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Rosetta. La tecnologia italiana nello spazio (e sull’asteroide)

Rosetta Eni

La storia ricorda quella del film Armageddon dove degli esperti erano stati portati via da un piattaforma petrolifera per salvare la terra da un impatto di un asteroide. Niente di cui preoccuparsi nessun corpo celeste rischia l’impatto con il nostro pianeta. C’entrano però le compagnie petrolifere, le trivellazioni e i viaggi nello spazio. Tranquilli, nessun dipendente lascerà la terra. Nemmeno gli americani. In questa storia c’è tanta tecnologia, gli italiani ed una compagnia petrolifera, Eni.

Rosetta. Sull’asteroide c’è tanta tecnologia italiana

Il colosso petrolifero italiano ha preso parte alla missione Rosetta portata avanti dall’Agenzia Spaziale Europea sviluppando una trivella per perforare la superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Il sistema prende il nome SD2 (Sampling Drilling and Distribution) e ha lo scopo di raccogliere i campioni del suolo e trasferirli, all’interno della sonda, ai diversi dispositivi che eseguono le analisi in-situ. Nello sviluppo del “driller” c’è tanta Italia: a partire dal progetto di cui il Principal Investigator è la Prof.Amalia Ercoli-Finzi del Polimi, sino alla sua realizzazione, portata a compimento da Eni attraverso la controlla Tecnomare. A collaborare al progetto anche Selex ES del gruppo Finmeccanica con il finanziamento dell’Agenzia Spaziale Italiana.

Rosetta. Cosa è un driller e come funziona?

Il driller/sampler realizzato da Eni è un dispositivo miniaturizzato, meccanicamente complesso, che perfora il terreno fino alla profondità di 230 mm e ricava un campione dal fondo. Il dispositivo, costruito in acciaio e titanio, è in grado di trattenere e poi rilasciare il materiale, grazie a un meccanismo coassiale interno. Il campione viene deposto in un sistema elettromeccanico ( chiamato volume checker) che ne misura la quantità; infine il materiale viene messo all’interno dei vari analizzatori, tramite un meccanismo a carosello.

Così lontano da casa rischierà di incepparsi? Le capacità di perforazione tengono conto dell’ampia imprevedibilità delle reali condizioni di resistenza della superficie della cometa, che può arrivare alla consistenza del ghiaccio omogeneo, limitando comunque la forza di perforazione per evitare sollecitazioni al sistema di ancoraggio. Simili dispositivi sono progettati per resistere sia alle accelerazioni del lancio sia per lavorare nel vuoto sino a -160°.

Per Eni il settore Ricerca e Sviluppo – impegnato nello sviluppo di soluzioni tecnologiche per sostenere le attività nell’upstream, downstream, rinnovabili e ambiente – rappresenta uno dei maggiori investimenti per la società garantisce ogni anno un valore 4-5 volte superiore alla spesa sostenuta. Lo sviluppo di tecnologie capaci di resistere a condizioni estreme è necessario per migliorare l’efficienza delle operazioni di estrazione, spesso localizzate in aree di frontiera come ad esempio acque profonde o zone artiche; senza di esse non sarebbe stato possibile scoprire nuovi giacimenti. La partecipazione a missioni spaziali come Rosetta ed Exomars ha consentito alla società di acquisire dei vantaggi competitivi nel settore dell’oil & gas, sviluppando il know-how necessario per effettuare controlli da remoto, lavorare ad alte temperature, portare avanti operazioni in masse e spazi ridotti e di migliorare i sistemi ad alta affidabilità, consentendo, a differenza del film, di riportare a casa tutti quanti, sani e salvi.

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