Innovazione

Supermen, dove arriverà la ricerca genetica. La Nota di Hansen

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Arrivano dalla genetica nuove proposte di creare esseri umani “perfezionati”, intrinsecamente superiori agli umani che oggi chiamiamo “normali”. È davvero una buon’idea? È evitabile? La Nota diplomatica di James Hansen

Supermen e superwomen sono la prossima frontiera etica. Già emergono le prime divisioni geopolitiche. La Cina, che ha ormai un forte settore di ricerca genetica, non si ferma davanti alla clonazione e l’editing genetico umano. Gli americani, dubbiosi sull’applicazione delle tecniche agli esseri umani, non esitano un attimo ad usarle con le piante alimentari. L’Europa, terrorizzata dagli Ogm—le coltivazioni “Frankenstein”—ostenta una chiusura totale.

Peter Sandøe, un filosofo danese, ha recentemente acceso una controversia proponendo di intervenire con la genetica per risolvere un problema di maltrattamento degli animali: la cauterizzazione delle corna ai bovini. Molto dolorosa per le bestie, un peso per gli allevatori e sicuramente disdicevole, il problema può essere eliminato con una semplice modifica del Dna bovino. La soluzione proposta è però esclusa dalla regolamentazione europea sugli Ogm.

La questione è vagamente imparentata con un altro dibattito etico in corso sull’uso della manipolazione genetica per evitare che i figli di genitori sofferenti di sordità congenita nascano sordi anche loro. Qui l’obiezione è però anche culturale: accettando la recente considerazione che i sordi sarebbero “diversamente abili” anziché in qualche modo “menomati”, non ci sarebbe nessun difetto da curare. Più in generale, c’è una preoccupazione politica.

Se fosse possibile migliorare la propria “stirpe” attraverso questi metodi, potrebbe esserci il rischio di generare nuove “caste” umane, superiori nelle abilità alle “masse”. Ciò specialmente perché le tecniche emergenti dovrebbero essere—almeno nei primi tempi—molto costose, disponibili solo ai privilegiati. In Inghilterra è già controverso il fatto che gli alunni delle costose scuole “d’élite” come Eton e Harrow—sostanzialmente riservate ai figli degli “abbienti”—siano meglio preparati e così favoriti per l’ammissione alle università prestigiose come Oxford e Cambridge. Il Paese non può però permettersi di far studiare tutti a quella maniera. Il Partito Laburista propone dunque di abolire le grandi scuole, confiscando le risorse per ridistribuirle a tutta la popolazione—obbligando “democraticamente” lo stesso livello di mediocrità educativa a tutti. È molto improbabile che ciò succeda, ma riassume gli stessi temi del nascente dibattito sulla possibile creazione di esseri umani geneticamente superiori. Per fortuna, almeno l’intelligenza—un fenomeno estremamente complesso dal punto di vista genetico—è per ora molto aldilà del possibile miglioramento con le tecniche conosciute.

Tolta la scienza comunque, si tratterebbe di qualcosa di non dissimile dall’antica ossessione aristocratica per i “sedicesimi” di nobiltà come una sorta di garanzia della qualità del “sangue”—del corredo genetico dinastico, già soggetto a tare ereditarie come l’emofilia, la “malattia dei Re”. Dubbi sulla discendenza tra i regnanti d’Europa furono tra i motivi per cui il “piccolo Re” italiano, Vittorio Emanuele III—che disse al suo Capo di Stato Maggiore, il generale Porro: “Ch’am varda nen. A sa ben che mi a son fòtu ant’le gambe!“ (“Non mi stia a guardare. Sa bene ch’io sono fottuto nelle gambe!”)—fu alla fine obbligato a ricorrere ad una Principessa reperita nel non molto prestigioso Montenegro come consorte e Regina.

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