Innovazione

Come gli Stati Uniti di Trump si muoveranno sulla componente militare legata allo spazio

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Ecco dettagli e scenari sull’evoluzione di Spacecom negli Stati Uniti. L’analisi di Fabio Vanorio

 

Il 27 marzo scorso, il Presidente degli Stati Uniti, Donald J.Trump, ha nominato il Gen. John W. “Jay” Raymond della Air Force, nuovo Comandante dello U.S. Space Command (SPACECOM), comando di combattimento unificato che Trump ha ristabilito nel 2018, argomento sul quale un anno fa ho proposto un’analisi iniziale su Start Magazine.

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SPACECOM è stato creato nel 1985. Dal 1985 al 2002, SPACECOM è stato responsabile per le operazioni militari nello spazio. Nel giugno 2002, SPACECOM è stato incorporato in un altro dei comandi funzionali,  lo U.S. Strategic Command (STRATCOM) responsabile di un ampio spettro di attività relative a spazio, satelliti, missili, nucleare ed intelligence. Nel Dicembre 2018, Trump ha rielevato SPACECOM a Comando Combattente Unificato funzionale sotto STRATCOM.

Se confermato dal Senato, il Generale Raymond avrà un duplice ruolo: Comandante di SPACECOM e Capo del Comando Spaziale dell’Aeronautica Militare (sua attuale posizione) situato presso la Peterson Air Force Base, Colorado.

Non è chiara la durata temporale prevista per questo “doppio cappello”. Se il Congresso approverà la richiesta di costituire una Space Force come sesta entità delle forze armate (le altre cinque sono Army, Marine Corps, Navy, Air Force e Coast Guard) e posta sotto la Air Force, il Comando Spaziale dell’Aeronautica Militare potrebbe essere sciolto, trasferendo le funzioni relative allo spazio a SPACECOM.

Qualora il Comando Spaziale dell’Aeronautica Militare fosse mantenuto, la posizione di SPACECOM potrebbe, comunque, in seguito essere separata dalla sua controparte specifica dell’Air Force una volta decisa la localizzazione finale del Quartier Generale di SPACECOM (per il quale si sta ipotizzando la Florida, già sede di U.S. Central Command (CENTCOM), U.S. Special Operations Command (SOCOM), e U.S. Southern Command (SOUTHCOM)).

A differenza della creazione di una Space Force (responsabile della generazione, dell’addestramento e dell’equipaggiamento delle forze spaziali), l’Amministrazione Trump può creare SPACECOM (incaricata di impiegare la Space Force nelle operazioni militari o in un conflitto) senza il contributo del Congresso.

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Nel corso di una recente audizione al Congresso, l’Acting Secretary of Defense, Patrick Shanahan, ha difeso con forza l’importanza del progetto di Space Force. Anche se né la Russia né la Cina riconoscono pubblicamente lo sviluppo di piattaforme di armi orbitali, infatti, il Pentagono prevede che l’Orbita terrestre bassa (LEO, Low-Earth Orbit) sarà caratterizzata da potenziali minacce entro i prossimi dieci anni.

La proposta del Pentagono comprende la costituzione non solo di SPACECOM e di una Space Force, ma anche di una Agenzia di Sviluppo Spaziale (Space Development Agency, SDA). Secondo il Pentagono, la Space Force disporrà di autorità militare “Title 10”, e si concentrerà sullo sviluppo della dottrina e della cultura della guerra spaziale (space warfighting) sviluppando nuovi filoni di ricerca in materia spaziale. La composizione prevista è di 15-20 mila dipendenti con un budget pari a circa 2 miliardi di dollari in cinque anni. Nella richiesta di bilancio 2020, il Pentagono ha chiesto 72,4 milioni di dollari per 160 unità di personale necessarie per creare il Quartier Generale della Space Force, 149,8 milioni di dollari in nuove risorse per la SDA e 83,8 milioni di dollari per SPACECOM.

Tra gli sforzi di esplorazione di armi spaziali, il Pentagono intende testare un fascio di particelle neutre in orbita nel 2023. Al riguardo, vi è una richiesta di 304 milioni di dollari nel bilancio 2020 per sviluppare tali fasci, laser più potenti e altre nuove tecnologie per la difesa missilistica di nuova generazione. Secondo il Pentagono, questa esigenza è urgente nel contrasto di nuovi missili di cui Cina, Russia, Corea del Nord e Iran sono dotati.

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Il 19 febbraio scorso, Trump ha firmato un documento non classificato (“Space Policy Directive -4″, SPD-4) trasmettendolo al Vicepresidente, ai Capi di Stato Maggiore, alla NASA, e ai Segretari di Stato Maggiore e di Difesa.

Il documento integra le forze spaziali con la Comunità Intelligence, raccomanda l’istituzione di un Capo di Stato Maggiore della Space Force, che si unirà agli altri Capi di Stato Maggiore, e sottolinea l’importanza di legiferare per l’addestramento delle forze statunitensi “per garantire il libero accesso e la libertà di operare nello spazio e per fornire capacità vitali alle forze congiunte e di coalizione”.

Tra i principali obiettivi di SPACECOM – già dal 1997 – vi è il c.d. “dominio dell’intero spettro” (“full spectrum dominance“). Il documento “Joint Vision 2020” ha introdotto l’esigenza del controllo militare su terra, mare, aria e spazio (c.d. “quarta dimensione della guerra”) in termini di egemonia dell’infrastruttura satellitare alla base di Internet, telecomunicazioni e sorveglianza “per proteggere gli interessi e gli investimenti statunitensi”.

Ottenere la “frontiera finale” dello spazio richiedeva il comando e il controllo totale (C2) sullo spazio aereo globale, l’orbita vicina alla terra (Near-Earth Object, NEO) e il tempo atmosferico e spaziale.

Le ricerche orientate ad esaminare i concetti, le capacità, e le tecnologie necessari per mantenere il dominio nella forza aerea e spaziale hanno, in particolare, enfatizzato quest’ultimo aspetto, ossia la trasformazione del tempo atmosferico in un “moltiplicatore di forza” per sette tipologie di operazioni militari (secondo una distinzione operata da uno scienziato Clifford Carnicom):

(1) modificazione del tempo (weather modification),

(2) modificazione ambientale/geofisica (environmental / geophysical modification),

(3) manipolazione elettromagnetica (electromagnetic manipulation),

(4) dominio militare a pieno spettro (military full spectrum dominance),

(5) manipolazione biologica (biological manipulation),

(6) intelligence/sorveglianza,

(7) rilevamento/oscuramento di tecnologie di propulsione esotiche (detection / obscuration of exotic propulsion technology).

Dal 1947 sono state introdotte al Congresso leggi sulle modifiche meteorologiche riguardanti il supporto alla ricerca, le operazioni, gli studi politici, i regolamenti, le responsabilità, i rapporti sulle attività, l’istituzione di panel e comitati e le preoccupazioni internazionali. Ci sono state audizioni su molte di queste misure proposte insieme ad importanti studi. Il primo rapporto congressuale sulla geoingegneria presentato alla House of Representatives non è apparso fino all’ottobre 2010, quasi due decenni dopo l’avvio degli studi della geoingegneria relativi al tempo come moltiplicatore di forza.

Lo Space Act del 2015 (H.R. 2262) ha sostituito il Trattato sullo Spazio del 1967 consentendo di procedere con l’attività di preparazione al “capitalismo nello spazio”, vale a dire l’estrazione di asteroidi e l’acquisizione di isotopi di elio-3 lunare. Attualmente è il turno della gestione della recinzione spaziale (“Space Fence“) e del dominio dell’intero spettro della Terra, primi passi essenziali per la dominazione del sistema solare.

La Recinzione Spaziale SSS (Sistema di Sorveglianza Spaziale), affidata dalla U.S. Air Force a Lockheed Martin, è costituita da una vasta infrastruttura ambientale con molteplici installazioni “dual use” interconnesse che forniscono il comando e il controllo necessario per dominare l’intero spettro del tempo, dello spazio vicino alla Terra e di tutta la vita organica.

La Space Fence di Lockheed Martin mira ad identificare e tracciare le migliaia di oggetti in orbita attorno alla Terra. Attualmente la NASA stima la presenza di oltre 500.000 singoli pezzi di spazzatura spaziale in orbita intorno alla Terra a velocità superiori a 17.000 miglia all’ora. Il monitoraggio efficace di queste nubi di detriti diventa, dunque, sempre più importante con il lancio di un maggior numero di razzi. Un singolo pezzo di spazzatura spaziale in rapido movimento potrebbe distruggere un satellite, o peggio, una navicella spaziale con equipaggio.

Il programma, che si basa su potentissimi radar a terra alimentati in banda S in Nitruro di Gallio (GaN), rileva, traccia e cataloga gli oggetti in Orbita terrestre bassa (LEO), media (MEO) e geostazionaria (GEO). Ha la capacità di azionare contemporaneamente una recinzione di sorveglianza e micro recinzioni per raccogliere più dati su oggetti di alto interesse. Grazie alla sua capacità di rilevare piccoli oggetti in LEO (fino a circa 1 cm di diametro), si prevede di far crescere il catalogo spaziale da circa 20.000 oggetti attualmente fino a 100.000.

La recinzione spaziale rappresenta, quindi, uno strumento di identificazione di satelliti stranieri che stanno raccogliendo informazioni sul suolo statunitense, e di armi orbitali in avvicinamento ad obiettivi satellitari americani. In questo secondo caso, il satellite minacciato potrebbe essere in grado di muoversi, creando un bersaglio più difficile, oppure potrebbe semplicemente avvisare che un satellite potrebbe presto essere reso non funzionale, ed eventualmente, individuando queste minacce man mano che si avvicinano, potrebbe offrire alla Space Force (o a chiunque sia responsabile della difesa orbitale) di avviare misure difensive.

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L’argomento relativo allo spazio come teatro di guerra è molto sentito non solo negli Stati Uniti. Gli allarmi lanciati da Shanahan trovano una diffusa conferma. Nel 2018, il Ministero della Difesa britannico (MoD) ha affermato in una proiezione al 2050 che “le economie stanno diventando sempre più dipendenti dai sistemi spaziali….. Entro il 2050, i sistemi d’arma spaziali utilizzati potrebbero includere le armi nucleari”.

In maniera preoccupante, inoltre, discutendo le tecnologie impiegate nei sistemi spaziali, compresa l’Intelligenza Artificiale su cui si basano sempre più spesso i sistemi d’arma, un’altra proiezione del Ministero della Difesa, in uno scenario al 2036, ha avvertitodel potenziale di risultati pianificati e non pianificati” (“Many of the concerns over the development of new technologies lie in their safety, including the potential for disastrous outcomes, planned and unplanned”), evidenziando come “scenari apocalittici potrebbero determinarsi in relazione al verificarsi di impatti catastrofici, compresa la fine del mondo, o almeno dell’umanità” (“Various doomsday scenarios arising in relation to these and other areas of development present the possibility of catastrophic impacts, ultimately including the end of the world, or at least of humanity”).

Una profonda attenzione agli sviluppi su scala mondiale delle evoluzioni connesse allo spazio come teatro di guerra è dunque necessaria.

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Fabio Vanorio è un dirigente in aspettativa del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Attualmente vive a New York. Si occupa di mercati finanziari, di economia internazionale (con particolare attenzione al climate change, ed ai rapporti tra Intelligenza Artificiale e crescita economica) e di economia della sicurezza nazionale. Scrive anche per l’Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolo’ Machiavelli” e per l’Hungarian Defense Review.

DISCLAIMER: Tutte le opinioni espresse sono integralmente dell’autore e non riflettono alcuna posizione ufficiale riconducibile né al Governo italiano, né al Ministero degli Affari Esteri e per la Cooperazione Internazionale.

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