Mentre chiede a Parigi di modificare la legge che vieta l’accesso ai social media ai minori di 15 anni perché incompatibile con il diritto dell’Unione, Bruxelles accelera il lavoro su una possibile disciplina comune. L’ipotesi di un divieto europeo per i minori potrebbe infatti prendere forma già a settembre, con un annuncio atteso dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel discorso sullo Stato dell’Unione.
PERCHÉ PER L’UE LA LEGGE DELLA FRANCIA VA RIVISTA
La Commissione europea ha chiesto alla Francia di rivedere il disegno di legge che vieterebbe l’accesso ai social media ai minori di 15 anni, ritenendo che il testo, nella sua formulazione attuale, ecceda le competenze riconosciute agli Stati membri e si sovrapponga al quadro normativo europeo definito dal Digital Services Act (DSA). Secondo il parere formale dell’esecutivo comunitario, alcune disposizioni attribuirebbero alle autorità di regolamentazione francesi poteri che spettano invece alla Commissione nell’ambito della vigilanza sulle grandi piattaforme digitali.
Bruxelles ha precisato che la Francia può introdurre un’età minima per l’accesso ai social media, ma il provvedimento dovrà essere modificato affinché risulti compatibile con il diritto dell’Unione. Inoltre, in base alle procedure europee, Afp scrive che la legge non potrà essere approvata prima del 10 agosto.
L’OBIETTIVO COMUNE DI PROTEGGERE I MINORI
Pur chiedendo modifiche al testo francese, la Commissione ha ribadito di condividere le finalità dell’iniziativa. “Condividiamo pienamente l’obiettivo delle autorità francesi: i minori devono essere meglio protetti online”, ha dichiarato il portavoce Thomas Regnier.
Lo stesso Regnier ha spiegato che “il parere della Commissione contribuisce a garantire che qualsiasi misura nazionale sia efficace e conforme al diritto dell’Ue. Dobbiamo ridurre al minimo la frammentazione dei sistemi nazionali, che potrebbe creare incertezza giuridica o indebolire l’applicazione delle norme”.
IL PERCORSO DELLA LEGGE FRANCESE
Il disegno di legge, spiega Rfi, aveva inizialmente previsto un divieto generalizzato per tutti i servizi di social networking online. Successivamente il Senato francese ha modificato il testo introducendo una distinzione tra piattaforme considerate dannose, da inserire in una lista nera, e altri servizi che potrebbero rimanere accessibili con il consenso dei genitori.
Le modifiche erano state approvate nonostante gli avvertimenti del governo francese, secondo cui alcune disposizioni rischiavano di entrare in conflitto con la normativa europea. Alla luce del parere della Commissione, Assemblea nazionale e Senato dovranno trovare un compromesso attraverso una commissione mista prima di poter proseguire l’iter legislativo, nonostante l’esecutivo francese puntasse a far entrare in vigore la legge entro l’inizio del prossimo anno scolastico.
L’IPOTESI DI UNA STRETTA EUROPEA A SETTEMBRE
Mentre è aperto il confronto con Parigi, a Bruxelles prende forma un progetto di portata più ampia. Secondo diverse fonti europee e diplomatiche citate da Euractiv, von der Leyen dovrebbe utilizzare il discorso sullo Stato dell’Unione, previsto il 16 settembre a Strasburgo, per annunciare una proposta destinata a introdurre restrizioni all’accesso dei minori ai social media in tutta l’Unione europea.
Il quadro giuridico, tuttavia, non è ancora stato definito e non è stata stabilita nemmeno l’età minima che potrebbe essere adottata. Tra flop e ipotesi allo studio figurano l’obbligo del consenso dei genitori oppure sistemi di verifica dell’età che impediscano ai minori di aprire un account sulle piattaforme social. Un funzionario europeo ha comunque precisato che la Commissione è ancora in attesa delle raccomandazioni del gruppo di esperti incaricato di elaborare proposte sulla protezione dei minori online, attese per il 13 luglio.
LE PRESSIONI DEGLI STATI MEMBRI
Secondo Euractiv, la tutela dei minori online è diventata una delle priorità del secondo mandato di von der Leyen e diversi governi chiedono ora che gli annunci politici si traducano in iniziative concrete. Francia, Spagna, Germania, Danimarca, Grecia e Italia stanno già lavorando a misure nazionali, mentre l’Irlanda, che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, sostiene un approccio comune basato sulla verifica dell’età.
“Ci aspettiamo proposte e idee piuttosto concrete e credo che esista l’opportunità di adottare una posizione europea comune per proteggere i bambini online”, ha dichiarato il primo ministro irlandese Micheál Martin. Un diplomatico europeo ha inoltre osservato che “più la Commissione aspetta, meno flessibili saranno gli Stati membri nell’adattare i propri quadri normativi”, mentre la vicepresidente del Parlamento europeo Christel Schaldemose ha sollecitato Bruxelles ad accelerare: “Non si sta muovendo abbastanza rapidamente, e questo è un problema”.
IL RUOLO DEL DIGITAL SERVICES ACT E LE INDAGINI SULLE PIATTAFORME
L’eventuale intervento europeo si inserirebbe nel quadro degli strumenti già previsti dal Digital Services Act, che attribuisce alla Commissione il potere di indagare sulle principali piattaforme digitali, imporre modifiche e applicare sanzioni in caso di violazione delle norme.
Negli ultimi mesi Bruxelles ha aperto procedimenti nei confronti di TikTok e di Meta per verificare il rispetto degli obblighi di tutela dei minori sulle piattaforme TikTok, Facebook e Instagram. Inoltre, a febbraio la Commissione ha chiesto a TikTok di modificare alcuni elementi del proprio “design che crea dipendenza”, mentre ad aprile ha contestato a Meta l’insufficiente efficacia delle misure adottate per impedire ai minori di 13 anni di utilizzare Facebook e Instagram.






