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Perché l’Antitrust Ue morde Apple (e fa felice Spotify)

Secondo l’Antitrust Ue, Apple avrebbe “distorto la concorrenza nel mercato della musica in streaming abusando della sua posizione dominante per la distribuzione delle app per la musica in streaming attraverso App Store”.

Sono passati pochi mesi dall’ultima multa sul suolo europeo elevata dall’Antitrust ad Apple (leggi anche: Tutte le magagne di Apple secondo l’Antitrust di Rustichelli). Lo scorso novembre, infatti, l’Autorità italiana Garante della Concorrenza e del Mercato aveva sanzionato per 10 milioni di euro le società Apple Distribution International e Apple Italia per due distinte pratiche commerciali scorrette: diffusione di messaggi promozionali di diversi modelli di smartphone ( iPhone 8, iPhone 8 Plus, iPhone XR, iPhone XS, iPhone XS Max, iPhone 11, iPhone 11pro e iPhone 11 pro Max) in cui veniva esaltata la caratteristica di risultare resistenti all’acqua anche fino a 30 minuti senza specificare però che ciò era possibile quasi esclusivamente in laboratorio e aveva poi bollato quale «pratica commerciale aggressiva» il rifiuto da parte del colosso statunitense di prestare assistenza in garanzia quando quei modelli di iPhone risultavano danneggiati a causa dell’introduzione di liquidi, violando la legge in materia di garanzia del Codice del Consumo. Adesso però contro Apple, e in particolare la sua app Apple Music, si è mossa l’Antitrust Ue a seguito di un reclamo della rivale Spotify.

LE ACCUSE MOSSE DALL’ANTITRUST UE AD APPLE

Secondo l’Antitrust del Vecchio continente, Apple avrebbe “distorto la concorrenza nel mercato della musica in streaming abusando della sua posizione dominante per la distribuzione delle app per la musica in streaming attraverso App Store”. Questo è quanto si legge nell’accusa mossa per iscritto dall’autorità all’interessata al termine delle indagini della Commissione su sospette violazioni delle norme. I destinatari potranno ora esaminare i documenti del fascicolo di indagine, formulare memorie scritte e chiedere un’audizione per presentare le loro osservazioni sul caso dinanzi ai rappresentanti della Commissione e delle autorità nazionali garanti della concorrenza.

COSA DICE LA COMMISSIONE

La responsabile della concorrenza Ue Margrethe Vestager ha spiegato: “La nostra conclusione preliminare è che Apple è un ‘gatekeeper’ per gli utenti di iPhone e iPad tramite l’App Store. Con Apple Music, Apple compete anche con i fornitori di streaming musicale. Impostando regole severe sull’App Store che svantaggiano i servizi di streaming musicale concorrenti, Apple priva gli utenti di scelte di streaming musicale più economiche e distorce la concorrenza. Ciò viene fatto addebitando commissioni elevate su ogni transazione nell’App Store per i concorrenti e vietando loro di informare i propri clienti di opzioni di abbonamento alternative”.

UN SISTEMA TECNICAMENTE APERTO, MA DI FATTO CHIUSO

Insomma, viene contestato da parte dell’Antitrust l’uso obbligatorio del meccanismo di acquisto in-app di Apple imposto agli sviluppatori che operano sulla piattaforma di streaming musicale per distribuire le loro app tramite App Store. Si starebbe poi indagando anche sulla possibilità che Apple applichi alcune restrizioni agli sviluppatori di app che impediscono loro di informare gli utenti di iPhone e iPad di possibilità di acquisto alternative e più economiche.

In particolare, nel mirino dell’Antitrust due condizioni che Apple impone agli sviluppatori che vogliono spazio sulla sua vetrina virtuale: l’uso obbligatorio del sistema di acquisto in-app proprietario di Apple (“IAP”) per la distribuzione di contenuti digitali a pagamento, che di fatto si sostanzia in una commissione del 30% su tutti gli abbonamenti acquistati via IAP, con la maggior parte dei provider di streaming che ha allora trasferito questa commissione agli utenti finali aumentando i prezzi e il fatto che, nonostante Apple consenta agli utenti di utilizzare abbonamenti musicali acquistati altrove, ‘le sue regole impediscono agli sviluppatori di informare gli utenti su tali possibilità di acquisto, che di solito sono più economiche’. Insomma, tecnicamente non è un “sistema chiuso”, ma di fatto sono pochi gli utenti Apple che acquistano al di fuori dei sistemi Apple.

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