Innovazione

Sapete che la vostra smart tv vi spia? L’articolo di Rapetto

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L’analisi “comportamentali” di smart Tv e apparati di streaming video (tra cui quelli venduti da Amazon e da Roku) ha permesso di accertare che quegli aggeggi raccolgono migliaia di dati e li inviano a soggetti terzi che si affrettano a farne incetta. L’articolo di Umberto Rapetto

Stiamo deliberatamente riempiendo le nostre case di spie e abbiamo ancora il coraggio di lamentarci.

La progressiva invasione di dispositivi hi-tech, che si impicciano ininterrottamente della vita di chi se ne serve, ha fatto rivivere il diritto al mugugno, il retaggio tradizionale della marineria genovese (e camoglina in particolare) che i dotti hanno nobilitato con la dizione “ius murmurandi”.

Stavolta la libertà “de mogognâ” si innesta nello scenario di un qualunque salotto dove è stato piazzato un modernissimo televisore intelligente: questo oggetto apparentemente innocuo rappresenta la minaccia alla nostra riservatezza.

Abituati ad utilizzare per tanti anni elettrodomestici “normali”, ci si trova di fronte ad attrezzi che fanno più di quel che si serve e – non di rado – assumono autonomamente iniziative contrarie alla volontà di chi li ha acquistati e installati.

Quasi si trattasse di una naturale emancipazione, i dispositivi hanno smesso di limitarsi a svolgere le loro funzioni ordinarie ma hanno sviluppato un sofisticato livello di interazione. La loro ingannevole presenza passiva, in realtà, nasconde un gran fermento.

La smart tv che campeggia sulla parete di casa ha una specie di telecomando invisibile che viene governato a grande distanza dal produttore che può agire come se fosse seduto sul divano accanto a chi ha comperato il maxi schermo.

Il televisore – quasi fosse un famigliare che, per tranquillizzare i parenti, avvisa di essere arrivato a destinazione – appena viene messo in funzione si premura di segnalare la propria posizione. I sistemi di localizzazione (congegnati per fornire servizi e informazioni calibrati sul luogo di residenza dell’acquirente) permettono di inviare ai sistemi elettronici del produttore le coordinate geografiche del cliente con una approssimazione di pochi metri (che con l’aiuto di una carta catastale può arrivare a capire in che stanza “vive” il prodotto). Niente paura. L’avventura è appena cominciata.

Un gruppo di ricercatori di due atenei britannici (la Northeastern University e l’Imperial College di Londra) hanno pensato bene di esaminare 81 dispositivi negli USA e nel Regno Unito “per vedere l’effetto che fa” come cantava l’indimenticabile Enzo Jannacci.

L’analisi “comportamentali” di smart TV e apparati di streaming video (tra cui quelli venduti da Amazon e da Roku) ha permesso di accertare che quegli aggeggi raccolgono migliaia di dati e, non contenti della scorpacciata, li inviano a soggetti terzi che si affrettano a farne incetta. Le informazioni vengono vendute ad una committenza ben definita in cui compaiono imprese interessate ad inserzioni pubblicitarie mirate oppure aziende del settore tecnologico che vogliono perfezionare la propria produzione tenendo conto del comportamento, delle reazioni e delle difficoltà incontrate da un utente alle prese con un certo futuribile arnese.

E’ evidente che la privacy nel frattempo è defunta e che non è corretto parlare di morte naturale perché i sospetti portano a incriminare l’irrefrenabile raccolta e la spietata monetizzazione delle informazioni personali.

A finire nel tritacarne sono tutti gli eventi che legano l’utilizzatore alla smart TV: ogni singolo dettaglio viene memorizzato e trasmesso a chi si preoccupa di esaminarlo, catalogarlo e conservarlo per i più disparati impieghi futuri.

Il volume dell’audio del televisore sarà appetibile per chi vende apparecchi acustici o rimedi contro la sordità, la regolazione di colori e luminosità dello schermo potrà interessare il settore ottico, la scelta di questo o quel programma contribuirà alla definizione di futuri palinsesti, l’indispettito cambio di canale all’apparire di un certo politico o il permanere dinanzi ad altro suo collega/avversario aiuterà a censire orientamenti ed opinioni…

Si potrebbe forse proseguire all’infinito, ma è preferibile che ognuno provi autonomamente a disegnare il proprio spettrale incubo di violazione dei dati personali e della vita quotidiana.

Se poi ci ricordiamo che nella cornice del televisore ci sono una telecamera e un microfono (utilissimi per comunicare via Internet con parenti e amici lontani), può venire il legittimo dubbio di non essere più soli.

Ma questa è un’altra storia.

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