Innovazione

I robot e la disoccupazione. Uno scenario a tinte fosche

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In Giappone esiste un albergo gestito dai robot, le Google Car potranno sostituire i taxi. L’avanzamento dei robot potrebbe provocare una disoccupazioni di massa?

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale ha anche i suoi ‘contro’: l’avanzata dei robot potrebbe portare ad una disoccupazione di massa. ‘Se le macchine sono capaci di fare quasi tutto ciò che fanno gli umani, allora questi che cosa faranno?’, si chiede, oggi dalle colonne del Financial Times, il professore di computer science, Moshe Vardi, della University of Texas. ‘Ci stiamo avvicinando al momento nel quale le macchine saranno in grado di superare le performance umane in quasi tutti i compiti lavorativi’, ha affermato Moshe Vardi all’incontro dell’Associazione per l’avanzamento della scienza tenutosi a Washington.

Quale sarà dunque il ruolo dell’uomo nel mondo del lavoro nei prossimi anni? Nessuno, forse. Mentre all’intelligenza artificiale spetterà il compito di servirci, aiutarci e, forse, medicarci, noi ci preoccuperemo delle sole attività ricreative e di far cassa.

Addio a tassisti e autisti?

Pensate alle Google Car e a tutte quelle auto che avranno come conducente l’intelligenza artificiale. Se oggi i tassisti protestano contro Uber e la sua app, tra non molto dovranno (insieme agli autisti Uber) fae i conti con una realtà ben diversa, una realtà che non prevede la figura umana. E se vero che i vantaggi dell’arrivo delle driveless car siano numerosi, è pur vero che il processo di robotizzazione non potrà che erodere numerosi posti di lavoro. Non nell’immediato, ma in futuro certamente.

Un esempio concreto: l’albergo gestito dai robot

Si chiama Henn-na-Hotel, è giapponese ed è gestito dai robot. Pensato e costruito dall’imprenditore giapponese Hideo Sawada, l’hotel avanzato si trova a Sasebo, nella prefettura di Nagasaki, all’interno di un parco divertimenti.

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La reception dell’hotel, per esempio, è gestita da tre robot (uno con l’aspetto umano, un dinosauro e un robot con l’aspetto da robot) che aiutano proprio al “check in”. Niente chiavi in questa struttura: le porte si aprono con il riconoscimento facciale. Le camere non hanno interruttori e vengono gestite da un sistema di riconoscimento vocale che accende e spegne le luci e può dare informazioni su alcune cose.

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