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Pedaggio Whatsapp: ipotesi reale. O forse no

Pedaggio Whatsapp

L’analisi di Agcom ha evidenziato le differenze tra gli obblighi e i vantaggi delle Telco e degli OTT. E per regolamentare la situzione, spunta l’ipotesi del pedaggio Whatsapp, cosa che non sarà facile imporre

Whatsapp dovrà pagare un pedaggio per accedere alla rete internet italiana? Solo qualche settimana fa, uno studio dell’Agcom (“Servizi di comunicazione elettronica”, relatore Antonio Preto ) puntava il dito contro gli OTT per lo sfruttamento gratuito di beni altrui. E per beni altri, in questo caso, si intende la rete internet italiana. L’ipotesi di un pedaggio Whatsapp o un pedaggio Telegram o Viber è realistica? Proviamo a capirlo insieme.

Cosa sono gli OTT

Gli OTT, secondo la definizione di Agcom, sono “imprese prive di una propria infra- struttura e che in tal senso agiscono al di sopra delle reti, da cui Over-The-Top”. “Forniscono -come spiega Agcom- attraverso le reti IP, servizi, contenuti e applicazioni (…) e traggono ricavo, in prevalenza, dalla vendita di contenuti e servizi agli utenti finali (…) e di spazi pubblicitari”.

Negli ultimi anni gli OTT sono diventati competitor delle Telco, che viaggiano su rete propria. Alcuni servizi offerti di un OTT possono essere complementari rispetto ai servizi di connettività offerti dalle Telco (si pensi a una piattaforma di social networking), o sostitutivi (e si pensi a Whatsapp che offre chiamate e mesaggi tramite internet).

Telco e OTT: le differenze legislative

Nonostante quello che si offra agli utenti sia simile (chiamate e messaggi), le differenze tra Telco e OTT, sul piano legislativo sono numerose. Le Telco hanno l’obbligo di avere un titolo abilitativo, hanno l’obbligo di interconnessione, di controllo dei prezzi, di pubblica sicurezza e di portabilità del numero. Gli OTT non hanno alcun obbligo e forniscono i servizi a tutti gli utenti e ovunque, proprio come si evidenzia dallo studio condotto da Agcom.

pedaggio whatsapp

L’ipotesi di Agcom: pedaggio Whatsapp

I nostri messaggi inviati tramite Whatsapp (o tramite Telegram, Messenger e Viber) possono viaggiare senza interruzioni su reti internet mobili, fisse e satellitari, costruite da altri. Per questo transito, però, le applicazioni non pagano nulla. Non solo:Whatsapp, come tutte le altre applicazioni di comunicazione, sfrutta i numeri di telefono che le società di tlc assegnano ai loro clienti, dopo averli acquistati dallo Stato. Nemmeno per questo, le applicazioni pagano qualcosa.

L’indagine di Agcom “presenta quindi in forma coordinata e organica i numerosi problemi regolamentari posti dallo sviluppo e dalla diffusione dei consumer communications services, passando in rassegna le possibili opzioni regolatorie in ambito europeo e nazionale, evidenziandone rischi e opportunità”, si legge in un comunicato di Agcom. Una delle ipotesi è quella di imporre un pedaggio da pagare che dovrebbe essere  “equo, proporzionato, non discriminatorio”. Dunque Whatsapp  Telegram, Messenger e Viber potranno negoziare la ‘tassa’ con le società di Tlc, che però sono chiamate a concordare giusti prezzi.

Un eventuale intervento in questa direzione  di cui già si discute a livello comunitario – certamente contribuirebbe a creare un maggior “level playing file” tra chi costruisce ed innova le reti e chi le utilizza per trasportare i propri servizi a valore aggiunto, i cosiddetti OTT”, ha commentato a Start Magazine Bruno Zambardino dell’Istituto di Competitività. “Ben vengano pertanto regole “future proof” (eque, proporzionate e non discriminatorie) in grado di creare le condizioni più favorevoli alla sottoscrizione di accordi negoziali e collaborazioni tra questi due settori con il fine ultimo di accelerare il processo di digitalizzazione e garantire massima tutela agli utenti. tenendo conto che in Italia deteniamo il record da dipendenza da tali servizi di comunicazione istantanea con ben il il 70% delle persone che utilizza app entro 30 minuti dal risveglio e il 63% nella mezzora prima del sonno”.

Di opinione opposta è Marco Mele, giornalista Sole24ore, secondo il quale un possibile pedaggio Whatsapp “violerebbe le regole della Net neutrality”.

“Sorprende e preoccupa la rediviva tentazione di applicare categorie novecentesche a un settore in continua evoluzione, che ha garantito ai consumatori sempre nuovi servizi, riducendo drasticamente i prezzi. Il problema del finanziamento delle reti esiste, ma tocca agli operatori risolverlo, innovando i propri modelli industriali”, ha commentato a Start Magazine Massimiliano Trovato, dell’Istituto Bruno Leoni.

Pedaggio Whatsapp: ipotesi reale?

Chiariamo. Al momento, come già specificato più volte, la possibilità di far pagare un pedaggio è solo una ipotesi. Lo studio effettuato da Agcom “non impone, né avrebbe potuto imporre data la natura conoscitiva della medesima, alcuna misura specifica in capo agli operatori OTT”.

Quel che è certo, è che se si dovesse decidere un intervento in questa direzione, l’imposizione del pedaggio, da parte di Agcom, non sarà certo facile. Molte app deboli sul nostro mercato potrebbero estinguersi o semplicemente decidere di abbandonare l’Italia. Alcune potrebbero anche mettere il servizio a pagamento.

Anche la Spagna pensa ad un pedaggio Whatsapp

Gli operatori spagnoli di telecomunicazioni guardano con interesse l’ipotesi avanzata da Agcom. Una eventuale tassa per lo sfruttamento dei beni altrui potrebbe contribuire a velocizzare la digitalizzazione, alla diffusione della banda larga e alla manutenzione dell’intero ecosistema digitalizzazioni.

“Gli Ott devono giocare secondo le stesse regole degli operatori tradizionali quando offrono gli stessi servizi, come ad esempio le chiamate su Internet o la messaggistica”, ha detto José Maria Alvarez-Pallete, presidente di Telefónica.

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