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Rete unica, cloud e non solo: ecco idee e stilettate di Giorgetti

Che cosa ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti (Lega), in audizione ieri in commissione Trasporti alla Camera sul Pnrr: dossier 5G, cloud, Tim, Cdp, Invitalia, spazio e non solo

 

“Dobbiamo essere proattivi e sostenere gli operatori nazionali su una serie di temi che vanno dalla realizzazione del Cloud Gaia X, che vede in prima fila Francia e Germania, all’utilizzo dello strumento dell’IPCEI specificamente finalizzato a promuovere progetti transnazionali così come per quanto concerne la presentazione di proposte da la realizzazione dei cosiddetti corridoi 5G. È peraltro evidente che la concreta attuazione del progetto 5G dovrà avvenire nel rigoroso rispetto della disciplina messa in campo e di quella che sta trovando attuazione proprio in questi giorni per quanto concerne la cyber security e il Golden Power”.

E’ quanto ha detto tra l’altro il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti (Lega), in audizione ieri in commissione Trasporti alla Camera sul Piano Nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

DOSSIER SPAZIO NELL’AUDIZIONE DI GIORGETTI

Giorgetti ha preannunciato – ha sottolineato oggi il Sole 24 Ore – la richiesta al ministero dell’Economia di aumentare i fondi per la space economy (che nell’attuale versione ammontano a 900 milioni) e probabilmente anche di riservare una quota al progetto nazionale per la ricerca finalizzata alla produzione di vaccini.

CAPITOLO AUTOMOTIVE E SIDERURGIA

Nell’intervento in audizione Giorgetti si soffermato sull’automotive e sulla siderurgia, fra l’altro: «Stiamo pensando di estendere l’ambito di applicazione del golden power anche a filiere che per ora ne sono escluse ma che rivestono particolare rilievo nel sistema nazionale», ha detto.

LE AZIENDE IN CRISI

Per far fronte all’esplosione delle aziende in crisi, anche per l’emergenza Covid, Giorgetti ha osservato che «gli strumenti attuali non coprono per intero lo spettro delle necessità, in particolare nei casi in cui la crisi si manifesta e si conclama nei concordati ovvero nelle amministrazioni straordinarie».

CAPITOLO AGEVOLAZIONI CON BACCHETTATA A INVITALIA

In linea generale, lo Sviluppo economico lavorerà a una ricognizione delle agevolazioni, coinvolgendo anche Banca d’Italia e Istat, anche per capire il reale grado di assorbimento delle imprese. L’obiettivo, dice il titolare del Mise, è arrivare a un maggior coordinamento: «Per un imprenditore è difficile essere aggiornati e seguire ogni intervento di Invitalia e Cassa depositi e prestiti».

GIORGETTI STRATTONA VIVENDI IN TIM

Di Cdp ha parlato anche quando ha accennato anche al dossier Tim: in questo caso il ministro leghista ha sballottato Vivendi. “La rete unica se ha un controllo pubblico ha un senso, se ha un controllo privato noi non è che ricreiamo un monopolio privato sulla rete, e posso garantire che tanto meno possiamo ipotizzare un monopolio privato in mano straniera”, ha puntualizzato il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, chiudendo il suo intervento nell’audizione sul Recovery plan in commissione Trasporti alla Camera. Un messaggio nemmeno tanto indiretto a Vivendi, visto che il gruppo francese di tlc è il maggior azionista di Tim con il 23,75%.

CHE COSA DICE GIORGETTI SU CDP FRA TIM E OPEN FIBER

L’esponente della Lega alla testa del dicastero dello Sviluppo economico ha insistito sul dossier Tim, parlando anche dell’azionista Cdp, che è pure nel capitale di Open Fiber. Sulla rete unica “la situazione nel corso del tempo si è evoluta, l’intervento dei fondi ha arricchito i soggetti, prima erano ridotti e poi c’è la Cdp, oggettivamente al momento in una situazione abbastanza anomala, essendo azionista di due soggetti teoricamente in competizione, e anche questo tema deve essere risolto”, ha detto Giorgetti in audizione alla Commissione Trasporti della Camera sul Recovery Plan.

GIORGETTI CHIEDE COORDINAMENTO PER CDP E INVITALIA

“Faccio fatica a stare dietro a tutte le forme di intervento di Cdp e Invitalia”, ha sibilato l’esponente della Lega: “Nel tempo entrambi gli organismi hanno creato numerosi strumenti di sostegno a imprese e settori che a volte rischiano di sovrapporsi. Per questo servirebbe un maggiore coordinamento e sinergia degli strumenti tra Cdp, Invitalia e ministeri di riferimento”.

PROGETTO BANDA LARGA E RETE UNICA

Giorgetti ha poi toccato i ritardi della cablatura, soprattutto nelle aree bianche. “Io non so – ha sottolineato – se il progetto rete unica sia giusto o sbagliato, o meglio, questo Governo sta facendo una riflessione su una strada che è stata presa, se offre parità di condizioni per tutti, ma è buona se si fa in fretta, dobbiamo decidere, perché se soltanto la costituzione della società implica 18 mesi, e nel frattempo tutti fanno, legittimamente quello che gli pare, fanno investimenti per massimizzare la propria posizione, come è coerente con la logica aziendale, creiamo sovrapposizioni. Mentre la logica vorrebbe che le risorse pubbliche e private venissero dislocate in modo intelligente e razionale”. Secondo il ministro è peraltro importante procedere a una “mappatura” della infrastruttura per offrire indirizzi certi agli operatori.

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ECCO IL TESTO INTEGRALE DELL’INTERVENTO DI GIORGETTI IN PARLAMENTO

L’intervento del Ministro dello Sviluppo Economico sull’esame della proposta di Piano Nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) in audizione in commissione Trasporti alla Camera

Con il Recovery Plan l’Unione Europea non si è limitata a fornire la dotazione finanziaria necessaria a consentire agli Stati membri di superare la più grande crisi economica dal II dopoguerra, il cui impatto sul piano produttivo, occupazione e sociale non è ancora pienamente valutabile. Con il Piano l’Unione Europea, anche per effetto delle sollecitazioni di alcuni Stati membri, tra cui in primo luogo l’Italia, ha anche delineato una strategia trasversale e coerente per provare a tradurre concretamente l’obiettivo, da tempo affermato in linea teorica, di sostenere la competitività delle economie europee in uno scenario internazionale contrassegnato da una esasperazione della concorrenza, in particolare da parte delle cosiddette economie emergenti, ma fino ad ora praticato in misura insufficiente. Di fatto, per troppi anni, l’Unione europea, dalla Strategia Europa 2020 in poi, si era limitata a fissare alcuni ambiziosi obiettivi in termini di maggiore produttività e di rafforzamento della competitività dei sistemi produttivi europei senza tuttavia fornire soluzioni concrete, di fatto rimettendo essenzialmente a politiche sul lato dell’offerta e alla responsabilità dei singoli Stati membri il compito di dargli attuazione.

La drammaticità della situazione provocata dalla pandemia ha finalmente indotto le istituzioni europee a superare rigidità e cautele che in passato non avevano supportato gli Stati membri più esposti, tra cui l’Italia, a superare la crisi economica finanziaria del 2008/2009 per mettere in campo un volume di risorse consistenti che non si esauriscono nel Recovery Plan ma che comprendono anche l’aumento delle disponibilità del programma Horizon e l’incremento di altre voci di spesa nel quadro finanziario pluriennale specificamente rivolte a sostenere la domanda.

Per l’Italia, il Recovery Plan costituisce un’occasione particolarmente importante non soltanto sotto il profilo quantitativo, essendo il nostro Paese il primo beneficiario per volume delle risorse che verranno messe a disposizione tra finanziamenti e prestiti, ma anche per l’opportunità che si offre di correggere alcune prassi negative largamente consolidate e per adottare un metodo di programmazione dei progetti da realizzare e delle spese da finanziarie molto più strutturato e meno esposto ai rischi della frammentazione e della dispersione. I progetti da includere nel Piano nazionale saranno infatti monitorati sistematicamente e a cadenze ravvicinate. La mancata concreta realizzazione degli stati di avanzamento comporterà il loro definanziamento. Siamo quindi chiamati a definire un Piano ispirato alla massima concretezza e sostenuto da un’analisi puntuale della fattibilità dei progetti che vi saranno inclusi. Ciò significa che andrà evitata la tentazione di infarcire il Piano con progetti che non abbaiano la effettiva possibilità di trovare attuazione.

Dobbiamo essere ambiziosi ma realisti e non velleitari. Per quanto concerne specificamente le materie di competenza di questa Commissione che investono le funzioni affidatemi in qualità di Ministro dello sviluppo economico, dobbiamo partire dalla onesta presa d’atto che l’Italia registra ritardi molto gravi non soltanto rispetto ai partner più importanti ma anche, in alcuni casi, rispetto a Paesi membri dell’Ue di limitate dimensioni che negli ultimi anni hanno compiuto progressi formidabili sul terreno dell’avanzamento tecnologico grazie al massiccio impiego di tecnologie digitali sia da parte di amministrazioni pubbliche, con evidenti vantaggi per i cittadini e le imprese, sia da parte dei sistemi produttivi. Lo scoreboard annualmente curato dalla Commissione europea impietosamente registra il ritardo che contraddistingue l’Italia sotto i profili della carenza di infrastrutture digitali, del loro uso e della persistenza di forti divari che sinteticamente possono riassumersi nell’espressione del digital divide.

Il Piano nazionale, se ben costruito, può costituire l’occasione utile per provare a rimediare ad alcuni dei ritardi che hanno sin qui segnato negativamente la situazione italiana. Ovviamente, il realismo che ci deve ispirare, cui ho fatto riferimento in precedenza, deve indurci a distinguere tra quello che è veramente essenziale e prioritario, da quel che si può rinviare ad una fase successiva, posto che alcune delle strategie indicate nel Piano nazionale non esauriranno la loro ragion d’essere nell’arco temporale considerato ma richiederanno interventi, di ordine finanziario, anche negli anni a venire. Ciò potrà trovare una risposta nell’ambito del PON nazionale da definire alla luce del nuovo Quadro finanziario pluriennale. È evidente che l’assetto del tutto peculiare del mercato radiotelevisivo italiano, per un verso, e gli errori che sono stati compiuti nel processo di privatizzazione di Telecom Italia, hanno pregiudicato in larga parte la possibilità di disporre di connettività via cavo, a differenza di quello che è avvenuto in tanti altri Paesi.

Dobbiamo provare a correggere alcuni degli errori compiuti in un contesto che rimane problematico e in cui le variabili in campo sono soltanto in parte nella disponibilità dell’autorità politica. D’altra parte, lo scenario entro cui dobbiamo muoverci, vale a dire in primo luogo quello europeo, impone al nostro Paese un’accelerazione su più fronti. La strategia per il digitale, che già si è tradotta nell’adozione di specifici atti normativi da parte della commissione europea per l’aggiornamento della disciplina sui servizi e sul mercato, identifica l’Intelligenza Artificiale come prima priorità. È questo un tema su cui in Italia non è stata ancora avviata una seria riflessione. Di fatto, è stata definita la normativa per l’istituzione di un fondo per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, blockchain e internet of things inviata dal Mise al Mef per l’acquisizione del relativo concerto con una dotazione di soli 15 milioni di euro per tre anni che dovrebbe sostenere attività di ricerca e di sviluppo di tecnologie innovative da parte di imprese, con priorità per le startup e di centri di ricerca.

È stato inoltre preannunciata la nascita di un Istituto italiano per l’Intelligenza Artificiale che dovrebbe avere sede a Torino. Ulteriori iniziative sono state avviate per quanto concerne la Blockchain, sistema decentrato per la gestione di transizioni sicure tra più soggetti il cui presupposto è comunque costituito da una relazione di fiducia tra le parti. Anche a questo proposito si dovranno avviare attività di approfondimento per dare corpo alla strategia nazionale. Credo, quindi, che una delle priorità cui dovremmo provvedere è quello di dotare le amministrazioni pubbliche di competenze tecniche necessarie per affrontare con piena cognizione di causa tutta una serie di problematiche che presentano un forte contenuto tecnico. Così come credo che occorre fare uno sforzo complessivo del nostro sistema educativo e di formazione per dotare il Paese delle necessarie professionalità per affrontare efficacemente la sfida costituita dal salto tecnologico che comporta la trasformazione digitale dei processi produttivi.

Su questo fronte è necessario uno sforzo congiunto e coerente; con il Ministero dell’università e della ricerca abbiamo già avviato un percorso condiviso per la stesura del Piano. Dobbiamo coerentemente proseguire su questa strada per potenziare le conoscenze e le competenze, presupposto indispensabile per compiere quel salto di qualità sui terreni della ricerca applicata e del trasferimento tecnologico che costituiscono tra i principali punti deboli della competitività e dalla insoddisfacente produttività del sistema italiano nel suo complesso. Da questo punto di vista credo, sia necessario valorizzare tutte le eccellenze e mettere in connessione in una logica di rete le esperienze più avanzate. In ogni caso non dobbiamo limitarci ad una mera sommatoria, non ragionata e ponderata, delle diverse istanze dei vari attori in campo. Sotto questo profilo, credo che la cosa più utile sia guardare le esperienze internazionali più avanzate, di quei Paesi che sono riusciti a mettere in connessione mondo delle imprese, università, istituti di ricerca e istituzioni pubbliche.

Questa logica coerente deve pure indurci a lavorare in stretto rapporto anche con le autorità di settore che sono chiamate a concorrere a aggiornare il tessuto normativo che disciplina i mercati di frontiera delle tecnologie digitali, dell’intelligenza artificiale e dei servizi digitali. Venendo più in dettaglio alle singole questioni, è evidente che il primo tema che si pone è quello di velocizzare il percorso fin qui problematico per la cablatura integrale del paese.

Nel Piano sono stanziate risorse consistenti per la diffusione della fibra ottica nelle aree grigie, per completare il piano scuola e i collegamenti con le isole minori, in modo da contrastare il digital divide. Ulteriori progressi potranno essere compiuti con interventi a sostegno della domanda, in particolare con i voucher di fase II per le quali si è già provveduto alla notifica alla Commissione europea.

Si prevede di impegnare circa 900 milioni per servire circa due milione di famiglie e un milione di PMI, attraverso la corresponsione di voucher rispettivamente di 300 € per le famiglie e un importo da 300 a 2500 € per le imprese, a seconda del grado di connettività richiesto. Come noto a questa Commissione che ha svolto un’accurata indagine su questi temi, il piano per la cablatura in fibra ottica delle cosiddette aree bianche ha registrato notevoli ritardi, in larga parte attribuibili a difetti di impostazione del piano stesso, che probabilmente trascurava i vincoli amministrativi e burocratici che hanno rallentato la realizzazione dei alcuni investimenti, ma anche ai ritardi accumulati dal soggetto aggiudicatario Open Fiber. Occorre rimuovere al più presto i ritardi e completare, con le opportune correzioni il Piano. Più in generale, per facilitare lo sviluppo delle infrastrutture digitali, si dovrà lavorare ad alcune semplificazioni normative, con particolare riguardo alle possibilità di ricorrere a tecniche di scavo a basso intensità ambientale, anche attraverso eventuali correzioni al codice delle comunicazioni elettroniche e semplificare gli adempimenti connessi alla presentazione delle istanze comuni per l’avvio dei lavori.

Più in generale, occorre quanto prima un chiarimento definitivo, da svolgere in primo luogo con gli azionisti delle parti in causa, sulla concreta realizzabilità di una rete unica. Da troppo tempo assistiamo ad una situazione di stallo che non giova al Paese in quanto determina sovrapposizioni e duplicazioni degli investimenti effettuati dagli operatori, soprattutto nelle aeree con maggiore domanda. Il completamento della connessione in fibra ottica è essenziale anche per il 5G per la cui realizzazione è indispensabile porre le condizioni per una più razionale utilizzo delle spettro elettromagnetico. Si pone, in particolare, l’esigenza di assicurare la liberalizzazione della frequenza 700 Mhz nei tempi prescritti. I ritardi accumulati in proposito hanno già provocato difficoltà nei rapporti con alcuni paesi confinanti. In ogni caso, diventa imprescindibile per il nostro Paese cogliere tutte le opportunità che si offrono a livello europeo per partecipare a progetti condivisi e per rafforzare la partnership con altri Stati membri.

Dobbiamo essere proattivi e sostenere gli operatori nazionali su una serie di temi che vanno dalla realizzazione del Cloud Gaia X, che vede in prima fila Francia e Germania, all’utilizzo dello strumento dell’IPCEI specificamente finalizzato a promuovere progetti transnazionali così come per quanto concerne la presentazione di proposte da la realizzazione dei cosiddetti corridoi 5G. È peraltro evidente che la concreta attuazione del progetto 5G dovrà avvenire nel rigoroso rispetto della disciplina messa in campo e di quella che sta trovando attuazione proprio in questi giorni per quanto concerne la cyber security e il Golden Power.

Su questi aspetti il Mise è chiamato ad operare con una particolare responsabilità per le funzioni specifiche di carattere tecnico che attengono alla valutazione della idoneità degli apparati che saranno svolte dal CVCN.

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