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Perché lo stop a Google Analytics alzerà i costi per le imprese. L’allarme di Aicel

Google Analytics

Per l’associazione italiana delle imprese e-commerce: “Lo stop di Google Analytics riporta le aziende ad un livello di approssimazione fermo a dieci anni fa”

Lo stop a Google Analytics è un terremoto per le imprese italiane online.

La scorsa settimana il Garante Privacy italiano ha riscontrato che l’utilizzo dello strumento di analisi per i risultati dei siti web di Google da parte di un editore web locale non è conforme alle norme dell’Ue sulla protezione dei dati [Gdpr] a causa del trasferimento dei dati degli utenti negli Stati Uniti. Paese quest’ultimo “privo di un adeguato livello di protezione” sottolinea il Garante nella nota stampa.

Google Analytics è lo strumento di web analytics fornito da Google ai gestori di siti internet che consente a questi ultimi di analizzare dettagliate statistiche sugli utenti nell’ottica di ottimizzare i servizi resi e di monitorare le proprie campagne di marketing.

“Per molte imprese italiane dotate di siti web e per l’intero sistema di advertising online, che era giunto negli ultimi anni a un livello di sofisticazione elevata, lo stop di Google Analytics riporta le aziende ad un livello di approssimazione fermo a dieci anni fa” ha commentato a Bitmat.it Manuela Borgese, vicepresidente di Aicel (Associazione italiana commercio elettronico) e legale specializzato in privacy e nuove tecnologie.

Come si legge sul sito, Aicel (Associazione Italiana Commercio Elettronico), è l’unica associazione nazionale che rappresenta chi opera nell’e-commerce. Gli associati (oltre 1200 aziende) infatti sono sono merchant ovvero ‘negozianti’ che propongono i loro servizi e prodotti on-line.

“Non solo: i costi per attività di promozione basate su contenuti personalizzati in base alle preferenze degli utenti saranno triplicati in seguito alla decisione del Garante italiano della privacy” ha aggiunto la rappresentante di Aicel.

Tutti i dettagli.

LO STOP DEL GARANTE PRIVACY A GOOGLE ANALYTICS

Il Garante della Privacy ha stabilito che Caffeina che utilizza il servizio Google Analytics, senza le garanzie previste dal Regolamento Ue, viola la normativa sulla protezione dei dati perché trasferisce negli Stati Uniti, senza adeguate garanzie.

Ma il provvedimento non riguarda esclusivamente Caffeina. L’authority ha infatti esteso il richiamo a tutti i gestori italiani di siti web.

LE CONSEGUENZE PER LE IMPRESE

“L’impossibilità di ricorrere a tali strumenti, così fondamentali per le politiche di marketing, comporta una serie di gravi conseguenze, tecnicamente insostenibili soprattutto in una fase in cui il settore economico è già fortemente provato” sostiene l’avv. Manuela Borgese.

Secondo la presidente Aicel “Per tali finalità gli strumenti di digital marketing più sofisticati sono essenziali e strategici in uno scenario estremamente esteso, sia geograficamente sia rispetto alla condensazione degli operatori. Privare gli operatori commerciali di questi strumenti si traduce in uno squilibrio concorrenziale rispetto a chi, invece, dispone di tali scorciatoie”.

LA QUESTIONE DEL TRASFERIMENTO DEI DATI TRA UE E USA

La stretta contro Google Analytics arriva in seguito a una serie di reclami presentati nell’agosto 2020 dal gruppo europeo della campagna sulla privacy noyb, che ha preso di mira 101 siti Web con operatori regionali che aveva identificato come invio di dati negli Stati Uniti tramite integrazioni di Google Analytics e/o Facebook Connect segnala sempre TechCrunch.

Le denunce fanno seguito alla sentenza storica della Corte di Giustizia Ue del luglio 2020, che ha invalidato l’accordo sul trasferimento di dati tra l’UE e gli Stati Uniti noto come Privacy Shield.

IN ARRIVO IL SOSTITUTO DEL PRIVACY SHIELD

Da quel momento entrambe le sponde dell’Atlantico stanno negoziando un sostituto del Privacy Shield.

Il 25 marzo i Presidenti Joe Biden e Ursula Von Der Leyen hanno siglato un accordo preliminare  tra Usa e Ue in materia di trasferimento e trattamento dei dati personali.

Tuttavia, i dettagli legali del previsto quadro per il trasferimento dei dati devono ancora essere finalizzati prima che entri in vigore. Ciò significa che l’uso dei servizi cloud con sede negli Stati Uniti rimane avvolto dal rischio legale per i clienti dell’UE.

Pertanto, in attesa del nuovo accordo, il Garante Privacy italiano “invita tutti i titolari del trattamento a verificare la conformità delle modalità di utilizzo di cookie e altri strumenti di tracciamento utilizzati sui propri siti web, con particolare attenzione a Google Analytics e ad altri servizi analoghi, con la normativa in materia di protezione dei dati personali”.

OCCORRE ADOTTARE IL NUOVO ACCORDO TRANSATLANTICO USA-UE

“Dunque oggi la soluzione può essere solo ed esclusivamente di natura politica. Al fine di scongiurare i rischi segnalati e per sbloccare l’operatività dei fornitori, stante l’assenza di alternative, è fondamentale che vengano agevolate le procedure di adozione del già annunciato nuovo accordo transatlantico Usa-Ue per la protezione dei dati personali” conclude Borgese.

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