Grandi novità attendono l’azienda di Sam Altman nel corso del 2026. OpenAi, l’azienda che più di tutte ha rivoluzionato il settore dell’Intelligenza artificiale sembra non voler restare ancorata esclusivamente al mercato dei chatbot e degli agenti Ai, volendo raggiungere sempre più utenti anche attraverso la realizzazione di dispositivi fisici.
FOXCONN REALIZZERÀ IL DEVICE DI OPENAI?
Per la sua discesa in campo nel settore dei device OpenAi si affiderà – pare – a un partner d’eccezione: la taiwanese Foxconn, pietra angolare nella produzione dei dispositivi di Apple e con tanti altri clienti di spicco, da Nintendo a Google.
UNA PENNA INTELLIGENTE?
Resta da capire che forma avrà il device che OpenAi intende realizzare: le vicissitudini di Humane, la startup fondata da due ex Apple arrivata a sfiorare 1 miliardo di dollari (anche Sam Altman ci aveva scommesso) che avrebbe dovuto soppiantare gli smartphone con una “spilla intelligente” insegnano che non è affatto facile inserirsi in un mercato, quello dei dispositivi portatili, che finora ha premiato esclusivamente cellulari e, al più, i tablet o gli smartwatch.
Secondo un tweet di un informatore piuttosto accreditato nell’ambiente, tale Smart Pikachu, la software house di Altman sarebbe al lavoro su di una penna connessa a ChatGpt. E non sarà nemmeno il solo dispositivo che l’azienda ha nella propria pipeline, bensì il primo di tre prodotti fisici che dovrebbero essere lanciati sul mercato tra il 2026 e il 2027.
LA VOCE LA CHIAVE PER EMERGERE RISPETTO ALLA CONCORRENZA?
Al momento coloro che pensano di integrare l’Ai nei device stanno guardando – è il caso anzitutto di Meta – agli occhiali intelligenti. La futuribile penna di OpenAi potrebbe invece consentire al device di dialogare con l’Intelligenza artificiale attraverso la scrittura e altri sensori montati sul dispositivo.
Tuttavia, per The Information Sam Altman avrebbe avviato una profonda riorganizzazione interna per accelerare lo sviluppo di modelli audio più avanzati al fine di sviluppare un nuovo tipo di prodotto fisico pensato fin dall’inizio per essere controllato parlando.
Attualmente, è noto, è proprio la voce il tallone d’Achille dei chatbot, che si rivelano più fallibili quando si dialoga con loro rispetto a quando si impartiscono direttive attraverso prompt scritti. OpenAi potrebbe insomma volersi concentrare nel settore che presenta il maggior numero di praterie vergini poco colonizzate dalla concorrenza.
UNA SFIDA DIRETTA AI DISPOSITIVI APPLE, AMAZON E GOOGLE?
Quando si parla di dispositivi intelligenti che rispondono alle sollecitazioni della nostra voce vengono subito in mente i device per la domotica firmati Amazon, Apple (entrambe in netto ritardo nel settore dell’Ai) e Google. Resta perciò da comprendere se Altman voglia attuare una simile invasione di campo dal momento che si scontrerebbe con colossi hi-tech che da anni presidiano quel mercato.
Non è dato saperlo, ma secondo speculazioni giornalistiche OpenAI avrebbe in programma di presentare un nuovo modello linguistico audio nel primo trimestre del 2026, concepito come tappa intermedia verso un dispositivo hardware completamente basato sull’ascolto e sul parlato. A quel punto la nuova Intelligenza artificiale di OpenAi potrebbe essere integrata in qualsiasi device: una penna, un quadro comandi casalingo connesso ad altri dispositivi (una sorta di tablet domestico insomma) o in prodotti indossabili come spille, smartwatch o smart glasses.





