Innovazione

Perché l’App Immuni farà sboom

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Regioni Immuni

Sarà impossibile il tracciamento che dovrebbe effettuare l’app Immuni. L’analisi di Franco Battaglia, fisico e docente presso l’università di Modena 

Finalmente un politico che sa discernere tra le cose: Fedriga, presidente della regione Giulio-Friuliana, ha ritirato la disponibilità alla sperimentazione dell’applicazione su smartphone per il tracciamento dei contatti. E ha fatto benissimo. In caso di epidemia o, come in questo caso, di pandemia, diventa cruciale operare in modo da portare a valori inferiori a 1 l’ormai noto a tutti fattore di riproducibilità, R0. Questo fattore – che indica quante persone, in media, contagia ogni persona già infetta.

Finché R0>1, gli infetti crescono inesorabilmente, mentre se R0<1, essi finiscono inesorabilmente con l’esaurirsi. Per esempio, uno dei virus più infettanti è quello del morbillo, per il quale R0=15. Il virus che al momento ci riguarda avrebbe un valore di R0 compreso fra 2 e 3, lo stesso valore dei tipici virus influenzali. Per ridurre il valore di R0 vi sono due tecniche: lockdown (LD) e tracciamento dei contatti (TC).

Parafrasando Mao Tse Tung, lo spirito del LD è colpirne 100 per educarne 1. A parte questa mia valutazione personale, per il buon risultato da entrambe le tecniche il fattore cruciale è il fattore tempo. Il nostro Paese – e, a dire il vero, non solo il nostro, ma la maggior parte dei paesi occidentali (tra questi escluderei la Germania) – è stato colpevolmente inefficiente sul LD, come i 33 mila nostri decessi testimoniano. Tanto per dirne una, giusto per capire il clima, non dimentichiamo che lo stesso giorno (8 febbraio) in cui, ad esempio, la Sud Corea chiudeva i propri confini ai cinesi, il sindaco di Firenze lanciava l’hashtag #ioabbracciouncinese. Il nostro governo, per colpevole incompetenza, ha fatto partire il LD con almeno 3 settimane di ritardo, quando i morti erano già alcune centinaia.

Il TC, la tecnica usata con successo in Sud Corea, richiede altrettanta velocità d’azione (il Paese asiatico aveva zero decessi quando prese i primi provvedimenti). In assenza di diagnostica capillare sulla popolazione di asintomatici, bisogna rassegnarsi alle informazioni sui sintomatici. Per comprendere bene la tempistica, si deve considerare che se il tempo d’incubazione (cioè il tempo tra infezione e sintomi di malattia) può arrivare fino ai famosi 14 giorni, esso tipicamente è di circa 5 giorni, ma è già da circa 2 giorni prima che si manifestano i sintomi che si ha la massima capacità di contagiare.

È quindi cruciale rintracciare – e mettere in quarantena – i contatti che ogni infetto ha avuto dai 2 giorni precedenti il giorno in cui l’infetto aveva accusato sintomi fino al giorno in cui è stato riconosciuto positivo (giorno oltre il quale egli viene isolato). E bisogna farlo in fretta, perché un contatto dell’infetto che finisse con lo sviluppare sintomi (tipicamente, come detto, dopo 5 giorni) potrebbe a sua volta infettare quelli con cui questi ha avuto contatti nei 2 giorni precedenti ai propri sintomi. E così di seguito, con una sgradevolissima reazione a catena. La velocità d’azione è quindi cruciale.

Leggo che il Regno Unito, dopo aver abbandonato l’idea, a dir poco stravagante, dell’immunità di gregge, sta avviando un programma di TC, con un piccolo esercito di 25 mila “investigatori” arruolati allo scopo. Molto bene! Costoro avranno un lavoro certosino da compiere: telefonare a ogni singolo nuovo infetto, fargli elencare i contatti che questi rammenta di aver avuto, quindi telefonare a ciascuno di costoro, annunciargli la “bella” notizia, e convincerlo pure a stare in quarantena per 14 giorni, fornendo tutto il supporto del caso.

Non è difficile comprendere come il processo “manuale” appena abbozzato possa ricevere notevole aiuto dalla tecnologia corrente. Per esempio, l’esistenza di un unico archivio elettronico ove fossero inseriti tutti gli infetti, consentirebbe agli “investigatori” di attingere direttamente all’archivio per rapportarsi ai malati per avere da essi i nomi dei loro contatti, da inserire a loro volta nell’archivio. Questo è un primo aiuto che faciliterebbe di molto il necessario continuo rapporto tra investigatore e contatto.

Un altro problema che l’operatore di TC deve affrontare è la difficoltà a ricostruire i contatti del positivo, o perché questi non li rammenta o, semplicemente, perché è reticente. Alcuni governi – è sicuramente il caso di quello cinese e probabilmente anche di quello sudcoreano – hanno un archivio centralizzato, tutti i loro cittadini sono schedati, e in ogni momento il governo è in grado di rintracciarli e conoscere la loro scheda sanitaria. E, tramite satellite, conoscere anche la posizione e gli spostamenti dei loro cellulari. In questo modo gli operatori sanitari possono identificare in tempo “reale” tutti i contatti di un positivo e mettersi rapidamente in collegamento con essi per pianificare la loro quarantena.

Questo sistema pone, intanto, un problema legittimo di riservatezza, che non può essere sbrigativamente liquidato con una presunta superiorità del diritto alla salute: un attimo di riflessione dovrebbe far comprendere che le cose sono un po’ più complicate di come alcuni le vorrebbero. Poi, il sistema Gps non è così preciso: il fatto che questo ti dice che sei stato nello stesso mercato con un positivo, non significa che hai avuto un contatto potenzialmente infettivo con esso. Solo sistemi autoritari come quello cinese o super organizzati come quello coreano possono gestire un tale controllo.

Alternativamente, usando la tecnologia Bluetooth, gli smartphone dotati di appropriata app sono in qualche modo in comunicazione tra loro: se tu che sei positivo inserisci questa informazione nel tuo smartphone, tutti quelli che, dotati della stessa app, ti sono stati vicino ricevono l’informazione di essere stati potenzialmente in contatto con te. Circostanza che potrebbe creare ingiustificato panico. Nel caso, poi, tu dovessi sviluppare febbre o qualche altro sintomo, dovresti inserire l’informazione nel tuo smartphone, cosicché tutti quelli che erano stati potenzialmente in contatto con te ne vengano informati.

A questo punto, intanto, il panico è assicurato. Anche la riservatezza è sì assicurata, perché solo il contatto sa di essere tale; ma è assicurata anche nei confronti del sistema sanitario, che nulla sa di ciò che sta accadendo. Il meccanismo lascia alla discrezione del contatto se mettersi o no in quarantena da solo. Insomma, avremmo un sistema di monitoraggio, velleitario come tutti i monitoraggi privi di conseguenti azioni certe. Alla fine, possiamo con confidenza concludere che quella del presidente Fedriga è stata una scelta oculata. Bravo, Fedriga!

(Estratto di un articolo pubblicato sul sito di Nicola Posso, qui la versione integrale)

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