Innovazione

Meno F-35B e più Tempest per il Regno Unito?

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Rinegoziare gli accordi con Washington sugli F-35 si preannuncia impresa titanica per Londra: gli Usa hanno tutto l’interesse a mantenere le commesse originarie, anche sulla base del rapporto speciale che unisce le due sponde dell’Atlantico in termini di difesa, intelligence e non solo. L’approfondimento dell’analista Aurelio Giansiracusa, animatore di Ares-Osservatorio Difesa

 

Filtrano notizie dalla Gran Bretagna su un presunto taglio degli F-35B destinati alla Raf nell’ambito della Strategic Defence Review, voci, peraltro, non confermate o ufficiali.

Come è noto, a suo tempo dopo lunghe discussioni sulla variante da adottare, la Raf optò per la versione B del F-35 Jsf (Joint Strike Fighter), quella a decollo corto ed atterraggio verticale. Tale scelta fu effettuata in vista dell’adozione da parte della Royal Navy di due portaerei convenzionali (non a propulsione nucleare) di oltre 60.000 tonnellate e senza l’adozione di catapulte, indispensabili per lanciare aerei a decollo convenzionale.

L’adozione di tale velivolo trova le fondamenta nelle polemiche che alla fine degli anni novanta investirono i vertici della Raf (Royal Air Force) e RN (Royal Navy) sull’utilità di mantenere la componente aerea imbarcata della Marina, in vista della sostituzione contemporanea degli Harrier II “terrestri” e dei Sea Harrier “navali”. Alla fine si arrivò ad un compromesso al ribasso con la creazione di una Harrier Joint Force con gli Harrier della Raf imbarcati sulle ultime unità porta aeromobili della classe Invincible ancora in servizio con la RN e l’abilitazione dei piloti della FAA o Fleet Air Arm (l’Aviazione Imbarcata) ad impiegare tali velivoli. Con l’uscita di di queste portaerei leggere anche la HFJ conobbe il suo ferale destino, con un ritiro anticipato dei velivoli, sostenendo tra l’altro la necessità per la Raf e per la Difesa britannica di contenere i costi. Nel 2011, senza più portaerei, la Royal Navy inviò nel Golfo della Sirte la portaelicotteri d’assalto anfibio Ocean con gli elicotteri Apache dell’Esercito a compiere missioni di attacco…

Pertanto, gli F-35B furono prescelti per ricostruire una sostanziale capacità di proiezione di potenza aeronavale, pur avendo tali velivoli diverse limitazioni di carico e di raggio d’azione rispetto alla versione A, quella “terrestre”, e rispetto la versione C imbarcata, pensata per le esigenze dell’US Navy e dell’USMC (i Marines), nonché costi di acquisto (e parzialmente di manutenzione) nettamente superiori rispetto alla versione A.

Fu previsto l’acquisto di 138 di questi aerei, rendendo la Gran Bretagna il Paese, al di fuori degli Stati Uniti, secondo maggior utilizzatore di tali velivoli. Nel programma Jsf la Gran Bretagna è partner di primo livello con una quota superiore al 10%, con interessi diretti soprattutto nell’apparato motore dove Rolls Royce è fortemente presente. Lo status privilegiato di partner di primo livello consente a Londra di accedere ad una serie di informazioni sensibili e di partecipare al programma di sviluppo “a spirale” del F-35 Jsf.

Il Mod (Ministero della Difesa) ha passato un primo ordine per 48 F-35B e la Raf, non appena ricevuti i primi aerei, ha iniziato a costituire gli Squadroni, ottenendo la IOC (Capacità Operativa Iniziale) ed impiegando in operazioni reali gli F-35B sui cieli del Medio Oriente, decollando da Cipro dove la Gran Bretagna mantiene basi aeree, navali e terrestri. Da notare che il MoD puntava e punta ad installare sugli F-35B sistemi d’arma (e non solo) messi a punti dall’industria britannica, sostenendo i costi di R&S (ricerca e sviluppo) e di integrazione, anche in vista di possibili concrete commesse estere.

Nel frattempo, la Raf, dopo quarant’anni, ha messo fine alla vita operativa dei caccia bombardieri Tornado, ritirandoli dal servizio, pur, compensando in parte tale pesante perdita, con l’acquisizione di capacità di combattimento sempre maggiori del caccia Eurofighter Typhoon, nato per compiti di superiorità aerea (dopo infinite discussioni con la Germania, Italia e Spagna), che si trasformano in velivoli multiruolo.

Quindi, bisogna capire i motivi in base ai quali il governo britannico avrebbe deciso di rivedere pesantemente il processo di acquisizione dei Lockheed Martin F-35B.

Tale pesantissimo taglio sarebbe imputabile sostanzialmente a tre concause: 1) la gigantesca crisi economica causata dal Covid-19 che si è andata ad aggiungere ai costi della Brexit renderebbe insostenibile per Londra l’ulteriore acquisto di tali velivoli; 2) il lancio del programma Tempest per un caccia di nuova generazione a fortissima connotazione britannica, attualmente con partecipazione italiana e svedese, richiede importanti investimenti che, difficilmente, si incastrano con gli esborsi cospicui previsti per il caccia statunitense; 3) lo sviluppo di capacità multiruolo degli Eurofighter Typhoon della Raf che riceveranno a breve anche un nuovo potente radar Aesa (a scansione elettronica) frutto del lavoro tra Bae Systems e Leonardo.

La chiave di tutto sarebbe proprio il Tempest, un aereo su cui Londra gioca tutte le chances per rimanere sul mercato dei velivoli da combattimento, con impatto diretto sul proprio comparto industriale aerospaziale nonché di ricerca e sviluppo. Il Tempest, nelle intenzioni britanniche, dovrebbe essere un sostanziale passo in avanti, non solo rispetto al Typhoon ma anche al F-35, adottando tecnologie ad oggi rivoluzionarie, ed al franco-tedesco-spagnolo Fcas, altro velivolo europeo di nuova generazione al momento ai primi step della fase di progettazione.

D’altra parte, rinegoziare gli accordi con Washington si preannuncia impresa titanica per Londra perché, ovviamente, gli Stati Uniti hanno tutto l’interesse a mantenere le commesse originarie, anche sulla base del rapporto speciale che unisce dal secolo scorso le due sponde dell’Atlantico in termini di difesa, intelligence e non solo.

Grazie alla quota dell’oltre 10% nel programma, Londra riceve importanti ricavi dai velivoli allestiti direttamente negli Stati Uniti; mettere in discussione le commesse avrebbe significativo impatto sulla quota britannica con pesanti riflessi economici per Bae Systems, Rolls Royce e Mbda Uk che sono parti importanti del programma Jsf.

Inoltre, resterebbe il nodo di cosa imbarcare sulle due portaerei Queen Elizabeth e Prince of Wales, ormai quasi pronta a raggiungere la sorella “regale” in prima linea. Infatti, ciascuna delle due portaerei “normalmente” può trasportare e far operare fino a 36 F-35B. Con soli 48 F-35B, tra aerei imbarcati anche su una sola portaerei, aerei operativi da basi terrestri, velivoli destinati a compiti addestrativi e quelli in manutenzione, la Raf dovrebbe compiere “i salti mortali” e così tornerebbe d’attualità la polemica (mai sopita) sulla necessità della Royal Navy (e più sottilmente per la Gran Bretagna) di poter mantenere per motivi economici (nonché operativi) due super portaerei convenzionali, con la possibilità (o necessità, cambiando angolo di visuale) di piazzarne una all’estero (India in primis).

Da notare che allo stato attuale, a differenza del Fcas, non è prevista una versione imbarcata del Tempest ma lo sviluppo di droni multiruolo che potrebbero essere lanciati dalle portaerei e controllati nonché portati in combattimento dal Tempest, grazie al pesante ricorso all’AI (Intelligenza Artificiale) che caratterizzerà tutti i velivoli di prossima generazione.

Le prossime settimane saranno decisive per capire quali saranno le reali intenzioni di Londra per la continuazione del programma F-35B britannico con un taglio drastico dei velivoli o se, più probabilmente, si tratterà di una rimodulazione, allungando i tempi delle consegne con con un numero minore di velivoli d’acquistare, anche per salvaguardare le capacità operative della Raf comprimibili sino ad un certo punto nonché i cospicui interessi industriali britannici nel programma Joint Strike Fighter.

 

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