Innovazione

Mozambico. Come si fa educazione sanitaria attraverso il Teatro

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Mozambico

Il Mozambico potrebbe diventare presto un nuovo eldorado. Il paese, un vero e proprio paradiso della biodiversità, ricco di materie prime, è ai primi posti al mondo per le riserve di gas naturale, oltre che di petrolio.

Nonostante queste potenzialità, il Mozambico deve affrontare e risolvere alcune carenze, anche gravi. Nelle infrastrutture, nella qualità della vita dei propri cittadini nell’assistenza sanitaria.

Una nazione giovane (l’indipendenza dal Portogallo è datata 1975), con una economia che si avvia a diventare florida ma ancora bisognosa di molti interventi sembra essere il laboratorio perfetto per la social innovation. Non si deve infatti intervenire su condizioni già stratificate e difficili da modificare, in alcuni casi si può costruire da zero.

L’assistenza sanitaria del Mozambico è l’esempio di un settore nel quale la social innovation può fare la differenza. Ad esempio mettendo insieme attori diversi.

Una delle sperimentazioni più interessanti in questo campo parla italiano, si tratta di una iniziativa incentrata sulla educazione sanitaria che vede insieme Eni Foundation, l’attore teatrale Jacopo Fo e la OMG Cuamm.

Il colosso dell’Oil&Gas italiano, che da tempo opera in Mozambico, ha investito molto nel rapporto con quel territorio, cercando di rispondere ad esigenze di base rappresentate dallo stesso. Salute ed assistenza sanitaria in primis.

L’iniziative si chiama “Il Teatro fa bene”, destinatario è il distretto di Palma, provincia di Cabo Delgrado. Siamo all’estremo nord del Mozambico, una delle zone più impervie, meno popolate e da sempre la più disagiata dal punto di vista sanitario (Eni a Palma ha già costruito un ospedale, in passato).

La mortalità infantile in questa zona del Mozambico è di circa il 24% superiore alla media del paese (dati Who e Ine 2011) volte più alta che nel resto del paese. Come intervenire in una situazione del genere? Con una campagna di informazione e sensibilizzazione sui temi sanitari di base, avendo come target mamme e bambini.

Facendolo con un approccio nuovo, scegliendo un linguaggio per sua natura più affine alla tradizione Africana: il teatro. Niente opuscoli o volantini quindi, ma una vera e propria compagnia teatrale di attori non professionisti, provenienti dal territorio, che sappiano trasmettere messaggi che posso cambiare la vita alle persone.

Per 25 giorni, nel corso di 2 stage, un team italiano di attori, videomaker e sceneggiatori, coordinati da Jacopo Fò, collaborerà con sette attori amatoriali africani, fornendo ogni tipo di supporto per permettere loro di realizzare al meglio uno spettacolo che andrà in tournee nei villaggi del distretto di Palma, raggiungendo un pubblico di circa 25.000 persone. A questa iniziativa, che rappresenta anche una interessante mediazione tra linguaggi (da una parte quello medico e scientifico, dall’altra quello teatrale) collaborano anche i Medicia della Ong Cuamm, che partecipano alla stesura della sceneggiatura.

Il fine ultimo del tour teatrale è infatti questo: costruire una coscienza sanitaria, soprattutto presso le mamme. Ed entrare in contatto con 25.000 persone in un territorio che ne ospita 60.000, delle quali circa la metà residenti nella città di Palma, significa avere un impatto effettivo ed immediato.

Quello proposta da “Il Teatro fa bene” è un modello nuovo e replicabile. Nuovo per il linguaggio scelto (il teatro fatto da attori non professionisti), per lo scopo che attraverso questo linguaggio si vuole raggiungere (l’educazione sanitaria), e per la compagine che intorno al progetto si è riunita: un grande operatore privato come Eni, una ONG ed una compagnia teatrale italiana.

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