MediaTek è l’ennesimo campione taiwanese che si pone al centro della discussione globale sulla tecnologia. Con una capitalizzazione di 131 miliardi di dollari, è attualmente la terza azienda per valore nella borsa di Taiwan.
A guidarla, come spesso accade a Taiwan, è un “ragazzino”: il settantacinquenne Rick Tsai, vice presidente e CEO di MediaTek dal giugno 2017. Si è formato prima alla National Taiwan University in fisica, poi, siccome non si riteneva abbastanza bravo rispetto ai suoi colleghi, ha scelto “qualcosa di più pratico”, cioè un dottorato in ingegneria dei materiali alla Cornell University. All’interno di una lunga carriera nella tecnologia, ha lavorato per 25 anni in TSMC, dove ha ricoperto il ruolo di CEO dal 2005 al 2009. Tsai era considerato un potenziale erede di Morris Chang ma ha poi perso il suo favore. MediaTek, un’azienda nota principalmente per chip economici per televisori e smartphone di fascia media, è divenuta per lui un’occasione di rilancio.
Nell’ultimo periodo, la guida di Rick Tsai ha fatto il solito “pivot” verso l’intelligenza artificiale che impegna le aziende taiwanesi, anche grazie alla conoscenza personale con Jensen Huang dal 1996.
Per capire il ruolo attuale di MediaTek e le sue prospettive, si può partire da una notizia degli ultimi giorni, secondo cui OpenAI avrebbe ingaggiato Qualcomm e proprio MediaTek come partner nella progettazione di un chip dedicato a un ipotetico nuovo smartphone, con la società cinese Luxshare (storico fornitore di Apple) nel ruolo di co-designer e produttore esclusivo e la produzione di massa prevista per il 2028. Vedremo se la notizia sarà confermata o ridimensionata, ma attraverso queste operazioni MediaTek si proietta in una dimensione dove non è più solo un’alternativa economica a Qualcomm per aziende cinesi come Xiaomi e Vivo. Mentre Rick Tsai si prepara a tenere un keynote nella prossima edizione di Computex a Taipei, Mediatek si vuole presentare come un altro dei nodi indispensabili nella filiera dell’intelligenza artificiale — dall’edge al cloud, dai supercomputer personali di NVIDIA ai data center.
Mentre nel segmento dei dispositivi mobili le partnership con i produttori di smartphone cinesi hanno un ruolo tuttora molto importante per MediaTek, Rick Tsai considera ormai l’intelligenza artificiale un megatrend che non si fermerà a breve.
La prima prova significativa della nuova MediaTek si colloca nel nome in codice Zebrafish. Al Google Cloud Next 2026, a fine aprile, Google ha svelato la sua ottava generazione di Tensor Processing Unit, scindendo le soluzioni di addestramento da quelle di inferenza. Il TPU 8t, nome in codice Sunfish, viene progettato da Broadcom ed è ottimizzato per l’addestramento di modelli su larga scala; il TPU 8i, nome in codice Zebrafish, viene progettato invece proprio da MediaTek ed è ottimizzato per l’inferenza, con un costo stimato del 20-30% inferiore rispetto alla variante dell’addestramento. Entrambi saranno fabbricati da TSMC, con una disponibilità prevista per la fine del 2027.
Nel 2026, Google copre la maggioranza delle proprie infrastrutture di intelligenza artificiale con chip customizzati — più di tutti gli altri Cloud Service Provider, anche per effetto di un investimento di lungo termine, dato che siamo arrivati all’ottava generazione di TPU. Il mercato dei server basati sui chip customizzati è stimato in forte crescita, perché tutte le aziende cercano di ridurre con le loro soluzioni proprietarie il potere di mercato di NVIDIA, derivante dal suo primato e dal ruolo di capo-filiera. Con questa mossa, Google introduce anche un’evidente competizione tra i suoi partner del design: Broadcom progetta il chip di training, MediaTek progetta il chip di inferenza, e Google aumenta la propria leva negoziale. Ed anche in questo sviluppo della filiera dell’intelligenza artificiale, i taiwanesi giocano un ruolo di primo piano.






