Innovazione

Nokia e 5G: i rumors su Ericsson, il tifo di Trump e le ombre Ue

di

Nokia

Fatti, rumors e scenari su Nokia che nel frattempo ha annunciato il cambio del vertice

Nokia ed Ericsson, i due colossi tecnologici d’Europa, potrebbero unire le forze per far fronte unico contro la cinese Huawei. Sarebbe Nokia, in realtà, che starebbe valutando cessioni di asset o addirittura una fusione con la multinazionale svedese.

La scelta potrebbe piacere a Trump, che però preferirebbe che un’azienda americana acquistasse una delle due aziende europee (cosa che avrebbe ottenuto anche la benedizione di della commissaria Ue al digitale e all’Antitrust Margrethe Vestager), in modo da avere in casa l’anti-Huawei nel 5G. E intanto, l’amministratore delegato di Nokia abbandona il timone.

Andiamo per gradi.

NOKIA-ERICSSON: POSSIBILE FUSIONE?

Secondo indiscrezioni di Bloomberg, Nokia Oyj, la società finlandese di apparecchiature per le telecomunicazioni, sta valutando la vendita di alcune attività e la possibilità di fondersi con qualcuno. L’azienda potrebbe fondersi con la svedese Ericsson AB, creando così un colosso europeo per competere più efficacemente con la cinese Huawei Technologies Co, aggiunge il quotidiano finanziario.

L’AIRBUS DEL 5G?

Un’ipotesi come questa ricorderebbe senza dubbio quanto avvenuto negli anni ’60 e ’70 con la nascita di Airbus e l’unione delle forze di Francia e Germania contro la statunitense Boeing. Ora, però, lo sfidante sarebbe cinese: Huawei.

COME CAMBIEREBBE IL MERCATO

E i numeri di mercato potrebbero anche benedire questa unione. La fusione darebbe alle due aziende europee il controllo di quasi la metà del mercato da 40 miliardi di dollari per apparecchiature wireless.

La combinazione, aggiunge Bloomberg, renderebbe più semplice ai due colossi competere con Huawei sul fronte prezzo, per esempio (la apparecchiature cinesi sono più economiche).

SERVE L’OK DELL’UE

Forse, però, la fusione delle due società creerebbe tanti problemi quanti ne risolverebbe. Uno su tutti: la fusione ha bisogno di essere approvata dell’Antitrus europeo, per il cui ok potrebbero volerci mesi, a tutto vantaggio di Pechino e di Huawei che, in attesa del pronunciamento del commissario alla Concorrenza, Margrethe Vestager, avrebbe tempo per continuare a lavorare alla corsa del 5G.

TRUMP CONTENTO?

E se è vero che con a fusione di Nokia ed Ericsson si creerebbe un’azienda capace di fronteggiare Huawei per il 5G, per la felicità di Donald Trump, è anche vero che l’inquilino della casa Bianca preferirebbe che fosse un’azienda americana ad acquisire Nokia o Ericsson, come aveva proposto il Procuratore generale degli Stati Uniti William Barr, proponendo anche incentivi statali per chi decidesse di lanciarsi in questa avventura.

L’OPZIONE CISCO

E allora l’acquirente alternativo potrebbe essere Cisco Systems Inc (che però non gioverebbe a livello economico del matrimonio finanziario).

GOVERNO AMERICANO IN GIOCO

Nei giorni scorsi si pensava anche ad una possibile entrata in partita del Governo Americano come acquirente di Nokia o Ericsson. Ipotesi che sembra poter andare bene anche alla commissaria Ue al digitale e all’Antitrust Margrethe Vestager, che dopo la proposta di Barr, aveva detto che non sarebbe arrivato alcun freno all’acquisizione di quote di maggioranza di Nokia ed Ericsson da parte del governo americano, purché non vi siano rischi di sicurezza.

L’AD DI NOKIA LASCIA IL TIMONE

Intanto, Nokia cambia capitano. Rajeev Suri, che guida Nokia dal 2014, si dimetterà alla fine di agosto. Al suo posto il cda ha nominato come presidente e Ceo Pekka Lundmark, attualmente presidente e Ceo di Fortum, una delle principali società energetiche con sede in Finlandia.

LA CRISI DELLA FINLANDESE

C’è da dire che Nokia non naviga in ottime acque: le azioni della società sono scese del 25% da ottobre, dopo che l’azienda ha tagliato le sue prospettive ci crescita (in parte a causa della mancata integrazione effettiva della sua ultima acquisizione da 18 miliardi di dollari di Alcatel-Lucent SA).

A gennaio la finlandese ha anche annunciato che taglierà 180 posti di lavoro in Finlandia, riducendo i costi operativi per 500 milioni di euro entro fine anno.

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