Innovazione

Perché Cina e Usa guerreggiano sull’Intelligenza artificiale

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L’articolo di Alessandro Aresu

 

Il libro migliore per capire il conflitto tecnologico tra Stati Uniti e Cina è “The AI Superpowers. China, Silicon Valley and the New World Order” di Kai-Fu Lee. Anzitutto perché l’autore conosce bene entrambi i mondi: taiwanese emigrato negli Stati Uniti al liceo, si è occupato di intelligenza artificiale fin dagli anni ’80, per poi lavorare in Apple, Microsoft e Google. Nel 2009 ha lanciato un importante fondo di venture capital in Cina che oggi si chiama Sinovation.

Il libro è diviso in due parti: la prima analizza crescita e potenzialità dell’intelligenza artificiale in Cina dall’interno, toccando i rapporti tra le grandi imprese e il Partito, descrivendo le peculiarità cinesi nell’estrarre e trattare i dati. La seconda parte, anche attraverso la malattia di Kai-Fu Lee, ragiona sul futuro dell’intelligenza artificiale per l’umanità, per esempio criticando il reddito di cittadinanza nella modalità della Silicon Valley e cercando di allargare il concetto di investimento sociale.

Ciò che rende il libro interessante è la disinvoltura con cui viene trasmessa l’ultima fase dell’ascesa tecnologica cinese, fatta di cinghie di trasmissione tra burocrazia del Partito e grandi imprese, competizione tra realtà locali, disponibilità di dati. L’eroe del libro è sicuramente Guo Hong, il responsabile di Zhongguancun Science Park, centro dell’innovazione e “batteria degli Unicorni” nei dintorni di Pechino. Guo Hong, che esiste realmente, ha cercato i consigli di Kai-Fu Lee per promuovere un’esplosione dell’innovazione in Cina negli ultimi dieci anni, ed è simbolo del cambiamento di approccio cinese, dalla strategia della copia a quella dell’innovazione autonoma.

Secondo Kai-Fu Lee, la via cinese all’innovazione ha previsto sia la pianificazione centrale che la competizione tra le realtà locali, in cui gli ufficiali comunisti si sono sfidati a suon di sussidi per attirare le migliori imprese e costruire rapporti con i giganti tecnologici cinesi. Questa commistione tra sprechi e mercati ha costruito il distintivo modello cinese dell’intelligenza artificiale, che in alcuni ambiti, in particolare quelli che prevedono la fusione delle esperienze online e della vita offline, prevede già un primato cinese rispetto agli Stati Uniti, anche grazie all’enorme penetrazione mobile e alla totale disponibilità della popolazione a fornire i propri dati.

Di questo passo, secondo Kai-Fu Lee, la Cina potrà sopravanzare gli Stati Uniti in tutti i maggiori ambiti dell’intelligenza artificiale nel giro di cinque anni, anche se Google rimane la realtà più attrezzata per agganciare una discontinuità tecnologica significativa nello stesso periodo.

“The AI Superpowers” chiarisce come Stati Uniti e Cina giochino ormai in un altro campionato rispetto a tutti gli altri: per entità degli investimenti, per capacità di “fusione” tra vita offline e online, oltre che tra applicazioni “civili” e apparati militari. In questo scenario, gli Stati europei potranno creare importanti centri di ricerca, se va bene, oppure omaggiare la guerra fredda tecnologica coi convegni, se va male. In ogni caso, non saranno protagonisti in questa partita, bensì spettatori e oggetto di spartizione. Kai-Fu Lee prova a mettere le mani avanti dicendo che la corsa a due sull’intelligenza artificiale non deve farci pensare in termini di conflitto o di giochi a somma zero. Ma ormai è troppo tardi per crederlo. Il suo libro aiuta a comprendere un processo che è già in atto. Dalle decisioni del CFIUS sui semiconduttori a ZTE a Huawei, fino ai capitoli dei prossimi mesi, la realtà del conflitto tra Stati Uniti e Cina prenderà sempre più consistenza.

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