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Perché gli Stati Uniti picchiano anche sull’Italia contro la web tax

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Il Rappresentante al Commercio Usa è giunto alla conclusione che le tasse sui servizi digitali adottate dall’India, dall’Italia e dalla Turchia sono discriminatorie nei confronti delle società Usa. E l’America è pronta a ritorsioni. Tutti i dettagli

 

Imposta “discriminatoria, valutiamo tutte le opzioni”. Il Governo Usa fa planare la minaccia di ritorsioni contro l’Italia, l’India e la Turchia per la web tax.

L’ufficio del Rappresentante del Commercio Usa (UsTr) ha concluso ieri che le imposte sui servizi digitali adottate da Francia, India, Italia e Turchia discriminano i giganti tech Usa, come Google, Facebook, Apple e Amazon.com. Aprendo così la strada a potenziali dazi di ritorsione.

L’annuncio è stato fatto nel giorno in cui devono entrare in vigore i dazi supplementari per 1,3 miliardi di dollari su alcuni dei prodotti francesi più esportati come lo champagne, i cosmetici e le borse introdotti contro la Francia per la web tax. A novembre il governo di Parigi aveva annunciato di imporre la tassa sulle big tech già nel 2020, a dispetto delle minacce di ritorsioni statunitensi.

Tutti i dettagli sulla disputa transatlantica in corso sulla web tax.

COSA HA STABILITO IL RAPPRESENTANTE AL COMMERCIO USA

“Il Rappresentante al Commercio Usa è giunto alla conclusione” che le tasse sui servizi digitali adottate dall’India, dall’Italia e dalla Turchia “sono discriminatorie nei confronti delle società Usa, incompatibili con la tassazione internazionale e sono un peso sul commercio Usa o lo limitano”, indica un comunicato diffuso nella serata di ieri dall’UsTr.

NESSUNA MISURA RITORSIVA AL MOMENTO

L’Ustr ha detto di non aver deciso azioni specifiche al momento, ma che “continuerà a valutare tutte le opzioni disponibili”.

LE INDAGINI INIZIATE LO SCORSO GIUGNO

Le indagini sui tre Paesi sono iniziate nello scorso giugno, assieme a quelle che riguardano Austria, Brasile, Repubblica Ceca, Ue, Indonesia, Spagna e Regno Unito e i cui esiti saranno pubblicati prossimamente, ha fatto sapere l’UsTr. Si conta anche un’indagine più accurata nella digital tax francese.

Queste indagini figurano tra le tante ancora aperte sotto la Sezione 301 dell’Ustr, che potrebbero portare potenzialmente all’imposizione di dazi prima della fine del mandato del presidente Donald Trump o all’inizio dell’amministrazione del presidente eletto Joe Biden.

LE IMPOSTE INDIANE, ITALIANE E TURCHE

Nell’analisi pubblicata ieri si legge anche che le imposte indiane, italiane e turche sono “irrazionali” poiché sono “incoerenti con i principi fiscali internazionali, per via della loro imposizione sui ricavi anziché sulle entrate, dell’applicazione extraterritoriale, e dell’incapacità di fornire una certezza fiscale”.

LA POSIZIONE ITALIANA SULLA WEB TAX

In realtà, l’Italia anziché procedere con una web tax nazionale preferirebbe adottare la web tax globale elaborata in seno all’Ocse.

Con Joe Biden alla presidenza, aveva spiegato a fine novembre in audizione il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, l’auspicio è che possa riprendere il negoziato in sede Ocse, bloccato per la netta contrarietà dell’amministrazione Trump alla digital tax.

“Il negoziato Ocse si è bloccato per la posizione molto netta degli Stati Uniti di contrarietà alla digital tax – aveva spiegato il ministro – Siamo nella fase in cui la posizione italiana e della maggioranza Paesi Ue è di sollecitare una ripresa del negoziato che speriamo possa essere più costruttivo con la nuova amministrazione per cercare di arrivare a una conclusione nei primi mesi del 2021″.

NEL FRATTEMPO I DAZI CONTRO PARIGI

L’annuncio dell’Ufficio del Rappresentante del Commercio Usa  di ieri è arrivato nello stesso giorno in cui devono entrare in vigore i dazi supplementari per 1,3 miliardi di dollari su alcuni dei prodotti francesi più esportati come lo champagne, i cosmetici e le borse.

L’Ustr aveva fissato infatti il 6 gennaio come scadenza per implementare dazi del 25% su prodotti d’importazione francese, in risposta alla digital tax riscossa da Parigi nel 2020.

La tregua che era stata raggiunta un anno fa tra Francia e Usa in materia è scaduta dunque ieri.

LA WEB TAX FRANCESE

La Francia aveva riscosso la tassa nel 2019, ma poi l’ha sospesa in attesa del successo dei negoziati internazionali all’interno dell’Ocse su una tassazione globale delle multinazionali e dei profitti di Internet.

Lo scorso luglio il Rappresentante del Commercio Usa Robert Lighthizer aveva annunciato le tariffe come rappresaglia per la tassa sui servizi digitali della Francia.

Dopo il fallimento delle trattative in ambito Ocse a ottobre, Parigi ha quindi deciso di andare avanti con il prelievo della web tax.

LA FRANCIA RISCUOTE LA TASSA DA GOOGLE, AMAZON, FACEBOOK E APPLE

Parigi ha confermato che nel 2020 preleverà la tassa nei confronti dei big del web d’Oltreoceano, cioè Google, Amazon, Facebook e Apple.

QUANTO COSTA ALLE BIG TECH

Secondo le stime dell’UsTr, la web tax francese costerà alle società Internet statunitensi almeno 450 milioni di dollari per le loro attività del 2020 e 500 milioni di dollari per il 2021.

Tuttavia, non è ancora chiaro se i dazi saranno riscossi come previsto. I portavoce dell’Ustr e della Customs and Border Protection, l’agenzia responsabile per la riscossione dei dazi, non hanno risposto a diverse richieste di un commento, riferisce Reuters.

L’UE SOLLECITA L’OCSE

Infine, due settimane fa anche Bruxelles è tornata a far pressione sulla tassazione globale ai colossi tecnologici dando un ultimatum all’Ocse. Una soluzione deve arrivare entro giugno o l’Europa farà da sola. Come ha precisato il commissario all’economia Paolo Gentiloni ribadendo a scadenza di giugno 2021 per giungere ad un accordo sulla riforma fiscale internazionale dell’Ocse.

LA PALLA PASSA ALL’AMMINISTRAZIONE BIDEN

Tuttavia, l’annuncio dell’UsTr solleva serie preoccupazioni circa la possibilità di un aumento delle tensioni commerciali con i paesi membri dell’Ue e qualsiasi altro paese che prevede l’imposizione di una tassazione digitale (Digital services Tax Dst).

Come ha sottolineato Politico, sarà compito dell’amministrazione del presidente eletto Joe Biden risolvere la questione.

La tabella descrive le web tax proposte o emanate nei vari paesi pubblicata da Bloomberg.

 

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