Innovazione

Netflix spende e spande (ma occhio alla cassa)

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Dal 2011 Netflix ha bruciato 13 miliardi di dollari. Per coprire i costi il servizio di streaming avrebbe bisogno di aumentare prezzi e abbonati. L’articolo di Claudio Plazzotta del quotidiano Italia Oggi

Netflix ha bruciato 13 miliardi di dollari di cassa dal 2011 a oggi. Significa che in questo periodo le uscite sono state superiori alle entrate di 13 miliardi di dollari. Un problema più volte segnalato sulle pagine di ItaliaOggi, e che ora viene denunciato con forza pure dalla edizione americana di Forbes. Secondo cui gli investitori si sarebbero a questo punto stancati delle promesse del fondatore Reed Hastings e avrebbero iniziato a liberarsi del titolo.

PERCHE’ LE AZIONI SONO CROLLATE

D’altronde le azioni della piattaforma di video streaming a pagamento, tra luglio e dicembre 2018, hanno perso il 36%. E pure dopo l’ultima presentazione dei conti, a metà gennaio, i titoli sono scesi immediatamente del 4%, poiché la crescita di abbonati, pur arrivati a quota 146,6 milioni in tutto il mondo, non sembra più in grado di sostenere l’enorme incremento dei costi, con quasi 10 miliardi di dollari investiti ogni anno nella produzione di contenuti nuovi.

CHE COSA DICE FORBES

Secondo le analisi di Forbes, Netflix avrebbe bisogno di 500 milioni di abbonati a un costo abbonamento di 20 dollari al mese per poter stare ragionevolmente in piedi e a questi livelli di valutazione borsistica.

TARGET IRRAGGIUNGIBILI?

Ed è ovvio che questi sono target irraggiungibili. Perciò gli investitori danno un chiaro segnale a Netflix: non vogliono più finanziare le grosse perdite di cassa, e pretendono che il gruppo mostri al mercato la sua capacità di rendere veramente profittevole il suo business.

CHI FINANZIA NETFLIX

Anche chi sta finanziando il debito di Netflix si mostra sempre più pessimista: sin dal 2015 i bond della società hanno un rating «spazzatura», e dal 2017 a oggi il costo del debito per Netflix è salito di 275 punti base. Ora le obbligazioni Netflix pagano interessi piuttosto alti, pari al 6,375%.

IL PUNTO CRITICO DI NETFLIX

Il punto critico di Netflix è proprio che la crescita di abbonamenti, finora, non ha generato una crescita di ricavi sufficiente a coprire l’incremento dei costi: dal 2011 a oggi i ricavi di Netflix sono cresciuti di 12,6 miliardi di dollari, cifra apparentemente molto grande. Ma pari a meno della metà delll’aumento di costi nello stesso periodo. Tanto che la differenza tra i due valori porta, appunto, ai 13 miliardi di dollari di cassa bruciati.

IL BUSINESS MODEL

Il business model di Netflix, spiegano gli analisti, a questo punto può funzionare solo se da qui in poi la crescita dei ricavi da abbonamenti è superiore o almeno pari all’aumento dei costi. Ma non ci sono segnali che questo possa accadere. E se non è accaduto finora, pare sempre meno probabile possa succedere in futuro: infatti, mentre per molti anni Netflix è stato un quasi monopolista nel mercato del video streaming a pagamento, ora la competizione è massima.

I CONCORRENTI DI NETFLIX

Tanto per dire, ci sono i servizi Facebook live, YouTube, Twitch, Fortnite (che è un videogioco ma lo stesso Hastings ritiene un competitor), The Roku channel, Freedive (di Amazon), Crackle (di Sony), tutti gratis, e poi Cbs all access (6 dollari al mese), Hulu (6 dollari), Startz (9 dollari), Amazon prime video (10 dollari), Apple (10), Showtime (11 dollari al mese), appunto Netflix (13), e pure Hbo Now (15), Sling tv (25), DirecTv Now (40), YouTube tv (40), Hulu live (45), PlayStation Vue (45).

COME REAGIRANNO I COLOSSI

Tra il 2019 e il 2020, inoltre, i colossi Apple, Disney, Warner media e Nbc Universal lanceranno le loro piattaforme di video on demand a pagamento, riappropriandosi di molti dei contenuti finora ceduti a Netflix.

LO SCENARIO PER NETFLIX

A questo punto a Netflix non resta che aumentare ulteriormente il prezzo degli abbonamenti, come già fatto a inizio 2019: questo, però, da un lato consente ad alcuni competitor di rafforzarsi, aumentando i prezzi a loro volta, e dall’altro offre a certi concorrenti la possibilità di sottrarre abbonamenti a Netflix giocando proprio su prezzi più bassi (lo sta facendo, per esempio, Hulu, che nel 2018 ha avuto un tasso di crescita abbonati molto più alto di Netflix e ha allora deciso di ridurre i prezzi del 25% a 6 dollari al mese).

IL DILEMMA DI NETFLIX

Insomma, il dilemma Netflix non sembra di facile soluzione. E mentre Netflix bruciava 13 miliardi di dollari di cassa, dal 2011 il gruppo Disney ne generava, invece, 41 miliardi. Per dire.

 

Articolo pubblicato su ItaliaOggi

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