Skip to content

sanchez social media

Perché la guerra di Sánchez ai social media crea un problema con la Commissione Ue

Le misure annunciate dal premier spagnolo Pedro Sánchez per proteggere i bambini dal “far west digitale” sono già andate di traverso alla Commissione europea che potrebbe intraprendere una procedura di infrazione contro Madrid. Anche Musk non ha apprezzato e ci è andato giù pesante. Fatti e commenti

 

L’annuncio del premier spagnolo Pedro Sánchez di introdurre una stretta nazionale sull’uso dei social network, incluso il divieto di accesso per i minori di 16 anni, ha aperto un fronte delicato con la Commissione europea. Le tensioni non riguardano tanto la tutela dei minori, quanto l’insieme delle misure annunciate da Madrid, che includono nuove responsabilità legali e penali per i vertici delle piattaforme digitali.

Secondo Sánchez infatti è giunto il momento di proteggere i bambini dal “far west digitale” e di rendere le aziende tecnologiche responsabili dei contenuti d’odio e dannosi. Elon Musk ovviamente non ha apprezzato e ha definito il premier spagnolo “un tiranno e un traditore del popolo spagnolo”. Non contento, circa un’ora e mezza dopo ha rincarato la dose, aggiungendo: “Sánchez è il vero fascista totalitario”.

IL CONFLITTO CON IL DIGITAL SERVICES ACT

Il quadro normativo europeo, ricorda il Mattinale Europeo, assegna alla Commissione Ue, attraverso il Digital Services Act (Dsa), la competenza esclusiva nell’imporre obblighi aggiuntivi alle grandi piattaforme online. Per questo Bruxelles osserva con cautela l’iniziativa spagnola: eventuali leggi nazionali infatti dovrebbero essere notificate e valutate a livello europeo.

La Commissione ha chiarito di apprezzare le iniziative a tutela dei minori, ma ha escluso interventi unilaterali che rischino di sovrapporsi al sistema armonizzato del Dsa.

IL RISCHIO DI UNA PROCEDURA DI INFRAZIONE

Secondo la Commissione, gli Stati membri non possono sostituirsi al Dsa introducendo obblighi autonomi per le piattaforme. Se la Spagna dovesse procedere senza coordinamento europeo, Bruxelles potrebbe quindi valutare l’apertura di una procedura di infrazione per violazione del diritto dell’Unione.

LE MISURE ANNUNCIATE DA SÁNCHEZ

Oltre al divieto per gli under 16, il governo spagnolo intende imporre sistemi di verifica dell’età “non simbolici”, introdurre responsabilità dirette per i dirigenti delle piattaforme che non rimuovono contenuti illegali e creare un nuovo reato legato alla manipolazione degli algoritmi per amplificare contenuti illeciti.

Tutti questi interventi, chiarisce il Financial Times, richiederebbero modifiche legislative, incluse revisioni del codice penale, e l’approvazione del Parlamento spagnolo.

LA COALIZIONE DEI ‘VOLENTEROSI DIGITALI’

Sánchez ha anche annunciato l’adesione della Spagna a una “coalizione dei volenterosi digitali” insieme ad altri Paesi europei favorevoli a una stretta sull’accesso ai social da parte dei minori. Tra questi figurano Francia, Danimarca, Grecia, Austria e Portogallo, seppur con approcci e soglie di età differenti. L’obiettivo dichiarato è coordinare le iniziative a livello multinazionale, ma al momento le strategie restano frammentate.

LE DIFFICOLTÀ DEL COORDINAMENTO EUROPEO

A Bruxelles il tema della protezione dei minori online è già disciplinato dal Dsa, in vigore dal febbraio 2024, che impone alle piattaforme di valutare e mitigare i rischi per i più giovani. Tuttavia, la Commissione ha finora respinto l’ipotesi di fissare un’età minima unica a livello Ue, ritenendo la materia di competenza nazionale in base al Gdpr. Questo approccio, afferma Eunews, rischia di creare una frammentazione normativa nel mercato digitale europeo.

CERCASI STRUMENTO PER LA VERIFICA DELL’ETÀ

La Commissione sta lavorando a uno strumento europeo per la verifica dell’età online, testato da un gruppo di Stati membri tra cui Spagna, Francia, Grecia, Danimarca e Italia. L’applicazione, personalizzata a livello nazionale, dovrebbe consentire alle piattaforme di adeguarsi alle diverse normative interne, pur restando sotto la vigilanza del Dsa. Le piattaforme non sarebbero obbligate a usarla, ma dovrebbero dimostrare che eventuali soluzioni alternative siano altrettanto efficaci.

IL CASO MUSK E LA LINEA DI BRUXELLES

Le dichiarazioni di Musk contro Sánchez – che lo ha criticato per aver usato X per “amplificare la disinformazione” in merito alla decisione del suo governo, presa la scorsa settimana, di regolarizzare 500.000 lavoratori e richiedenti asilo senza documenti, ricordando che lo stesso Musk è un migrante – hanno aggiunto un elemento politico al confronto, ma la Commissione europea ha evitato di schierarsi.

Bruxelles ha ribadito di mantenere un approccio uniforme verso tutte le piattaforme, ricordando che X è già stata oggetto di indagini e sanzioni nell’ambito del Dsa con una multa da 120 milioni di euro, senza però entrare nel merito degli attacchi personali al premier spagnolo.

UNO SCENARIO IN EVOLUZIONE

Mentre altri Paesi europei valutano misure simili e l’opinione pubblica mostra un crescente sostegno a limiti più stringenti per i minori, la Commissione europea si trova a gestire l’equilibrio tra iniziative nazionali e coerenza del quadro normativo comune. Le prossime mosse di Madrid e le reazioni di Bruxelles saranno dunque decisive per chiarire fino a che punto gli Stati membri possano spingersi senza entrare in conflitto con il diritto dell’Unione.

Torna su