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Privacy, i dipendenti Amazon ti spiano in casa dalla Cloud Cam

di

Amazon

I dipendenti di Amazon in India e Romania ti guardano in casa attraverso la Cloud Cam. Con i video privati correggono gli algoritmi di intelligenza artificiale. Report Bloomberg

Come nel Grande Fratello. Dall’altra parte della Cloud Cam, la telecamera per la sicurezza domestica sviluppata da Amazon, c’è qualcuno che guarda. I dipendenti del colosso tecnologico di Seattle guardano infatti i tuoi video privati per risolvere problemi nello sviluppo di algoritmi per l’intelligenza artificiale.

TEAM AI DI AMAZON POTREBBE SPIARTI DALLA CLOUD CAM

Secondo cinque persone con conoscenza dei fatti sentite da Bloomberg, almeno una dozzina di dipendenti in Romania e in India riesaminano i filmati elaborati dalla Cloud Cam. La telecamera di sicurezza, che si collega all’assistente vocale Alexa, consente alle persone di tenere d’occhio ciò che sta accadendo nella loro casa 24/7 e costa circa 120 dollari negli Stati Uniti. Filma in HD a 1080p e può riprendere in diretta o trasmettere filmati di “motion alert” delle ultime 24 ore gratuitamente.

I TUOI VIDEO CONTRIBUISCONO ALLO SVILUPPO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Bloomberg riferisce che i dipendenti esaminano alcune clip video per “istruire” l’intelligenza artificiale della Cloud Cam a individuare la differenza tra minacce autentiche e eventi normali in casa. Distinguere dunque un ladro da un animale domestico per fare un esempio.

OCCHIO DIRETTO SULL’INTIMITÀ DEI CLIENTI

Il punto è che i clienti di Cloud Cam non sono avvisati al momento dell’acquisto che i filmati delle loro telecamere potrebbero essere guardati da dipendenti della compagnia produttrice della videocamera. Secondo gli addetti ai lavori anonimi, i dipendenti di Amazon guardano fino a 150 clip da 20 a 30 secondi al giorno, alcune delle quali sono destinate a essere private.

In alcuni casi, secondo le fonti di Bloomberg, il personale deve affrontare filmati di momenti intimi all’interno delle case delle persone.

LA DIFESA DI AMAZON

Un portavoce di Amazon ha risposto al giornale che le clip inviate per la valutazione provengono da tester dei lavoratori, oltre ai proprietari di Cloud Cam che inviano clip nel momento in cui richiedono assistenza per la risoluzione di problemi tecnici. “Prendiamo sul serio la privacy e mettiamo i clienti di Cloud Cam in controllo dei loro video”, ha affermato il portavoce del colosso di Seattle. Specificando che “solo i clienti possono visualizzare i propri video”.

Secondo una delle fonti anonime, i dipendenti incaricati di esaminare questi video lavorano in uffici protetti dove non sono autorizzati a portare i loro telefoni cellulari.

LA CLOUD CAM, UNO DEI TANTI GADGET DI “SORVEGLIANZA” DI AMAZON

La Cloud Cam ha debuttato nel 2017 e, insieme alla linea degli speaker Echo integrati con l’assistente digitale Alexa, è uno dei tanti dispositivi che Amazon ha sviluppato per popolare la smart home. I clienti disposti a pagare un abbonamento mensile (dai 7 ai 20 dollari circa) possono ottenere dei servizi aggiuntivi: avvisi su misura come il pianto di un bambino o un allarme fumo. Amazon non rivela il numero di Cloud Cam che vende, tuttavia il sistema è solo una delle tante videocamere di sicurezza disponibili sul mercato, come il video campanello Ring sempre di proprietà di Amazon. Proprio ieri un gruppo di più di 30 associazioni per i diritti civili e la privacy ha firmato una lettera aperta contro Amazon Ring.

Gli attivisti hanno chiesto alle città degli Stati Uniti di porre fine alle partnership tra le forze di polizia e l’unità Amazon Ring.  La polizia di numerose cittadine americane fa affidamento infatti sui video registrati dai campanelli smart di Amazon creando reti di sorveglianza improvvisate nei quartieri periferici. Ma questi accordi “minacciano le libertà civili, la privacy e agiscono senza controllo”.

LA SOLITA QUESTIONE DI PRIVACY

Sebbene Amazon insista che ciascuna delle clip tratte da Cloud Cam sia fornita volontariamente, è improbabile che i clienti abbiano acconsentito di inviare immagini della proprio sfera intima per “risolvere dei problemi tecnici”. Pertanto, il nodo sulla liceità dello screening di questi video resta da sciogliere.

 

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