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Perché c’è scazzo politico sulla multa di Agcom a Cloudflare. E i Big del Web stanno tutti con Prince

Grandinata di opinioni sul caso Agcom - Cloudflare destinato a diventare politico e forse persino di rilievo internazionale. Ben poche le voci a difesa della normativa anti pezzotto

Sta uscendo dal campo da gioco della normativa anti-pirateria (o anti pezzotto) la decisione della Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) di multare con una sanzione e di oltre 14 milioni di euro, pari all’1% del fatturato globale, il colosso statunitense del Web Cloudflare reo di non avere adottato le misure necessarie per rendere i contenuti ritenuti vietati inaccessibili agli utenti finali, permettendo così il perdurare delle violazioni.

CHI SOSTIENE CLOUDFLARE CONTRO L’AGCOM

L’inattesa replica che Matthew Prince, founder e Ceo di Cloudflare, ha rivolto all’Agcom – per ciò che concerne la decisione della multa – e all’intero Stato italiano – bersaglio invece delle conseguenze ventilate che la sanzione potrebbe avere – è stata subito colta con favore da diversi Big della Silicon Valley che da tempo guerreggiano contro le autorità europee, stanchi dei lacci e lacciuoli che il Vecchio continente pretende di imporre a queste aziende.

MUSK NE APPROFITTA

Il primo a muoversi è naturalmente Elon Musk, forte del megafono di sua proprietà, X, che amplifica ogni sua posizione. L’egoarca del Web, che negli ultimi mesi ha dato ampio sfogo alla propria insoddisfazione per l’impianto normativo comunitario arrivando a paragonare l’attività legislativa del Vecchio continente al Quarto Reich, chiede di sapere chi siano i membri del “comitato” italiano che ha comminato la sanzione.

Si muove subito sul fronte italiano anche il muskiano Andrea Stroppa: “Il Piracy Shield è un obbrobrio giuridico, scritto da chi non conosce l’ABC del funzionamento di Internet. Molti giuristi italiani lo avevano evidenziato già prima della sua approvazione, ma — come spesso accade — gli interessi di qualcuno hanno prevalso sul buon senso”, scrive l’informatico vicinissimo a Musk.

Stroppa poi aggiunge: “Ieri pomeriggio, mentre mi trovavo a Londra, ho ricevuto una chiamata da San Francisco per un feedback e non sapevo cosa dire. Mi sono vergognato da italiano. Non è possibile che un Paese che ha disperatamente bisogno di investimenti, di creare posti di lavoro e di modernizzarsi riesca sempre a spararsi sui piedi a causa dell’ignoranza della classe politica”.

LA REPLICA DI MOLLICONE (FDI)

Gli replica il deputato alla Camera per Fratelli d’Italia Federico Mollicone (primo firmatario della legge): “L’Italia è passata dalla blacklist per la pirateria digitale negli anni 90′ all’essere l’unica Nazione al mondo ad avere un ottimo sistema di difesa da questo tipo di irregolarità. Se Cloudfare avesse rispettato la legge – e non avesse ospitato siti pirati che lucrano sul lavoro delle aziende italiane – questo non sarebbe accaduto”.

Quindi la coda velenosa: “Pur da grande estimatore di Elon Musk – che considero il più visionario degli innovatori mondiali – penso che sulla difesa della creatività e sul contrasto alla pirateria digitale non si debba arretrare di un centimetro e non abbia nulla a che vedere con gli investimenti delle big tech Usa su cui sta collaborando il governo italiano. Auspico che, in futuro, – la chiosa di Mollicone – avrai più rispetto, da italiano, del Parlamento della tua Nazione e delle sue leggi, volte a tutelare proprio gli investimenti di cui parli”.

L’ALTRO TWEET DI STROPPA E LA RISPOSTA DI BORGHI

Nel mentre il caso Agcom-Cloudflare continua a montare e Stroppa gli dedica un altro intervento, sempre via X.

Altro tweet e altra pronta replica di un politico italiano. Questa volta si muove il senatore leghista Claudio Borghi molto più accomodante di Mollicone.

ANCHE LA “SILICON VALLEY EUROPEA” SI POSIZIONA CONTRO AGCOM E PRO CLOUDFLARE?

Fa rumore pure l’intervento di David Heinemeier Hansson, creatore di Ruby on Rails, un framework web scritto in Ruby e di Omarchy, una versione preconfigurata di Arch Linux pensata per gli sviluppatori, più per le sue origini danesi (che certificano quindi che l’Italia potrebbe trovarsi isolata anche all’interno del Vecchio continente mentre subisce attacchi dalle Big Tech made in USA) che non per il suo background imprenditoriale.

DHH (sul Web è maggiormente noto con questo acronimo), scrive: “L’ultima cosa di cui l’Europa ha bisogno è un concetto di Grande Firewall copiato dalla Cina. Appoggiate l’Illuminismo, appoggiatevi alla libertà di parola. Un grande plauso a Matthew e Cloudflare per aver resistito a questa assurdità”.

LA SERIE A FA QUADRATO…

Difende la norma (che difende i suoi interessi) la Lega di Serie A che verga un duro comunicato a favore di Agcom e contro Cloudflare: “Le affermazioni del CEO di Cloudflare, Matthew Prince, sono un cumulo di mistificazioni, minacce e falsità che lascia sbalorditi e che danneggia la stessa azienda americana. La sanzione comminata da Agcom, perfettamente motivata, non ha nulla a che vedere con la censura di Internet, ma concerne esclusivamente la sacrosanta protezione dei diritti d’autore, sul live sportivo, come sui prodotti audiovisivi cinematografici e televisivi”.

E, ancora: “Cloudflare è stata sanzionata perché è l’unica grande azienda che, per scelta del suo CEO, rifiuta qualsiasi collaborazione con le autorità, con le forze dell’ordine, con i titolari dei diritti e persino con i giudici e rappresenta per questo la prima e più comune scelta fatta dalle associazioni criminali per gestire i propri servizi illeciti proprio per questa determinazione a consentire atti di pirateria. Ciò accade non solo in Italia ma in tutto il mondo, come comprovato dalle numerosissime decisioni giudiziarie intervenute contro Cloudflare, ad esempio in Francia, Spagna, Belgio, oltre che appunto in Italia”.

La nota poi prosegue: “È falso che l’Unione europea abbia manifestato preoccupazione nei confronti del sistema italiano di protezione dei contenuti che, tutto al contrario, è stato formalmente giudicato dalla Commissione europea perfettamente coerente con la normativa europea. Le gravi affermazioni e le reiterate minacce espresse dal Ceo di Cloudflare verranno portate all’attenzione delle autorità competenti e evidenziano l’arroganza di un certo tipo di aziende tech che pensano di poter operare al di fuori dei propri confini nazionali in spregio di qualsivoglia tutela dei diritti di proprietà intellettuale dei dati personali, dei contenuti premium di cinema, serie TV e sport”.

…E CHIEDE LA TESTA DI PRINCE

Quindi la conclusione altrettanto dura: “L’auspicio è che Prince sia costretto a dimettersi e che un’azienda importante come Cloudflare la smetta immediatamente di raccontare menzogne e soprattutto di proteggere i criminali”.

L’ASSIST DELLA LIGA SPAGNOLA

Anche la Liga di Spagna presieduta da Javier Tebas Medrano ha attaccato: “Combattere la pirateria non è censura. È combattere l’attività criminale. @Cloudflare continua a ignorare le leggi, cercando solo di promuovere il proprio business, favorendo al contempo coloro che commettono reati. Continua a lanciare minacce pubbliche dirette agli utenti europei e a tentare di manipolare istituzioni e leader politici. Questo non riguarda solo l’Italia; la protezione della proprietà intellettuale si basa su sentenze, giusto processo e stato di diritto, non su decisioni arbitrarie”.

“La pirateria non è un crimine senza vittime – viene ribadito. Nel settore sportivo, minaccia la sopravvivenza dei club, migliaia di posti di lavoro e il reinvestimento nel calcio di base e giovanile. Solo in Spagna, oltre il 35% dei contenuti piratati della Liga continua a essere distribuito da Cloudflare, nonostante migliaia di diffide. Pretendere che gli intermediari tecnologici rispettino la legge non significa censurare Internet. Significa combattere la frode audiovisiva organizzata e garantire la sostenibilità di un’industria culturale e sportiva globale”.

COSA DICE LOTITO

Si muove pure il proprietario della Lazio Claudio Lotito, senatore di Forza Italia e relatore della legge antipirateria alla Commissione Bilancio del Senato: “Le dichiarazioni del Ceo di Cloudflare successive alla sanzione irrogata da Agcom rappresentano un concentrato di mistificazioni e affermazioni false che tentano di ribaltare la realtà dei fatti e di delegittimare un sistema di tutela dei diritti pienamente legittimo. Non c’è alcuna censura. C’è, invece, una sanzione motivata e fondata nei confronti di un operatore che ha scelto consapevolmente di non collaborare con le autorità, con le forze dell’ordine, con i titolari dei diritti e con l’autorità giudiziaria, ponendosi fuori da ogni logica di responsabilità istituzionale”.

Quindi passa alle minacce del numero 1 della Big Tech Usa: “Le intimidazioni verbali e le narrazioni vittimistiche non cambiano i fatti: in Italia, come in Europa, la tutela dei diritti non è negoziabile e non sarà sacrificata sull’altare dell’arroganza di chi si ritiene al di sopra delle istituzioni. La pirateria audiovisiva non è una battaglia ideologica, ma un fenomeno criminale che sottrae miliardi di euro, alimenta circuiti illegali e danneggia lavoratori, imprese, sport e cultura. Difendere questi interessi non è un attacco alla rete: è difesa della legalità. Nessuna multinazionale tecnologica può pensare di operare nei Paesi democratici scegliendo quali leggi rispettare e quali ignorare”.

LA SPACCATURA IN AGCOM

La sensazione è che a difendere la normativa italiana ci siano soprattutto i diretti interessati, considerato che in seno alla stessa Agcom si registra il distinguo del Commissario Elisa Giomi, non nuova ad aspre critiche contro la legge anti-pezzotto.

Sul fronte opposto via LinkedIn Massimiliano Capitanio (in foto), commissario vicino alla Lega, scrive: “La pirateria è un cancro economico e culturale. Lo scopo dell’Agcom non è quello di infliggere multe, ma di rendere l’ambiente delle comunicazioni sicuro e competitivo. La collaborazione è importante e il significato del nostro lavoro, passo dopo passo, sarà compreso meglio”. Parole però destinate a essere spazzate via dalla polemica che sta velocemente montando negli Usa.

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