÉ COMPRARE UN TERRENO SU THE SANDBOX?

Ma qui si torna alla domanda del titolo. Perché una persona (sana di mente) dovrebbe spendere soldi veri per un terreno virtuale? The Sandbox prevede un modello di business molto più astuto di Second Life, una delle prime piazze virtuali dell’era di Internet. Non si limita a darvi un terreno, ma anche la possibilità di programmare il vostro videogioco. E allora il meccanismo alla base delle compravendite inizia ad avere un senso: potreste per esempio acquistare un “set” (tipo quelli cinematografici) da chi è parecchio bravo e ha creato un bel castello o un paesaggio western, per ambientarci il vostro videogame e far pagare il biglietto a chi vuole provarlo o acquistarlo. O, ancora, gli influencer potrebbero aprire un proprio flagship store su questo pianeta virtuale, interagire così coi propri utenti e reclamizzare il proprio personal brand. Per esempio, presto il Manchester City userà il proprio appezzamento per mettere in piedi un social club virtuale. O, ancora, come accade nella realtà, il motivo che potrebbe spingervi a sborsare soldi reali per un oggetto virtuale potrebbe essere la mera speculazione: affittare la terra digitale a chi ha creato un gioco e ha bisogno dell’ambiente in cui ospitarlo. Perché, come dicevamo prima, al momento gli “slot”, i lotti insomma, sono 166mila e chi vuole costruire il proprio videogioco ha bisogno di spazio…

UN FONDO DA DUE MILIONI DI DOLLARI

In tutto questo, gli sviluppatori mettono sul piatto anche un fondo da due milioni di dollari a sostegno delle migliori idee imprenditoriali e videoludiche. Permetterà di finanziare, con cifre comprese tra 4mila e 30mila dollari, le 100 proposte più innovative e avvincenti. Ci sarà anche una sorta di percorso di incubazione e accelerazione che fornirà consulenza durante le fasi di sviluppo, oltre a promuovere la pubblicazione degli stessi videogame sulla piattaforma. Una iniziativa tutt’altro che secondaria, nell’economia di The Sandbox, se si pensa che l’analogo fondo italiano voluto dai 5 Stelle e in partenza a fine mese, il First Playable Fund (ne abbiamo parlato qui), in totale è di 4 milioni di euro.

E dato che per alimentare una community che ha appena iniziato a formarsi servono immancabilmente i VIP, la società controllante Animoca Brands ha già ingaggiato Patrick Methe, game director di Far Cry 4, Far Cry 5 e Far Cry New Dawn. Un regista videoludico di tutto rispetto, che con le sue creazioni dovrà riuscire ad attrarre nuovo pubblico. Intanto, sono già arrivate software house storiche come Square Enix (Final Fantasy e Dragon Quest) e Atari (nota più per i suoi fallimenti). Mentre tra gli investitori figurano Chris Ye, CEO di Uken Games, Michael Witz, fondatore di Redemption Games, Tyler Winklevoss, co-fondatore di Gemini Exchange e creatore della primissima versione del social network poi divenuto Facebook e anche Ken Howery, co-fondatore di Paypal. Insomma, nomi di peso. Ora bisognerà capire se questo The Sandbox resterà uno scatolone di sabbia o inizierà a valere come se fosse zeppo di pietre preziose. Siete pronti a scommetterci le vostre criptovalute?

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