Innovazione

STMicroelectronics, cosi Italia e Francia lavoreranno con Huawei

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STMicroelectronics, in cui hanno un ruolo il Tesoro italiano e la Cdp francese, ha siglato un accordo con Huawei per la produzione di chip. Fatti, indiscrezioni e commenti

Il bando di Trump non ferma Huawei e non intimorisce i governi di Italia e Francia nei rapporti con il colosso cinese. E lo fanno tramite StMicrolectronics, concedendo al gruppo la possibilità di una via di fuga (del tutto secondaria) in caso di inasprimento delle sanzioni a stelle e strisce.

Huawei conferma? “Non conosco i particolari – risponde a Start Magazine Luigi De Vecchis, presidente di Huawei Italia – ma è evidente che chiusa la porta delle aziende americane con le quali c’era un mutuo scambio di competenze, dovessimo correre ai ripari con altre aziende altrettanto competenti. La forza della nostra R&S era utile anche alle aziende americane che ora dovranno farne a meno e ne pagheranno le conseguenze sul lato degli interscambi della conoscenza”.

Ecco dettagli e commenti.

L’ACCORDO HUAWEI STMICROLECTRONICS

Huawei e l’azienda italo-francese STMicroelectronics hanno siglato un accordo per progettare in partnership microprocessori destinati alle apparecchiature mobili e al settore auto, secondo quanto scrive il Financial Times, riportando le indiscrezioni della Nikkei Asian Review.

COSA FARANNO HUAWEI E STMICROLECTRONICS

Tra i primi impegni delle due aziende ci sarebbe quello di sviluppare chip per la linea Honor di smartphone realizzati da Huawei. Con l’accordo, le due aziende coopereranno nella realizzazione dei microprocessori per Tesla e Bmw, ed Huawei avrebbe la possibilità di accelerare sulla guida autonoma.

HUAWEI, IN AFFARI CON GOVERNO ITALIANO E FRANCESE

In pratica, l’accordo ha di fatto il via libera di Francia e Italia. StMicrolectronics, infatti, è controllata con una quota del 27,5% da ST Holding, la joint venture italo-francese partecipata al 50% dal ministero dell’Economia (Mef) italiano e dal veicolo Ft1Ci, detenuto per il 95% dalla società statale Bpi France (gruppo Caisse de Dépots) e per il 5% dall’Agenzia atomica francese.

VIA DI FUGA CONTRO INASPRIMENTO

Insomma sono Francia ed Italia ad offrire alla cinese di Shenzen una via di fuga ad un potenziale inasprimento delle sanzioni americane. Gli Usa vorrebbero richiedere alle aziende come la taiwanese Tsmc di dotarsi di una licenza per poter utilizzare apparecchiature statunitensi per produrre chip per Huawei.

FORNITORE ALTERNATIVO

E c’è di più. Italia e Francia stanno offrendo alla cinese la possibilità di affrancarsi dalla dipendenza americana su questo fronte, come scrive Key4Biz: Huawei avrebbe “l’accesso agli ultimi software necessari per sviluppare i chip, forniti di solito dalle due compagnie americane Synopsys e Cadence Design Systems”.

IL COMMENTO DI DE VECCHIS (HUAWEI ITALIA)

Secondo Luigi De Vecchi, presidente di Huawei Italia, “per fortuna i motivi della guerra geopolitica scatenata dagli Stati Uniti iniziano ad essere chiari a molti. Huawei è un componente fondamentale della catena del valore globale e comune a tutte le aziende multinazionali dell’innovazione tecnologica delle Telecomunicazioni. Lavoriamo nei comitati internazionali di standardizzazione e partecipiamo ai programmi per la sicurezza delle tecnologie e delle infrastrutture tecnologiche, programmi come il 5G PPP ad esempio. Non possiamo essere discriminati perché gli Usa hanno sottovalutato e disinvestito nelle telecomunicazioni concentrandosi sulle autostrade dell’informatica, peraltro facendo nascere i colossi mondiali dei social network, gli OTT”. Aggiunge il presidente di Huawei Italia: “Il paese di origine per una multinazionale come la nostra ci ha creato qualche problema, ma non possiamo né escluderlo, né permettere che su questo si basi la critica infondata che ci viene cucita addosso. Abbiamo una grande capacità di sviluppo con i 90000 ricercatori in tutto il mondo. Abbiamo rivisto i costi della tecnologia costruendo macchine più performanti e più rispettose dell’ambiente. Non facciamo dumping né riceviamo finanziamenti dal governo cinese. Siamo figli di una iniziativa di imprenditorialità cinese che va copiata e non denigrata”. Detto questo, conclude De Vecchis, “continuiamo ad avere credibilità elevata, università, istituzioni ed imprese che ci conoscono continua a fidarsi ed affidarsi a noi. Continuiamo a lavorare ed a firmare contratti con molte aziende nel mondo”.

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