Innovazione

Senatori Usa: per combattere fake news dobbiamo limitare crescita Facebook & Co.

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Contro l’emergenza fake news in politica insorgono gli specialisti di tutto il mondo con diverse proposte utili alla prevenzione o all’estirpazione radicale del problema

 

Google, Amazon, Facebook, Apple e altri “juggernauts” della tecnologia sono finiti sotto i riflettori per le accuse di vendita di annunci pubblicitari ad alcuni gruppi russi che cercavano di influenzare le elezioni presidenziali americane. A puntare il dito sono diversi gruppi politici, avvocati antitrust, autorità fiscali, specialisti della privacy, esperti di sicurezza nazionale e difensori della diversità. E questo punto è situato in cima alle battaglie in corso sulla privacy e sulla sicurezza informatica.

In poco più di un decennio, Apple Inc.,  Alphabet Inc. – madre di Google, Facebook Inc. e Amazon.com Inc. hanno seguito Microsoft Corp. al vertice della piramide del capitalismo costituendo le cinque maggiori società statunitensi per valore di mercato.

Le aziende negano di avere infranto leggi: per i critici meno tolleranti questi giganti della tecnologia usano i loro soldi e la loro fetta di mercato per aggirare le leggi e le norme sociali e minare la democrazia. Diverse le soluzioni proposte dai capi politici e gli altri critici:

Limitarne la loro crescita

Elizabeth Warren , il senatore democratico del Massachusetts, e Steve Bannon, ex capo stratega del presidente Donald Trump, dicono che Alphabet e Facebook dovrebbero essere regolamentati come servizi pubblici, impedendo a questi di espandersi ulteriormente attraverso acquisizioni.

L’Unione Europea ha multato Google per 2,4 miliardi di euro a giugno per aver abusato della sua posizione dominante sui motori di ricerca, favorendo il proprio servizio di shopping rispetto ai concorrenti nei risultati di ricerca. Già nel 2013 la Federal Trade Commission degli Stati Uniti rifiutò di presentare accuse simili contro Google, nonostante il 13 novembre il procuratore generale del Missouri , Josh Hawley, un repubblicano in cerca di un seggio al Senato degli Stati Uniti, disse che stava indagando per valutare se Google avesse violato gli impegni presi alla FTC al fine di preservare la concorrenza ma, al tempo, il caso è stato poi chiuso.

Alcuni esperti di tecnologia e accademici ridimensionerebbero volentieri le aziende tecnologiche, proprio come successe ad AT&T Inc. che fu costretta a vendere molte delle sue operazioni telefoniche e a concedere in licenza la sua tecnologia proprietaria nel secolo scorso. Altri dicono che l’applicazione delle norme antitrust dovrebbe essere rafforzata o che le leggi sulla concorrenza dovrebbero essere aggiornate in modo che possano essere utilizzate in modo più efficace contro i giganti della tecnologia. Tra gli altri, in particolare su Google e Facebook che dominano il mercato americano della pubblicità digitale, guadagnando più della metà per ogni dollaro speso.

Regolarne il contenuto

La potenza di Google, Facebook e Twitter si è concentrata in particolare sulle udienze di ottobre e novembre effettuate da tre comitati del Congresso sugli sforzi della Russia per influenzare le elezioni presidenziali americane del 2016. Le agenzie di intelligence hanno concluso che i gruppi russi hanno cercato di influenzare l’opinione popolare attraverso i social media. Annunci e post utilizzati alle udienze hanno mostrato che questi gruppi cercavano di seminare divisioni e sopprimere l’affluenza alle urne.

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Facebook ha consegnato al Congresso più di 3000 annunci acquistati da partiti russi che hanno raggiunto 10 milioni di utenti durante la campagna presidenziale. Circa 80.000 post su Facebook di gruppi russi hanno raggiunto i feed di notizie di altri 126 milioni di americani. E altri 16 milioni potrebbero aver visto 120.000 pezzi di contenuti russi su InstagramGoogle afferma che gli agenti russi hanno caricato più di 1.100 video sulla propria unità YouTube mentre Twitter Inc. ha sospeso più di 2.700 account collegati in russo.

I giganti della Silicon Valley dicono che possono autoregolarsi, notificando il loro impegno nella prevenzione di future ingerenze straniere nelle elezioni americane, ma hanno smesso di sostenere la maggior parte delle forme di legislazione. Ciò non impedisce ai senatori statunitensi di entrambe le parti di spingere sull’entrata in vigore di ciò che chiamano l’Honest Ads Act il quale richiederebbe la divulgazione di annunci politici online a pagamento, da parte di candidati e gruppi di interesse, regolamentati in modo simile agli annunci broadcast in modo che gli utenti sappiano cosa stanno vedendo e chi ha pagato per l’annuncio. Ancora di più, le aziende dovrebbero anche conservare le copie di annunci pubblicitari da mostrare al pubblico. La Commissione elettorale federale statunitense sta esaminando separatamente la richiesta di documenti che dicano chi ha pagato per gli annunci politici digitali, che attualmente sono esenti da regolamentazione, a differenza delle pubblicità su carta stampata, radio e televisione.

Anche l’Unione europea ha invitato le aziende di social-media a fare di più per bloccare propaganda e istigazione all’odio, mentre il primo ministro britannico Theresa May ha fatto girare una proposta in base alla quale le aziende internet sarebbero trattate come organi di informazione, il che le rende responsabili anche per la rimozione rapida di materiale terroristico.

Le compagnie e alcuni libertari civili temono che questi sforzi possano trasformarsi in una spinta per impedire la libertà di parola o dare ai regimi autoritari un pretesto per eliminare il dissenso. Il senatore statunitense Ted Cruz, del Texas, è tra i repubblicani preoccupati che le compagnie possano usare il loro potere per soffocare i contenuti conservatori. Tali correnti incrociate e alcune minacce hanno spinto le aziende a respingere attività di lobbismo, campagne di pubbliche relazioni e visite personali ai legislatori.

Aumento delle tassazioni

socialL’Unione Europea nel 2016 ha imposto una fattura retroattiva di 13 miliardi di euro (15,3 miliardi di dollari) su Apple Irlanda. L’UE ha affermato che l’Irlanda ha permesso ad Apple nel 2011, ad esempio, di pagare un’aliquota effettiva dello 0,05%. Un anno dopo, ha presentato ad Amazon Lussemburgo una fattura da 250 milioni di euro per il mancato pagamento delle tasse. In entrambi i casi, le aliquote fiscali che erano state negoziate con i paesi e sonos state considerate quali aiuti di Stato illegali. “Amazon”, ha affermato l’Unione Europea,”ha elaborato un accordo con il Lussemburgo che gli ha permesso di evitare la tassazione di oltre tre quarti dei profitti realizzati da tutte le vendite Amazon in UE per otto anni”Entrambe le società affermano che le sentenze degli Stati sono senza valore e Apple sta già facendo appello alla sanzione mentre Amazon sta considerando di fare lo stesso.

Per porre fine al trasferimento degli utili che ha aiutato le aziende tecnologiche a ridurre al minimo le loro imposte, i leader dell’UE stanno considerando una serie di metodi lanciati a fine ottobre dalla Commissione europea includendo la tassazione delle entrate piuttosto che i profitti a breve termine o a lungo termine e la tassazione dei profitti globali. All’inizio del 2018 è prevista una proposta più formale, ma l’Italia non ha atteso: la commissione per il bilancio del Senato a fine novembre ha approvato una tassa sulla vendita di annunci digitali e altri servizi online.

Dopo che lo Chief Executive Officer di Apple, Tim Cook, ha visitato il presidente francese Emmanuel Macron a Parigi in ottobre i funzionari francesi hanno affermato in una dichiarazione che l’esecutivo americano non ha respinto le proposte. La dichiarazione non è stata sufficiente a dire se Cook fosse d’accordo con i funzionari francesi, anche se – come ha sostenuto – le modifiche al sistema fiscale globale potrebbero esporre la sua azienda ai costi evitati dai profitti in giurisdizioni a bassa tassazione. Apple ha dichiarato di detenerne il 94% delle sue partecipazioni totali – 252,3 miliardi di dollari in contanti e titoli negoziabili – oltreoceano a partire dal 30 settembre.

Protezione alla questione lavorativa

La paura dell’automatica per molti è una minaccia molto più reale dell’intelligenza artificiale di quanto un qualsiasi “Terminator” possa evocare. Un sondaggio del Pew Research Center ha rilevato che il 72% degli americani si preoccupa degli effetti dell’automazione sui posti di lavoro, più del doppio di quelli che si dichiarano entusiasti di un futuro in cui computer e robot svolgono lavori che gli umani detengono. Tali opinioni negative aumentano le pressioni sui funzionari eletti e sui responsabili politici per migliorare la rete di sicurezza sociale  con un reddito di base garantito, ad esempio, o rafforzando la regolamentazione della tecnologia.

Uber Technologies Inc., la startup più preziosa del mondo, ha visto bandito il suo servizio ride-hailing e la sua licenza nelle maggiori città tedesche e a Londra, anche a causa della preoccupazione per la perdita di posti di lavoro dei tassisti. Nei prossimi decenni, tali perdite di posti di lavoro potrebbero sembrare minuscole a causa della rottura causata dalle auto e dai camion senza conducente.

 

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