Uno dei principali obiettivi di politica interna di Donald Trump è l’abbassamento del costo della vita per gli americani. In quest’ottica, di recente ha ordinato l’acquisto di obbligazioni ipotecarie per un valore di 200 miliardi di dollari in modo da favorire la riduzione dei tassi dei mutui, mentre a dicembre aveva annunciato un “dividendo guerriero” da 1776 dollari per i membri delle forze armate. Lunedì scorso, invece, ha voluto rassicurare i cittadini che la diffusione dei data center – strutture fondamentali per il progresso dell’intelligenza artificiale, ma estremamente energivore – non causerà un aumento delle bollette dell’elettricità.
TRUMP SCONFESSA SÉ STESSO?
“Non voglio che gli americani paghino bollette elettriche più elevate a causa dei data center“, ha scritto Trump su Truth, il suo social network. “Pertanto, la mia amministrazione sta lavorando con le principali società tecnologiche americane per garantire il loro impegno nei confronti del popolo americano, e nelle prossime settimane avremo molto da annunciare”.
Eppure, era stato lo stesso Trump a promuovere la realizzazione di centri dati per l’intelligenza artificiale. Nello Ai Action Plan dello scorso luglio, infatti, si parlava proprio di velocizzare l’entrata in funzione dei data center attraverso l’allentamento delle normative ambientali, la semplificazione dei processi autorizzativi e la concessione di terreni federali. La sua amministrazione si è anche mossa per agevolare le compagnie tecnologiche nell’accesso all’elettricità.
LE LODI A MICROSOFT
Il presidente si è congratulato con Microsoft per i suoi sforzi di contenimento dei costi energetici, facendo intendere che anche altre aziende adotteranno misure simili. Microsoft, ha spiegato, “a partire da questa settimana apporterà importanti modifiche per garantire che gli americani non debbano ‘pagare il conto’ del consumo energetico [dei data center, ndr] sotto forma di bollette più alte”.
L’INIZIATIVA COMMUNITY-FIRST AI INFRASTRUCTURE
Martedì il vicepresidente di Microsoft Brad Smith (nella foto) ha annunciato il lancio di una nuova iniziata, chiamata Community-First Ai Infrastructure, articolata in cinque punti. L’azienda, cioè, si impegnerà:
- a garantire che i propri data center non causino un aumento dei prezzi dell’elettricità per le comunità in cui sono inseriti;
- a contenere i consumi di acqua;
- a creare posti di lavoro locali;
- ad aumentare la base imponibile per gli ospedali, le scuole, i parchi e le biblioteche;
- a investire nella formazione sull’intelligenza artificiale per riqualificare la forza-lavoro.
Quanto al primo punto, Microsoft ha spiegato di voler chiedere alle utility e alle autorità pubbliche di stabilire delle tariffe sufficientemente elevate da coprire i costi dell’elettricità per i suoi data center: “ciò include”, viene precisato, “i costi di aggiunta e utilizzo delle infrastrutture elettriche necessarie per i data center che costruiamo, possediamo e gestiamo”.
NEGLI STATI UNITI CRESCONO I PREZZI DELL’ELETTRICITÀ
Come riportato da Cnbc, ad agosto le società elettriche americane hanno applicato agli utenti un aumento del 6 per cento dei prezzi dell’energia rispetto all’anno precedente, anche negli stati ad alta concentrazione di data center. Secondo Climate Power, nel 2025 le bollette dell’elettricità per gli utenti domestici sono cresciute del 13 per cento a livello nazionale.
Intanto, le grandi compagnie tecnologiche – le cosiddette Big Tech – hanno bisogno di energia. “Se non riusciamo a generare più elettricità, ciò potrebbe compromettere la capacità dell’intelligenza artificiale di crescere più rapidamente”, ha dichiarato recentemente Urvi Parekh, a capo della divisione Global Energy di Meta. Secondo Smith di Microsoft, “gli Stati Uniti manterranno il loro ruolo di leadership nel campo dell’intelligenza artificiale solo se le infrastrutture dedicate potranno attingere a una fornitura di elettricità in rapida crescita”.
IL QUADRO GENERALE
Stando al dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, la quota dei centri dati nei consumi elettrici arriverà al 12 per cento entro il 2028; per l’Agenzia internazionale dell’energia, invece, nel paese la domanda di elettricità dei data center è destinata ad aumentare di oltre tre volte entro il 2035, passando dagli attuali 200 terawattora annui a circa 640 TWh.
Ma la pressione sulla rete non arriva solo dai centri dati: a spingere in alto i consumi è anche la crescente elettrificazione dei processi industriali. Il problema è che una grossa parte delle infrastrutture di trasmissione è obsoleta – spesso ha più di quarant’anni di vita – e la realizzazione di nuove linee richiede in media tra i sette e i dieci anni: questo ritardo infrastrutturale rallenta l’allaccio alla rete di nuova capacità di generazione e finisce per ripercuotersi sui prezzi delle bollette.




