Il malessere nella partnership tra Microsoft e OpenAI è ormai palpabile da tempo. Nella corsa all’intelligenza artificiale, il colosso di Redmond ha puntato tutto sulla software house diretta da Sam Altman, dando vita a un legame pericoloso per le sue finanze. OpenAI, infatti, oltre a essere una società in forte perdita, nonostante prometta lauti guadagni (per ora solo sulla carta), ha anche la smania di non rimanere intrappolata nel rapporto con Microsoft.
Ne è la prova l’accordo da 50 miliardi di dollari con Amazon che, con Amazon Web Services, offrirebbe il nuovo prodotto commerciale di OpenAI, Frontier, violando – secondo Microsoft – il loro accordo esclusivo. Motivo per cui non esclude un’azione legale.
LO SCONTRO SUL CLOUD E SUI DIRITTI DI ACCESSO
Al centro della disputa, riferisce il Financial Times, c’è la possibilità che Amazon Web Services possa distribuire Frontier senza infrangere gli accordi esistenti. Microsoft sostiene che l’intesa imponga che tutto l’accesso ai modelli OpenAI passi attraverso Azure, una condizione che ha contribuito a spingere i ricavi della piattaforma a livelli record.
Amazon e OpenAI, invece, ritengono di poter sviluppare un sistema in grado di aggirare i vincoli contrattuali, una posizione che i vertici Microsoft giudicano impraticabile e in contrasto con lo spirito dell’accordo.
IL NODO DELLE API E DELLE CLAUSOLE CONTRATTUALI
Sebbene Microsoft abbia rinunciato all’esclusiva come fornitore cloud dopo la ristrutturazione approvata in ottobre, ha mantenuto una clausola cruciale relativa alle interfacce di programmazione delle applicazioni (API). Tale clausola stabilisce che tutte le chiamate ai modelli OpenAI debbano transitare attraverso Azure. Quando le tre aziende hanno presentato Frontier, Microsoft ha ribadito che nulla è cambiato rispetto a quell’intesa e che resta il fornitore cloud esclusivo per le API.
PERCHÉ FRONTIER È AL CENTRO DELLA CONTROVERSIA
Il nuovo prodotto Frontier è progettato per operare attraverso flotte di agenti di intelligenza artificiale capaci di agire autonomamente sotto istruzioni umane in ambito aziendale. Il progetto è al centro della partnership tra OpenAI e Amazon, che include anche un impegno da 138 miliardi di dollari in servizi cloud AWS.
Alla base della soluzione, spiega il Ft, vi è un sistema denominato “Stateful Runtime Environment”, sviluppato sulla piattaforma Bedrock di Amazon, che consentirebbe agli agenti di accedere ai dati aziendali, mantenere memoria delle attività e operare su più strumenti e fonti informative.
La disputa tecnica ruota attorno alla distinzione tra modelli “stateless” e “stateful”. I modelli linguistici, per impostazione predefinita, non conservano informazioni tra le interazioni, mentre funzionalità aggiuntive possono introdurre memoria e contesto. Secondo Microsoft, non esisterebbe una tecnologia in grado di evitare che Frontier venga eseguito su Azure nel rispetto del contratto. Per questo motivo, le dichiarazioni di Amazon e OpenAI hanno sollevato preoccupazioni interne.
TRATTATIVE E RISCHI LEGALI
Le parti hanno continuato a negoziare in vista del lancio di Frontier nel tentativo di evitare un contenzioso che non converrebbe a nessuno. Microsoft, infatti, rischierebbe di esporsi a un ulteriore livello di scrutinio proprio mentre è già oggetto di indagini negli Stati Uniti, nel Regno Unito e nell’Unione europea per presunte pratiche anticoncorrenziali legate alle licenze Azure.
Anche per OpenAI un contenzioso rappresenterebbe un elemento di forte incertezza. La società punta a una possibile quotazione in Borsa già nel corso dell’anno, un percorso che potrebbe essere compromesso da una disputa giudiziaria. Inoltre, nonostante il recente round di finanziamento da 110 miliardi di dollari, l’azienda ha ancora bisogno di raccogliere capitali per sostenere i costi elevati legati allo sviluppo e alla gestione dei modelli linguistici di grandi dimensioni.
Infine, il quadro è ulteriormente complicato dalla causa avviata da Elon Musk contro Altman, con cui aveva co-fondato OpenAI nel 2015. Il procedimento, atteso a Oakland il prossimo mese, aggiunge un ulteriore fronte legale che potrebbe incidere sulla stabilità e sulla percezione dell’azienda da parte degli investitori.
Ad ogni modo la posizione di Microsoft resta netta: “Conosciamo il nostro contratto. Li porteremo in tribunale se lo violeranno. Se Amazon e OpenAI vogliono scommettere sulla creatività dei loro avvocati contrattualisti, io punterei su di noi, non su di loro”. OpenAI, dal canto suo, ritiene che i piani con Amazon siano compatibili con gli accordi esistenti.
UN RAPPORTO IN EVOLUZIONE
Microsoft, ricorda Reuters, è stato tra i primi sostenitori di OpenAI, investendo 1 miliardo di dollari nel 2019 e altri 10 miliardi all’inizio del 2023. Nel settembre dello scorso anno, le due aziende hanno sottoscritto un accordo non vincolante che ha ridefinito i termini della loro collaborazione, consentendo a OpenAI di stringere partnership anche con SoftBank, Nvidia e Amazon. In una dichiarazione congiunta diffusa il mese scorso, le parti hanno precisato che Microsoft mantiene la “licenza esclusiva e l’accesso alla proprietà intellettuale su tutti i modelli e prodotti OpenAI” e che Azure resta il fornitore cloud esclusivo per i modelli della società.







