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Perché Expedia, Trivago e Kelkoo picchiano contro Google a Bruxelles

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Google Australia

Un gruppo di 165 compagnie e associazioni ha chiesto all’Ue un’azione antitrust urgente contro Google. La richiesta è contenuta in una lettera siglata da 135 piattaforme di servizi online fra cui Expedia, Trivago, Kelkoo, Stepstone e Foundem.

Subbugli europei contro Google. Ecco come e perché. Tutte le ultime novità.

Gli editori europei sostengono l’appello di aziende e associazioni tecnologiche alla Commissione Ue per azioni immediate contro le pratiche di auto-preferenza di Google, a danno della concorrenza e dei consumatori. Lo scrivono, in una nota congiunta, le associazioni degli editori di giornali e riviste, Enpa e Emma, e il Consiglio degli editori europei (Epc).

Le imprese tech hanno inviato una lettera, con 165 firmatari, alla commissaria Ue per la Concorrenza, Margrethe Vestager, invitandola ad assicurare l’adeguamento di Google alle sanzioni della Commissione Ue del 2017 per abuso di posizione dominante nella promozione del prodotto Google Search, poi rinominato Google Shopping.

Finora, secondo imprese e editori, Google non ha rispettato le misure imposte dall’Ue. Inoltre, sarebbero in corso ulteriori indagini sul posizionamento di favore, nel motore di ricerca, di diversi servizi specializzati del big tech, per ricerche di lavoro, voli, hotel, alloggi e informazioni locali. Imprese e associazioni esortano dunque la Commissione ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la concorrenza.

“Sosteniamo fortemente i piani della Commissione per regolamentare i giganti del web in modo più rigoroso”, ha detto Ilias Konteas, direttore esecutivo di Enpa e Emma. “Tuttavia, la soluzione più rapida, naturale ed efficace al problema fondamentale dell’auto-preferenza di Google, è un’applicazione rigorosa delle misure per un trattamento equo che erano già state imposte nella decisione sulla concorrenza del 2017”, ha aggiunto.

Come detto, un gruppo di 165 compagnie e associazioni ha chiesto all’Unione europea un’azione antitrust urgente contro Google. La richiesta è contenuta in una lettera, consultata dall’agenzia Reuters e siglata da 135 piattaforme di servizi online fra cui Expedia, Trivago, Kelkoo, Stepstone e Foundem.

Il documento invita la Commissione a intervenire subito per impedire a Google di favorire i propri servizi nei risultati del motore di ricerca. In particolare, secondo i firmatari, Big G darebbe maggior risalto alle proprie soluzioni di comparazione nel settore viaggi, lavoro e ospitalità, inserendoli nei box appena sotto la maschera di ricerca (cosiddetti One-Box).

Il colosso di Mountain View ha sempre negato di privilegiare i propri servizi a discapito di quelli rivali, sostenendo che la concorrenza sul web è a portata di click e che quindi il suo predominio è dovuto unicamente alle preferenze degli utenti. “Le persone si aspettano da Google i risultati di ricerca più rilevanti e di qualità, risultati di cui si possano fidare”, ha sottolineato oggi un portavoce di Google, “Non si aspettano che diamo preferenza a specifiche aziende o tra concorrenti commerciali, né che interrompiamo l’offerta di servizi utili che permettono una maggiore scelta e competizione in Europa.” Secondo il gruppo di 165, invece, Google “non compete lealmente” e con la tecnica dei One-Box “mantiene artificialmente gli utenti all’interno del suo ecosistema, impedendo loro di visitare servizi alternativi e più pertinenti” alle richieste.

La missiva è indirizzata al commissario alla Concorrenza, Margrethe Vestager, che negli anni ha colpito prassi anti-competitive di Google con multe per 8,3 miliardi di euro. Sinora, tuttavia, le sanzioni economiche non sembrano aver scalfito il predominio dei big tech americani, ha scritto Mf/Milano Finanza: “Di conseguenza, la Commissione europea si appresta a varare un nuovo pacchetto di norme, il Digital Services Act, per dotarsi di strumenti antitrust più efficaci in grado di obbligare Google & co. ad aprire le proprie piattaforme alla concorrenza”.

Secondo i 165 firmatari dell’appello, però, questo intervento potrebbe arrivare troppo tardi e alcuni operatori “potrebbero non avere la forza e le risorse per resistere sino a che tale disciplina avrà davvero effetto”.

La proposta della Commissione per il Digital Services Act arriverà il 2 dicembre, ma l’iter legislativo di adozione potrebbe durare per mesi, se non per anni. Va però detto che la stretta europea sulle big tech sembra godere dell’appoggio di tutti gli Stati membri a eccezione dell’Irlanda, dove molti colossi Usa hanno stabilito la loro sede europea.

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