Innovazione

Chi e perché borbotta sulle Sim di Iliad per la legge Pisanu

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La procedura di Iliad, le proteste dei concorrenti, l’istanza di Tim al governo, i commenti e la precisazione di Iliad. L’approfondimento di Lorenzo Bernardi

Ottenere una sim card con cui telefonare e collegarsi a internet è diventato piuttosto facile. Forse troppo facile, secondo alcuni osservatori: il rischio è di vanificare i controlli imposti dalla legge sulla sicurezza (legge Pisanu).

La pensano così anche alcune compagnie telefoniche allertate dall’offensiva commerciale di Iliad, che è entrata da pochi giorni nel mercato italiano con offerte aggressive.

A sollevare la questione per prima è stata Tim, che ha presentato un’istanza ai ministeri dell’Interno, della Giustizia e dello Sviluppo Economico. L’ha fatto puntando il dito contro Iliad, una compagnia che fornisce servizi di telefonia con procedure che potrebbero – questo lascia intendere Tim – consentire ai clienti di bypassare i controlli.

In sostanza, si osserva che chiunque potrebbe ottenere una Sim evitando le procedure di accertamento della propria identità, e conseguentemente comunicare senza la possibilità di venire identificato dalla polizia postale.

COSA DICE LA LEGGE

La legge 155 del 2005 stabilisce che le compagnie telefoniche, all’atto del rilascio delle Sim, sono tenute ad accertare l’identità del titolare. L’accertamento avviene con varie procedure: controllo del documento da parte di un operatore (nel caso di attivazione in negozio), oppure controllo della scansione del documento in caso di attivazione online. Ma i controlli sono anche indiretti: per esempio, utilizzando carte di credito intestate alla stessa persona che sottoscrive il contratto per la sim, le procedure di accertamento vengono effettuate a monte dalla banca che rilascia la carta di credito. L’attivazione si può fare online utilizzando una procedura di identificazione video con l’operatore che sia interattiva. Questo per consentire all’operatore di controllare che chi richiede la sim sia effettivamente l’intestatario.

COSA FA ILIAD

Secondo Tim, le procedure utilizzate dalla compagnia Iliad, seppure formalmente rispondenti agli obblighi di legge, nella pratica permetterebbero alcune distorsioni.

Iliad commercializza le sue sim sia online sia in distributori automatici. «Le richieste via web operano in assenza di una ripresa video in diretta ovvero interattiva con un operatore finalizzata a identificare e interagire con la persona fisica – spiega un addetto ai lavori -. Il sistema sembra non consentire l’effettuazione di un controllo sulla veridicità e corrispondenza dei dati anagrafici inseriti a sistema». Nella procedura online infatti il riconoscimento è effettuato tramite video preregistrato dall’utente.

Nei distributori automatici invece il lettore ottico su cui scansionare il documento «non riconosce gli errori». Si possono scansionare documenti che non siano carte d’identità (anche uno scontrino) e quando è chiamato a registrare un video il cliente «può dire quello che vuole e anche mettere una mano sulla telecamera e il processo prosegue comunque». E si conclude con la consegna di una sim già attiva. Infine, l’acquisto “si perfeziona anche nel caso in cui l’acquirente sia un soggetto diverso dal titolare della carta di credito”.

LA DOMANDA E LA POSIZIONE DI ILIAD

“Ma quante delle Sim attive in Italia sono effettivamente utilizzate dall’intestatario della stessa e non cedute in uso a parenti, amici, familiari?”, si è chiesto il sito Igizmo.it, in polemica con i critici del sistema Iliad. La compagnia francese, peraltro, si è così difesa dai rilievi dei concorrenti: “L’attivazione della SIM viene effettuala da iliad solo in caso di conferma da parte dell’operatore del Servizio Utenti e successivamente a tale conferma. Questo processo è stato ideato e implementato per garantire la conformità con la normativa applicabile e la tutela della sicurezza delle comunicazioni elettroniche, e assicura un livello di controllo sulle identità degli utenti particolarmente elevato anche in considerazione della digitalizzazione della procedura”.

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