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Volano mattoni tra Pd e Italia Viva per Airbnb

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Airbnb

Dibattito nella maggioranza e tra economisti sulla scia di un emendamento Pd su Airbnb che introduce licenze e limiti per l’attività di Airbnb

Airbnb divide la sinistra. Il Pd chiede, con un emendamento, l’introduzione di norme per regolare la nuova modalità di affitto delle case per brevi periodi ai turisti (licenza e limite massimo delle locazioni), ma Italia Viva non è d’accordo e richiama Nicola Zingaretti a ripensarci. Andiamo per gradi.

INTRODUZIONE LICENZA

Partiamo dai fatti. Un emendamento al comma 10 dell’articolo 7 del Milleproroghe chiede l’introduzione, tra le altre cose, di una “licenza comunale” per “consentire l’attività di locazione di breve periodo di alloggi per uso turistico, in qualunque forma sia svolta”. L’amministrazione comunale stabilirà “annualmente il numero di licenze comunali a disposizione e i criteri per la relativa assegnazione”.

LIMITE DURATA LOCAZIONI

Nello stesso emendamento, si chiede di “stabilire un limite di durata delle locazioni in un anno solare, differenziandolo anche in relazione alle esigenze delle zone del territorio amministrato, con specifico riferimento ai centri storici e le aree di interesse culturale e artistico”.

LA FIRMA

L’emendamento è a firma del veneto Nicola Pellicani (Pd) e della calabrese Rosa Maria Di Giorgi (Pd).

SCONTRO IN VISTA CON ITALIA VIVA

Il progetto democrat, però, non piace a Luigi Marattin, vicecapogruppo alla Camera di Italia Viva: “Noi di @ItaliaViva non condividiamo questo emendamento e non lo voteremo. Una migliore regolamentazione non ha nulla a che vedere con maggiore burocrazia, con il blocco del mercato e con il freno ad un’attività che finora ha stimolato turismo e ha portato benefici a tutti”, ha scritto l’economista renziano Marattin via Twitter.

IL POST DI RICCARDO PUGLISI

A dare man forte alla posizione di Marattin è il professore Riccardo Puglisi, economista molto attivo sui social, membro del comitato scientifico di Voce Libera (movimento fondato dall’ex forzista Mara Carfagna) in un post su Twitter: “Emendamento FOLLE contro @airbnb_it: delega ai comuni per 1) fissare numero massimo di giorni in cui appartamento può essere affittato con locazioni brevi 2) predisposizione eventuale di una LICENZA per farlo. Cari @nzingaretti e @dariofrance, che è ‘sta VACCATA?”

IL DIBATTITO

Intorno alla questione è nato un dibattito su Twitter. Il professore bocconiano Carlo Alberto Carnevale Maffè ha scritto in un post, condividendo il tweet di Puglisi: “Fanno prima a requisire case e terreni, e a decidere dove dobbiamo dormire e quando. Con licenza parlando.”

Invoca regole, rispondendo a Carnevale Maffè, il giornalista Giancarlo Loquenzi: “Qualcosa per regolare attività di Airbnb (che ormai non ha più niente a che fare con sharing economy) va fatta come accade a Barcellona o Amsterdam. Per esempio non puoi comprare per affittare subito (x anni) o ci devi vivere anche tu”.

I NUMERI DI AIRBNB IN ITALIA

Ma andiamo ai numeri. La società a stelle e strisce, come riporta l’inchiesta di Ettore Livini per Affari e Finanza di Repubblica, è cresciuta a dismisura in questi anni. Nel 2011, anno di ingresso sul mercato italiano, Airbnb contava 10 mila appartamenti in affitto in tutta la penisola. Oggi ne conta 459 mila. Le case affittate sulla piattaforma hanno ospitati 11,5 milioni di persone nel 2019, per un giro d’affari che vale 2 miliardi di euro, ovvero “il doppio delle prime 10 catene alberghiere”, sottolinea Livini.

POCHE TASSE, AFFITTI IN AUMENTO

E mentre le tasse pagate da chi affitta non corrispondono a quanto dovrebbero, i cittadini locali sono costretti a fare i conti con il costo sempre più alto degli affitti (meno offerta sul mercato): a Milano, il costo degli affitti è aumentato del 10% nell’ultimo biennio, mentre a Firenze è aumentato del 7%.

COME AIRBNB CAMBIA LE CITTA’

Non solo questioni economiche. “La trasformazione strisciante dei centri storici da luoghi di residenza in serbatoi di turismo a basso costo e alto rendimento non può inoltre non avere conseguenze sull’offerta commerciale delle aree urbane aggredite da questo andazzo incontrollato. Se cambia la composizione sociale cambia di riflesso anche la struttura del commercio al minuto. Non è per esempio un caso che a Roma, parallelamente alla crescita del business degli affitti brevi sia diventato irrefrenabile lo sviluppo dei minimarket”,scrive Sergio Rizzo su Affari e Finanza.

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