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Tesi e controtesi di Tim, Open Fiber e Vodafone al convegno di Fratelli d’Italia sulle reti tlc

Chi c’era e che cosa si è detto al webinar “Le nuovi reti per l’industria italiana e per i consumatori” organizzato da Fratelli d’Italia.

“Il tema centrale è la digitalizzazione. Se siamo bravi nei prossimi anni avremo una grande accelerazione nell’ammodernamento della PA e della burocrazia”. Queste le parole di Giorgia Meloni al webinar “Le nuovi reti per l’industria italiana e per i consumatori” organizzato da Fratelli d’Italia. All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, Vittorio Colao, ministro per la Transizione Digitale, Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica, Franco Bassanini, presidente Open Fiber, Aldo Bisio, amministratore delegato di Vodafone Italia, Luigi Gubitosi, amministratore delegato di Tim, Maximo Ibarra, amministratore delegato di Sky Italia, Franco Gabrielli, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Servizi e alla Sicurezza, e Adolfo Urso, senatore e viccepresidente del Copasir.

Giorgia Meloni: “Rete unica in fibra di proprietà pubblica”

“Fratelli d’Italia è un partito di governo, pronto a governare questa nazione – ha detto Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia -. Ci interroghiamo da sempre in merito a questioni strategiche. È quella della tutela dei dati dei nostri cittadini lo è”. Giorgia Meloni, intervenuta al termine del convegno, ha messo in chiaro quale sia l’approccio del suo partito al tema, centrale anche nel PNRR, della digitalizzazione, delle TLC e della tutela dei dati dei cittadini. “La rete unica in fibra deve essere di proprietà pubblica, non verticalmente integrata, dividendo la proprietà della rete dalla vendita del servizio. Una volta tanto gli europeisti siamo noi, visto che è quello che prevede l’Unione europea – ha aggiunto la leader di Fratelli d’Italia– Anche la commissaria Vestager è stata chiarissima da questo punto di vista. E’ quello che accade nelle nazioni europee. È un elemento per cui un governo serio non puo’ girarsi dall’altra parte, e spero davvero in Mario Draghi”.

Adolfo Urso: “I dati sono l’energia del futuro”

Anche il vicepresidente del Copasir, Adolfo Urso, senatore del partito presieduto da Meloni, suggerisce un ingaggio pubblico più concreto nella gestione dell’economia delle reti. “Se c’è tanta attenzione da parte di tanti soggetti stranieri nei nostri confronti è perché noi come Italia siamo centrali, in modo particolare nella rete. Nel campo dell’economia digitale e dell’energia green noi possiamo lanciare una sfida al mondo – ha detto Urso -. Quindi bisogna tornare a ricostituire una società come la vecchia Telecom, una azienda a controllo pubblico che realizzi le reti a banda larga. E questo lo possiamo fare con uno Stato stratega che indica la strategia del Paese. Questo è il campo del futuro. L’Italia può diventare l’hub dei dati nel mondo e la loro protezione è decisiva per il futuro. I dati sono l’energia del futuro”. Il presidente di Fare Futuro, in tema di investimenti programmatici, ha ricordato che “Interoute è stata ceduta inopinatamente, se ce ne riappropriassimo potremmo diventare la dorsale europea” e ha sottolineato l’importante ruolo di Sparkle, società dei cavi del gruppo Tim “che ha cambiato un ad l’anno”.

Federico Mollicone (FdI) “La sovranità digitale è il punto chiave dei prossimi anni”

Secondo l’ultimo rapporto di Open Fiber solo il 25% del totale delle unità abitative e meno del 25% del totale dei Comuni ha un’adeguata copertura digitale, la copertura della fibra a casa rappresenta solamente il 17% della copertura totale. A sottolinearlo è stato Federico Mollicone, responsabile Innovazione di Fratelli d’Italia. “L’Italia e l’Europa hanno un ritardo decennale rispetto alle “superpotenze” digitali – ha detto Mollicone -. L’intelligenza artificiale, il diritto ad essere connessi e gli altri diritti digitali, l’etica degli algoritmi e del loro processo di sviluppo, il sostegno all’impresa innovativa, la necessità di una sempre più stretta connessione fra ricerca e impresa, una più incisiva tassa sui servizi della Rete: la Sovranità Digitale è il punto chiave degli anni a venire”.

Aldo Bisio (Vodafone): “Non serve rete unica ma regia unica”

Se le opinioni degli esponenti politici convergono su un maggiore peso dello Stato nella gestione delle TLC le voci dell’impresa chiedono lo Stato diriga la regia della transizione digitale. “Più che di rete unica si deve parlare di rete con architettura e regia unica, bisogna liberare la competizione con lotti di dimensione medio piccola dando la possibilità di investire anche a operatori più piccoli, facendo acquisire al sistema molta più resilienza”. A dirlo è l’ad di Vodafone Aldo Bisio. “Le reti – ha aggiunto il numero uno di Vodafone Italia – devono essere finalizzate a dare un servizio alla comunità e a far prosperare la nostra società. Servono skill adeguate, moltiplicare per 2 volte e mezzo gli specialisti, dobbiamo avere il 100 per cento dei servizi pubblici o dei dati medici onlin”. La strategia è quella di adottare “il concetto di Very High Capacity Network‘ adottato dall’Europa secondo il principio della neutralità tecnologica, che lascia al mercato l’ottimizzazione del mix di tecnologie più opportuno per indirizzare i bisogni dei cittadini e delle imprese. Lo Stato può spendere di meno e i cittadini possono avere coperture in tempi decisamente più rapidi”.

Franco Bassanini (Open Fiber): “Rete Unica espone a rischio di monopolio”

Ancora più netto è il commento del presidente di Open Fiber, Franco Bassanini in merito alla proposta di rete unica nazionale. “La mia personale convinzione è che una Rete Unica potrebbe essere utile al Paese ma non se si trattasse di un ritorno al monopolio verticalmente integrato, sia per il rischio di un intervento delle autorities italiane ed europee, sia per il rischio di tornare alla logica di chi ha interesse a diluire nel tempo la migrazione dal rame alla fibra per tutelare un suo asset aziendale – dice Bassanini -.O si va verso una rete unica non verticalmente integrata, neutrale e in grado di effettuare le migrazioni dalle reti di vecchia generazione a quelle di nuova generazione oppure bisogna trovare strumenti e incentivi per accelerare la copertura del paese da diversi soggetti concorrenti”. L’Italia sconta gravi ritardi uno dei quali è non aver ritenuto strategiche le tlc e aver permesso la totale privatizzazione. “Mentre l’energia fu ritenuta strategica e fu fatta conservando il controllo allo Stato in Eni ed Enel, nel caso delle tlc si ritenne che non fossero altrettanto strategiche e la privatizzazione fu totale – ha aggiunto Bassanini -. Quattro anni fa quando è nata Open Fiber nella digital connetivity eravamo al penultimo posto in Europa”.

Luigi Gubitosi (Tim): ”Il coinvestimento è il contrario del monopolio”

Meno preoccupato dal rischio di monopolio è il capo azienda di Tim, Luigi Gubitosi. “Si parla di ritorno al monopolio, mentre il modello del coinvestimento è il contrario del monopolio – ha detto rispondendo indirettamente a Bassanini -. Piccolo non è bello in questo settore, la scala degli Ott, i nostri competitor, è impressionante, si rischia di fare 10 piccoli indiani di cui non ne rimase nessuno. Il coinvestimento, invece, va nella direzione dell’interesse comune e non riduce la concorrenza. Non esiste un traguardo da raggiungere, si tratta di un continuo work in progress verso la prossima evoluzione tecnologica. E questo è un altro motivo per cui piccolo non è bello”. Sul tema dello sviluppo delle reti Gubitosi torna a contestare la definizione di tecnologie “a prova di futuro”: “è un ossimoro perché le tecnologie rappresentano il presente, un presente che diventa obsoleto sempre più velocemente non appena si fa strada l’evoluzione tecnologica immediatamente successiva e qualche volta anche prima”. ” Questo è il motivo per cui noi disponiamo di tutte le tecnologie esistenti e lavoriamo su tutte quelle future ripete Gubitosi – Non esiste un traguardo da raggiungere, si tratta di un continuo work in progress verso la prossima evoluzione tecnologica. E questo è un altro motivo per cui piccolo non è bello”. Anche lui concorda che quello sulla rete sia ormai un dibattito vecchio, “è il Cloud la nuova frontiera” ripete. Gubitosi insiste sulla trasparenza: “La rete dovrà essere costruita e realizzata garantendo i principi di economicità, efficienza e autosufficienza nonché la rapidità e il rigoroso rispetto degli impegni presi in termini di caratteristiche prestazionali, capillarità, modalità esecutive e tempistiche”. E conclude rilanciando la ‘sfida’ sui numeri delle coperture: “non riusciamo a ritrovarci nei numeri di Open Fiber e questo crea molta confusione sul mercato, e’ opportuno fare un esame, e capire come siano paragonabili i nostri numeri con quelli di Open Fiber”. Gubitosi propone a Bassanini di trovare un arbitro a cui sottoporre i dati sulla copertura “e chi si sbaglia faccia una donazione a Sant’Egidio o a un’altra fondazione laica”.

Meloni: “Coinvolgere il Parlamento nei capitoli strategici del PNRR”

La rivoluzione digitale è uno dei temi centrali del PNRR. “Sul Pnrr c’è una questione di metodo – ha detto Giorgia Meloni -. Abbiamo votato in parlamento un piano che però è quello di Conte e non è quello che andrà in Europa”. La leader di Fd’I chiede di parlamentarizzare la discussione sul nuovo documento redatto dal Governo Draghi. “È arrivato Mario Draghi – ha aggiunto – per riscrivere un Recovery e non credo che lui voglia mandare in Europa un documento fatto da Conte. Il parlamento deve essere coinvolto nei capitoli strategici”.

Recovery: Cingolani, burocratiche le difficoltà più grosse

Del Pnrr e delle profonde trasformazioni che sono richieste all’Italia ne ha parlato il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani. “Dobbiamo gestire 10 – 15 anni per la transizione ecologica. Dopo prenderanno il testimone i giovani, che saranno più bravi di noi – ha detto nel corso del suo intervento – Io ho tre obiettivi: presentare entro fine mese all’Unione europea un buon Recovery Plan; dopo un mese da questo, presentare la nuova struttura del Mite, molto internazionale e con capacità tecniche; lasciare ai miei successori un pacchetto di regole acceleratrici per realizzare al più presto le promesse del Recovery Plan”. Il ministro non nasconde le difficoltà e le sacche di resistenze che sta incontrando nel corso del suo lavoro. “Le difficoltà più grosse che incontro nel mio lavoro sono quelle burocratiche e amministrative. L’efficienza nel mettere a terra le opere progettate è il problema più grosso – ha aggiunto il ministro -. Se prevale il concetto che il tempo non ha importanza, non faremo le opere. Ma non sarà solo un ritardo amministrativo: contribuirà a catastrofi globali. L’innalzamento dei mari non aspetta la burocrazia”.

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