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Non solo Oto Melara, tutte le staffilate di Draghi

Difesa

Cosa ha detto Draghi a proposito della Difesa comune europea durante la conferenza stampa al termine del Consiglio europeo a Bruxelles

 

Draghi lancia un messaggio forte e chiaro per la Difesa europea.

“C’è ormai la consapevolezza che noi spendiamo per la difesa più di tre volte di quanto spende la Russia”, ha detto il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nella conferenza stampa al termine del Consiglio europeo che si è svolto ieri e l’altro ieri a Bruxelles.

“Noi importiamo armi dal resto del mondo per una percentuale pari al 60% di tutte le nostre armi. Sono decisioni dovute a questioni tecnologiche, ma non siamo un continente indietro su questo fronte. Bisogna quindi coordinare questo tipo di importazioni”, ha evidenziato il presidente del Consiglio.

“Abbiamo tantissimi eserciti, schemi militari che però non sono interoperabili. Elicotteri di un tipo che non vanno bene per un altro Paese, strumenti non scambiabili ed è un problema anche per la manutenzione”, ha aggiunto Draghi. Secondo il premier “ogni Paese inoltre ha dei criteri per l’import-export” e per questo motivo “mi auguro che anche noi si agisca secondo una clausola di reciprocità”.

“Per la prima volta – per giunta all’indomani dalla decisione Ue di avviare acquisti militari congiunti – qualcuno a Roma ha parlato a nuora perché suocera intenda”, ha così commentato La Verità le parole di Draghi. “Né Fincantieri né Leonardo hanno problemi di reciprocità con gli Usa. Il messaggio di Draghi è chiaramente il mandato a Profumo e l’input per evitare che i francesi scavalchino il principio di reciprocità”, rimarca il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro.

Tutti i dettagli.

LA RICETTA DI DRAGHI PER LA DIFESA EUROPEA

Non è la prima volta che il presidente del Consiglio italiano richiama l’attenzione di Bruxelles su un maggiore coordinamento degli sforzi per la difesa europea.

“La nostra spesa in sicurezza è circa tre volte quella della Russia, ma si divide in 146 sistemi di difesa. Gli Stati Uniti ne hanno solo 34. È una distribuzione di risorse profondamente inefficiente, che ostacola la costruzione di una vera difesa europea” aveva detto Draghi in occasione del suo intervento al Parlamento europeo lo scorso 3 maggio.

“È una distribuzione di risorse profondamente inefficiente, che ostacola la costruzione di una vera difesa europea. L’autonomia strategica nella difesa passa prima di tutto attraverso una maggiore efficienza della spesa militare in Europa” aveva sottolineato il presidente del Consiglio.

L’IMPORTANZA DELLA RECIPROCITÀ NELL’EXPORT MILITARE

E sulla razionalizzazione della spesa militare Draghi è tornato anche ieri al termine del Consiglio europeo.

“Se uno compra armi dagli Usa è perché certe armi non si fanno in altre parti del mondo. La direzione di questi flussi è dettata da considerazioni tecnologiche, considerazioni strategiche, rapporti diplomatici, collocazione delle alleanze, ci sono tante considerazioni”, ha detto Draghi. Ma “se un nostro fornitore impedisce alle esportazioni di un altro paese europeo di entrare, beh allora l’Unione europea dovrebbe considerare di non importare da quel Paese”.

Secondo Draghi “bisogna un po’ evolversi da questo tipo di mentalità a una un po’ più controllata e coordinata e forse, nei limiti possibili, trasparente”.

LA QUESTIONE OTO MELARA E CARRO ARMATO?

Quando l’Ue avvia la spesa comune per la Difesa, il presidente del Consiglio invoca quindi la reciprocità sulle armi.

Secondo La Verità si è trattato da parte di Draghi di un “chiaro mandato a resistere a Parigi” per Alessandro Profumo, ad del colosso italiano di aerospazio e difesa Leonardo.

“In ballo nelle prossime settimane c’è la partenza del progetto del carro armato Ue. L’indicazione è attenti a conferire all’estero Oto melara senza una adeguata partecipazione con l’elettronica per la difesa. Ma lo stesso discorso vale per corvette Ue o, speriamo, sul futuro del Tempest. C’è da augurarsi che Fincantieri e Leonardo mettano a frutto Orizzonte sistemi navali e lavorino assieme per ricacciare in gola a Macron lo sgarbo su Stx”, ha rimarcato Claudio Antonelli del quotidiano La Verità.

LA STOCCATA AI GENERALI

Infine, Draghi ha lanciato una piccola frecciatina ai vertici delle Difese per arrivare a una Difesa comune europea

Soprattutto nel campo dell’import di armi, “l’impressione è che l’indirizzo della scelta delle armi, di cosa comprare e dove comprare sia tutta nazionale”. Ed “è una prerogativa gelosamente custodita dai generali, quindi facciano uno sforzo per parlarsi di più e capiscano che sono tutti soldi nostri”, ha concluso Draghi.

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