Innovazione

Riconoscimento facciale, ClearView AI nel mirino di Regno Unito e Australia

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riconoscimento facciale Clearview

Le authority per la privacy del Regno Unito e dell’Australia hanno lanciato un’indagine congiunta su Clearview AI, la controversa società sviluppatrice del software di riconoscimento facciale già sotto inchiesta a livello globale

Nuova stretta in arrivo per il riconoscimento facciale della statunitense Clearview AI.

Il commissario per la protezione dei dati britannico e l’omologo australiano hanno dichiarato l’avvio un’indagine congiunta sulle pratiche di gestione dei dati personali dell’azienda. Centinaia di forze di polizia in tutto il mondo si affidano al software di riconoscimento di Clearview, sotto inchiesta in vari paesi.

I critici hanno sollevato preoccupazioni sulla mancanza di consenso e sul potenziale uso improprio del software.

COS’È CLEARVIEW AI

Fondata nel 2017 a New York, la startup ha sviluppato un controverso software di riconoscimento facciale. Descritto dal fondatore Hoan Ton-That come un “motore di ricerca di volti”. Il software confronta l’immagine in un database di oltre 3 miliardi di foto pescate da Facebook, Youtube e da altri siti online. Balzata alle cronache a inizio anno dopo l’inchiesta del New York Times secondo cui le forze dell’ordine negli Stati Uniti, dalla polizia locale in Florida all’Fbi al dipartimento per la sicurezza interna, farebbero uso della sua “app” per il riconoscimento facciale, Clearview torna a far parlar di sé.

La startup si autodefinisce uno strumento per l’applicazione della legge, recuperando da Internet foto disponibili al pubblico e utilizzando il riconoscimento facciale per identificare potenziali sospetti.

Ton-That ha dichiarato in un’intervista che il sistema era stato concesso in licenza a oltre 600 forze dell’ordine.

IL REPORT DI BUZZFEED

Clearview ha sollevato ulteriori preoccupazioni a febbraio. BuzzFeed ha rivelato che tra i clienti di Clearview figurano anche scuole, banche, Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

IL GIRO DI VITE SUL RICONOSCIMENTO FACCIALE

Negli ultimi mesi, anche i colossi tecnologici hanno preso posizione sul riconoscimento facciale.

Dopo Amazon, anche Microsoft aspetterà di vendere la sua tecnologia alla polizia fino a quando gli Stati Uniti non approveranno una legge che ne disciplina l’utilizzo. Diversa la posizione di Ibm, uscita definitivamente dal settore del riconoscimento facciale.

LA SONDA BRITANNICA E AUSTRALIANA

L’Information Commissioner’s Office (Ico) del Regno Unito e l’Ufficio dell’Australian Information Commissioner (Oaic) condurranno l’indagine concentrandosi sull’uso da parte della società di dati “raschiati” e la biometria delle persone.

I commissari per le informazioni nel Regno Unito e in Australia hanno affermato che l’indagine congiunta “sottolinea l’importanza della cooperazione in materia di applicazione della legge nella protezione delle informazioni personali dei cittadini australiani e britannici in un ambiente di dati globalizzato”.

PROBLEMUCCI ANCHE IN CANADA

Aumentano i guai per la società newyorkese, sotto inchiesta anche in Canada. Clearview ha dichiarato che non offrirà più i suoi servizi di riconoscimento facciale.

ANCHE L’UE INDAGA SU CLEARVIEW

A metà giugno anche il Comitato Ue per la protezione dei dati (Edpb) ha adottato una lettera su Clearview AI. Il Comitato sostiene che l’uso del suo software per il riconoscimento facciale da parte delle forze dell’ordine nell’Ue “probabilmente non sarebbe, allo stato attuale, coerente con il regolamento per la protezione dei dati”, e ha annunciato un lavoro sul tema.

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