Innovazione

Vi racconto cos’è e cosa fa il supercomputer HPC4 di Eni

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Il post di Luca Longo

Si chiama “High Performance Computing – layer 4”, per gli amici: HPC4. Si tratta di una batteria di unità di calcolo parallelo in grado di sviluppare una potenza di elaborazione pari a 18,6 petaFlops di picco: 18,6 milioni di miliardi di operazioni matematiche elementari in virgola mobile al secondo.

Per darvi un’idea, se ognuno dei 7 miliardi e mezzo di abitanti della Terra avesse a sua disposizione un computer personale in grado di fare due milioni e mezzo di operazioni matematiche al secondo – ogni secondo, ogni giorno, ogni notte, domeniche e festivi inclusi – tutti i terrestri insieme sarebbero in grado di generare una potenza di calcolo paragonabile a quella di HPC4.

Se confrontiamo questo computer da capogiro con i supercomputer più potenti al mondo (li trovate elencati qui, la lista viene aggiornata ogni sei mesi) entrerebbe tranquillamente nella top ten: è fra i dieci più veloci al mondo ed è il primo fra i sistemi non governativi. Farebbe paura a qualsiasi colosso informatico della Silicon Valley ed è ovviamente il computer più potente al mondo realizzato da una impresa dell’energia.

Ma che se ne fa Eni di un mostro simile? Non lo usa certo per estrarre bitcoin, ma… per vedere sotto terra e per produrre energia. Semplice, no?

Su HPC4, infatti, girano sofisticati programmi di calcolo dedicati all’elaborazione dei dati provenienti dal sottosuolo. I dati geofisici e delle prospezioni sismiche che Eni produce in tutto il mondo arrivano qui a Ferrera Erbognone – nel centro geometrico delle risaie della Lomellina – entrano nel Green Data Center e vengono elaborati con modelli matematici terribilmente complicati che permettono di produrre una conoscenza accurata del sottosuolo e di vedere i giacimenti di petrolio e gas nascosti 10-15 km sotto la superficie e distribuiti in migliaia di km quadrati.

Grazie a questo segreto Eni è all’avanguardia dell’industria petrolifera mondiale e riesce a trovare idrocarburi proprio dove tutte le altre compagnie neanche si immaginano di trovarlo. Come a Zohr e in Mozambico.

Pensate: Zohr è grande come i comuni di Roma, Milano e Bologna messi insieme, o come metà della Valle D’Aosta. È alto 7 km, una via di mezzo tra il Monte Bianco e l’Everest, o più del Monviso e dell’Etna messi uno sopra l’altro.

Il suo volume è di 11.000 km cubi. La sua immagine sismica è composta da 717 milioni di pixel. Per visualizzarla servirebbero 87 televisori 4K. In un’ora HPC4 riesce a calcolare il 3% di questa immagine, mentre il suo predecessore arrivava solo allo 0.5%. HPC4 calcolerà l’intero risultato in un giorno e 6 ore. HPC2 avrebbe richiesto almeno 8 giorni.

Se avessimo applicato HPC4 al calcolo di una immagine sismica con un volume pari all’intero Monte Everest un’ora fa, il risultato sarebbe arrivato… adesso!

Ma Eni non si limita a produrre energia: si impegna a non sprecarla. Per questo il Green Data Center è stato costruito attorno ai computer e – grazie a sofisticate innovazioni tecnologiche ed architettoniche – riesce a consumare pochissima energia per il condizionamento dei sistemi di calcolo: il consumo elettrico dell’intero centro è poco più alto di quello richiesto dal funzionamento dei soli computer.

Ora HPC4 si affianca all’attuale HPC3. I due sistemi di calcolo combinati, al lavoro giorno e notte, sono in grado di produrre una potenza di picco di 22,4 petaFlops. Per questo – insieme ad HPC4 – accanto al Green Data Center è stato realizzato un campo di pannelli solari in grado di produrre 1 MW di potenza che verranno interamente utilizzati per compensare parzialmente l’aumento di energia richiesto dalle nuove macchine.

Ancora una volta il cane a sei zampe è pioniere nelle nuove tecnologie, percorre per primo strade mai battute prima.

(tratto da Eniday)

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