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Perché l’Ue è morbidina con Google?

Nonostante i grandi annunci nei confronti delle Big Tech, l'Unione europea si muove con i piedi di piombo. Sull’applicazione del Digital Markets Act, Bruxelles infatti tenta con Google la strada del dialogo ma il colosso di Mountain View appare comunque sfastidiato. Fatti e commenti

 

Saranno le relazioni sul filo del rasoio con gli Stati Uniti e il suo presidente, ma la Commissione europea, invece di passare allo scontro diretto, tende la mano a Google sull’applicazione del Digital Markets Act (Dma), avviando due procedimenti per chiarire come il gruppo dovrà adempiere agli obblighi su interoperabilità e accesso ai dati. L’iniziativa riguarda in particolare i servizi di intelligenza artificiale, come Gemini, e il motore di ricerca Google Search.

Dall’azienda trapela però una certa seccatura per le iniziative di Bruxelles.

ANDROID, INTEROPERABILITÀ E SERVIZI DI IA

Il primo procedimento, spiega in un comunicato la Commissione europea, riguarda l’obbligo di Google, previsto dall’articolo 6, paragrafo 7, del Dma, di garantire agli sviluppatori terzi un’interoperabilità gratuita ed efficace con le funzionalità hardware e software controllate dal sistema operativo Android. Il dialogo regolatorio avviato dalla Commissione si concentra sulle funzionalità utilizzate dai servizi di intelligenza artificiale di Google, incluso il chatbot Gemini, e sulle modalità con cui tali strumenti dovranno essere messi a disposizione dei fornitori terzi.

Secondo l’esecutivo europeo, l’obiettivo è chiarire “in che modo Google debba concedere ai fornitori terzi di servizi di IA un accesso altrettanto efficace alle stesse funzionalità disponibili per i servizi della stessa Google”, così da garantire pari opportunità di innovazione e competizione nel mercato dell’IA sui dispositivi mobili intelligenti.

Commentando l’iniziativa, la vicepresidente esecutiva Teresa Ribera ha osservato che “gli strumenti di intelligenza artificiale stanno trasformando il modo in cui cerchiamo e riceviamo informazioni online sui nostri smartphone e persino il modo in cui interagiamo con i nostri dispositivi”, sottolineando la necessità di “assicurare che il campo di gioco sia aperto ed equo, e non inclinato a favore di pochi grandi operatori”.

ACCESSO AI DATI DI GOOGLE SEARCH

Il secondo procedimento, prosegue la Commissione, riguarda l’articolo 6, paragrafo 11, del Dma, che impone a Google di consentire ai fornitori terzi di motori di ricerca online l’accesso ai dati anonimizzati relativi a ranking, query, clic e visualizzazioni detenuti da Google Search, a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie (Frand). La Commissione intende esaminare l’ambito dei dati, le modalità di anonimizzazione, le condizioni di accesso e l’eventuale ammissibilità dei fornitori di chatbot di IA a questi dataset.

Secondo Bruxelles, una conformità effettiva a tali obblighi dovrebbe permettere ai concorrenti di ottimizzare i propri servizi e di offrire agli utenti alternative reali a Google Search. In questo quadro, Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, ha affermato che i procedimenti “forniranno indicazioni a Google per garantire che i motori di ricerca online e i fornitori di IA terzi godano dello stesso accesso ai dati di ricerca e al sistema operativo Android di cui beneficiano i servizi di Google, come Google Search o Gemini”.

TEMPI E SVILUPPI DELLA PROCEDURA

I due procedimenti dovranno concludersi entro sei mesi. Entro i prossimi tre mesi, la Commissione comunicherà a Google le proprie conclusioni preliminari, indicando le misure che ritiene necessarie per una corretta applicazione del Dma. Le sintesi di tali conclusioni saranno pubblicate per consentire a terzi di presentare osservazioni. Bruxelles ha chiarito che questi procedimenti non costituiscono una valutazione formale di conformità e non limitano la possibilità di adottare, in seguito, decisioni di accertamento di eventuali violazioni, comprese sanzioni o penalità di mora.

LA REAZIONE DI GOOGLE

Dopo l’annuncio della Commissione, Google ha espresso riserve sull’introduzione di ulteriori indicazioni regolatorie. “Android è aperto per progettazione e stiamo già concedendo in licenza i dati di Search ai concorrenti ai sensi del Dma”, ha dichiarato Clare Kelly, Senior Competition Counsel dell’azienda. La dirigente ha tuttavia avvertito che “ulteriori regole, spesso dettate più dalle lamentele dei concorrenti che dall’interesse dei consumatori, potrebbero compromettere la privacy degli utenti, la sicurezza e l’innovazione”.

COSA PREVEDE IL DMA E IL PRECEDENTE DI APPLE

Il Digital Markets Act mira a garantire mercati digitali contendibili ed equi, regolando le grandi piattaforme considerate gatekeeper. Google è stata designata come tale per diversi servizi chiave, tra cui Search, Android, YouTube e Google Play, ed è tenuta a rispettare pienamente gli obblighi previsti dal regolamento a partire dal 7 marzo 2024.

L’esecutivo Ue ha inoltre annunciato che l’intelligenza artificiale sarà presa in considerazione nella revisione programmata del Dma, prevista entro maggio. Un precedente di questo tipo risale al settembre 2024, quando la Commissione aveva avviato procedimenti analoghi nei confronti di Apple, concentrandosi sull’interoperabilità di iOS per sviluppatori di app e dispositivi connessi.

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