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Perchè Uber si è svenduta a Softbank

Uber Didi

Softbank acquisirà una partecipazione del 15% in Uber, che è stata valutata “solo” 48 miliardi di dollari

 

C’è l’accordo tra la multinazionale giapponese Softbank e Uber, la start-up che fornisce servizi privati di trasporto. Come scrive Bloomberg, Softbank acquisirà una partecipazione del 15% in Uber, valutata “solo” 48 miliardi di dollari, ovvero il 30% in meno rispetto al valore che era stato attribuito alla società nel giugno del 2016, 69 miliardi di dollari. Un altro 5% di Uber sarà offerto ad altri potenziali acquirenti.La transazione dovrebbe chiudersi a gennaio, in base a quanto detto da SoftBank. E se tutto procede secondo i piani, si prospetta per Uber lo sbarco in Borsa attraverso un’operazione di Ipo nel 2019.

“Non vediamo l’ora di lavorare con gli acquirenti per chiudere l’intera transazione, che riteniamo sosterrà i nostri investimenti tecnologici, aumenterà la nostra crescita, e rafforzerà la nostra corporate governance”, si legge in un comunicato della società di trasporti (così, almeno, è stata definita dalla Corte di Giustizia Ue).

softbankMa perchè Uber ha accettato di svendersi? Il motivo è semplice: l’accordo porterà nuova liquidità nelle casse della società americana, che potrà tirare un respiro di sollievo e difendersi meglio dall’acerrimo nemico Lyft. Uber potrà placare l’ansia di alcuni investitori, placare gli animi all’interno del consiglio di amministrazione e rafforzare, nel contempo, la leadership del nuovo ceo, Dara Khosrowshahi.

Non è escluso, comunque, che  Masayoshi Son, fondatore di SoftBank, decida di investire anche in Lyft, che nell’ultimo anno ha avuto modo di crescere e guadagnare quote di mercato, proprio grazie a tutti i problemi che hanno coinvolto Uber.

Intanto Uber deve fare i conti con una sentenza, importante, della Corte di Giustizia Ue:  “La corte – si legge in un comunicato – dichiara che un servizio d’intermediazione, come quello di cui al procedimento principale, avente ad oggetto la messa in contatto, mediante un’applicazione per smartphone e dietro retribuzione, di conducenti non professionisti utilizzatori del proprio veicolo con persone che desiderano effettuare uno spostamento nell’area urbana, deve essere considerato indissolubilmente legato a un servizio di trasporto e rientrante, pertanto, nella qualificazione di ‘servizio nel settore dei trasporti’, ai sensi del diritto dell’unione. Un servizio siffatto deve, di conseguenza, essere escluso dall’ambito di applicazione della libera prestazione dei servizi in generale nonché della direttiva relativa ai servizi nel mercato interno e della direttiva sul commercio elettronico”. Questo significa dunque che “gli stati membri possono di conseguenza disciplinare le condizioni di prestazione di tale servizio”.

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